Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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venerdì, 10 luglio 2009

ENCICLICHE E PASSIONI UMANE

 

                                           

Sul fenomeno della globalizzazione, il Papa Benedetto XVI , ha firmato la sua terza enciclica “Caritas in Veritate”.

Le encicliche sociali, e per citarne qualcuna a cui quest’ultima si potrebbe collegare, quali le pregresse “Populorum Progressio” di Paolo VI, “Sollecitudo Rei Socialis, “Laborem Exercens”, sostengono che al mondo occorrono nuove regole per dare importanza alla solidarietà tra gli uomini insieme con una crescita sicuramente materiale, ma soprattutto spirituale. La “Caritas in Veritate”, pur non essendo un’enciclica anti-capitalista, esorta “Le Autorità politiche mondiali” a fare scelte idonee, con regole cogenti, onde evitare eccessivi privilegi, enormi rendite che producono le conseguenze della mancata crescita e della ingiusta inflazione per non aggravare maggiormente le categorie di persone che non hanno voce in capitolo e non sono protette.  

Di ogni enciclica, però, noi italiani, popolo di santi, di navigatori ma anche di truffatori, non ne abbiamo fatto appieno buon uso, anzi, oggi, sul “trionfo del mercato mondiale”, ci lasciamo sopraffare da un “pensiero unico” secondo cui è  il mercato che comanda e spiega ogni evento. Accanto a ciò, tanti comportamenti individuali che, in ogni momento, pongono in atto odio, paura, risentimento, invidia, ambizione che aggravano i nostri umani rapporti; una logica del dominio del capitale, perciò, iscritta nel rapporto sociale ridotto a merce che sembra escludere ogni possibilità di vero sviluppo e di ritorno all’umano.

Sotto questi aspetti è illusorio vedere, senza una “distruzione creatrice “ per rifarsi a Schumpeter, la possibilità di un vero sviluppo. Sembra difficile per ora pensare ad un modo di fare “Politica” che possa sostituire la categoria dell’utile economico e del potere a quella della “caritas” e del mutuo aiuto. Una sostituzione che sarebbe una forzatura nell’ordine delle attuali situazioni e che potrebbe dar luogo a pericolosi fraintendimenti.

Dire che un Partito deve concorrere con gli altri per riuscire a “piazzare” il proprio prodotto, quindi la propria politica sul mercato elettorale, in fondo significa che quel partito deve comunque trovare il modo di soddisfare la domanda del suo elettorato a costi comparativamente minori. Del resto la parziale azione politica, più che giudiziaria, di Mani pulite che ha lasciato in sospeso tanti problemi, ha eliminato il baratro della questione morale che si è allargato sempre di più tra l’indifferenza generale con la propagazione attuale di offerte subdole per allettanti feste, piacere della bella vita, mondanità, donne a pagamento e viaggi lussuosi con fini nascosti, sicuramente illeciti, e con l’ampliamento anche verso chi si è servito di tali fatti per farne lotta politica ma per diventarne subito dopo vittima? Ora, ritengo, dobbiamo fare appello ai  nostri strumenti intellettuali ed avere molto coraggio per l’interpretazione individuale e collettiva - e quindi responsabile – delle tensioni, dei pericoli e delle prospettive in atto.

E’ pur vero che Don Abbondio, di manzoniana memoria, sosteneva che il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Bisogna però cominciare, per necessità e per legittima difesa, ad averne di più. Se è vero che l’essere “furbo” a volte diventa un vanto e che la furbizia si mette al servizio della frode che è fenomeno sempre più dilagante, non ci si pone più il problema del giusto e dell’ingiusto, del vero e del falso, dell’onesto e del disonesto; l’onesto, il vero, il giusto non sono più valori per i quali valga la pena spendersi e sacrificarsi e l’assuefazione ai furti, ai delitti, alle tangenti è tale che non ci sorprende più di tanto. In conclusione vorrei tanto sperare che la contraddizione del capitale possa “fondere”, proprio nel suo nocciolo, non per una crisi del capitale ma per una tendenza ad una variegata incalcolabile rivoluzione culturale e sociale.

 

giovedì, 09 luglio 2009

Via libera al ddl sviluppo:sì al rilancio del nucleare

Corriere della Sera.it
ROMA - Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo sviluppo, che prevede tra l'altro il rilancio del nucleare civile in Italia. L'opposizione, pur avendo annunciato il voto contrario, non ha partecipato al voto nel tentativo di far mancare il numero legale. Il provvedimento ha ottenuto 154 voti favorevoli e un contrario. Un senatore si è astenuto. LE MISURE - Il ddl sviluppo, Leggi ancora...
postato da: giusepperesta alle ore 18:09 | link | commenti
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lunedì, 06 luglio 2009

CURIOSITA' DELL'ALTRO SECOLO

FERNANDO MAGLIO  mi ha trasmesso una nota significativa su “curiosità della metà del secolo scorso “ – che, dopo averla gradita, pubblico con un mio modesto e laconico commento -  riguardante una delibera sul servizio notturno delle farmacie del tempo.

Si pone in risalto un plebiscito popolare e democratico che vince sulla “ratio” della Legge.

La domanda che mi pongo è: come allora si esercita il potere e quanto il potere è esercitato?

Una cosa è certa: tutti i problemi politici sono problemi istituzionali, problemi di struttura legale ma anche di persone ove il progresso verso una maggiore uguaglianza può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere.

Giuseppe  D’Oria

 

CURIOSITA’ DELL’ALTRO SECOLO

 

- Il plebiscito designa la farmacia notturna.

“Il pensiero del Consiglio Comunale, che è l’autentica espressione della maggioranza del Popolo Galateo, è stato chiaramente espresso nelle delibere Consiliari  18 luglio 1950 n. 56 e 22.9.1950 n. 65, alle quali mi riporto, rimanendo in attesa del preannunziato provvedimento che codesta Prefettura emanerà in proposito.

Intanto, mentre si prende atto della nota telegrafica n. 9078 Sanità con cui codesta Prefettura fissa il turno delle Farmacie, desidero far presente all’E.V. quanto appresso:

1) La delibera di Giunta Comunale 9.12.1949 n. 320, divenuta esecutiva, fu adottata con l’intervento degli assessori dissidenti.

2) Il Sindaco, come rilevasi dalla Delibera Consiliare 18 luglio 1950 n. 56 ebbe a richiamare il Consiglio sulle decisioni adottate, pronunziando le seguenti parole, “ a questo punto il Sindaco fa presente al Consiglio che il servizio farmaceutico notturno, quando è istituito deve essere a turno da tutti i farmacisti. L’Amministrazione, in tanto, può affidarlo ad un unico farmacista, in quanto, gli altri abbiano chiesto di essere esonerati. Se  tutti i farmacisti si obbligano di farlo attenendosi alle norme di legge in vigore ed assicurando per tutte le 24 ore, la presenza in farmacia di apposito farmacista, egli (Sindaco ndr) ritiene,  a suo parere, che il Comune  non possa affidare, sempre alla stessa farmacia, il servizio farmaceutico notturno. Alle osservazioni del Sindaco si oppongono tutti i Consiglieri ai quali si aggiungono i numerosi cittadini presenti nell’aula, che, avendo seguito con vivo interesse la discussione, chiedono che il servizio in oggetto sia assolutamente affidato ad unico farmacista, ragione per cui il Consiglio conferma ancora all’unanimità le sue decisioni contenute nelle lettere A), B) C) ed E) della presente delibera”. Le motivazioni del Sindaco pro tempore.

(Cristo o Barabba? Il plebiscito contro la ragione della Legge. Ndr).

 

Eravamo  a meta luglio 1950. Sembra lontano dalle prassi politiche ed amministrative?

Fernando Maglio

 

 

sabato, 04 luglio 2009

REALTA’ DEL MERCATO GLOBALE

 

Più volte su alcune pagine di questo blog ho analizzato il problema della fragilità del funzionamento di un mercato globale con regole non uniformi e con l’incapacità, sinora dimostrata dai “sette”, dagli "otto" e dai “venti grandi”, di ottenere risultati nel compito di rafforzare, con continuità, un’azione di adeguamento alle necessità impellenti degli umani bisogni. Anzi l’ennesimo vertice del G8 che si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio ha già in sè, da ora, riserve di rinvio dei tanti problemi da sviluppare al prossimo vertice del G20 di Pittsburgh, a settembre.

Così pensavo ed esprimevo il 18 luglio 2008:

“Si ha l’impressione, al contrario, che “il  de jure publico condendo” vada parallelamente realizzandosi in progressivi tornaconti economici, tracciati sul sistema finanziario, nello sviluppo della “ de re oeconomica condenda”, ove, a torto o a ragione, si vogliono ampliare le proprie economie, per non dover soccombere. Ciò spesso comporta una perenne discussione, senza mai addivenire ad uno status di fatto, perpetuando inevitabilmente un periodo di incertezze e di rinvii. E così ancora ragionavo il 3 aprile 2009:

“L’economia mondiale, i Governi dei vari Paesi e gli operatori economici, a fronte della nuova realtà, necessitano di regole adeguate, di istituzioni in grado di sovrintendere al loro rispetto, di strategie adatte a fronteggiare le sfide e a cogliere opportunità. I processi di globalizzazione delle attività economiche rappresentano certamente uno dei fenomeni più importanti dell’economia mondiale che comportano sfide e opportunità molto complesse per gli operatori e per i Governi dei vari Paesi, al punto che le loro strategie sono sempre più condizionate da tali realtà in atto”…. “Infatti ciò che non si riesce a decidere sono nuove regole in risposta alle emergenze in atto, un monitoraggio con la capacità ed un ruolo propositivo di far rispettare le decisioni o gli indirizzi statuiti”.  

Ora a me sembra che, per usare la metafora di Henry George (1839-1897), potremmo comparare la società nazionale, europea e mondiale ad una barca. “L’avanzare di questa barca non dipende da quante energie spende l’equipaggio. Dipende dagli sforzi riservati a farla avanzare nel mare. Questi sforzi saranno diminuiti dall’energia spesa a litigare fra loro, o nello spingere in direzioni differenti”. Fattori determinanti della crescita non sono soltanto l’imprenditorialità, né la cornice istituzionale propizia alle innovazioni, né soltanto il ruolo del credito e della finanza, ma le carenze dei modelli di crescita che vanno ricercate proprio in tutto ciò che quei modelli non contengono né prevedono. Partiamo sempre in ritardo e chi parte in ritardo, in qualunque gara, parte svantaggiato; inoltre non siamo in grado nemmeno di godere di alcuni vantaggi che si possono ottenere nell’inseguire modelli di sviluppo di Paesi più avanzati. E noi, in particolare, che partiamo sulla strada dello sviluppo con un Pil per abitante nettamente inferiore a quello dei paesi più avanzati, con un debito pubblico che avanza vertiginosamente, avremo in più enormi difficoltà nel processo di recupero. Buon lavoro, allora, ai grandi della Terra, i cui “incontri”, si spera, non dovranno rappresentare solo una ulteriore immagine esteriore da farci entusiasmare, ma  progetti e regole tesi a fare progressi per una idonea strategia comune.

 

 

 

martedì, 30 giugno 2009

AIUTO A LINEA AMICA

Ho tentato anche oggi di inviare un messaggio ad un qualche componente la Pubblica Amministrazione di questa Città del seguente tenore: " Ma non sarebbe opportuno sforzarsi di trovare un sito di deposito provvisorio per alcuni rifiuti invece che lasciarli per il centro o per le vie?"

Come avviene da tempo non riesci a trovare il modo per inserirti con il linguaggio “informatichese"  in questa città "poco cablata”. Ho deciso, come sfogo, di chiedere aiuto a linea amica inviando il seguente messaggio. Sarà forse la volta buona?

 

Da: noreply@lineaamica.it

Data: 30/06/2009 17.31.30

A: doriagiuseppe45@libero.it

Oggetto: Servizio Linea Amica

 

 

Grazie per aver contattato Linea Amica.
La esigenza da Lei prospettata sarà lavorata entro le prossime 24/48 ore in base ai carichi di lavoro e, qualora necessario, Lei potrà essere contattato via e-mail e/o telefono dai nostri esperti ai riferimenti indicati.
Per consentirLe una verifica le trasmettiamo nel seguito il contenuto da lei sottoposto:
D'Oria Giuseppe
Galatone (LE - Lecce)

testo domanda:
E' da tempo immemorabile che il sito del Comune di Galatone (Le), alla voce "contattaci", non funziona. Non si riesce ad inviare messaggi di partecipazione e di intervento attivo costruttivo al sindaco o ad altri componenti la giunta o verso burocrati, pur essendo previsti. Avendo, più volte, informato del problema alcuni addetti comunali (direttore generale, URP,) tutto scorre come prima in modo negativo. Pertanto di fronte ad alcuni disservizi che presenta il sito web di questo Città  che dovrebbe rappresentare il nuovo, globale modo di gestire la vita e di mutare l'organizzazione degli uffici, come si può offrire opportunità  di dialogo per una necessaria diffusione di notizie e valutazioni, con un pubblico che crede al rapporto costruttivo tra ente locale e cittadinanza, anche in tempi di sfiducia verso le istituzioni e disaffezione alla vita politico-amministrativa? Grazie del Vs. intervento. Giuseppe D'Oria

Le ricordiamo infine che può contattare Linea Amica anche al numero verde 803.001 oppure al numero 06.82.88.81 (per chiamate da cellulari, alla tariffa urbana della città di Roma), attivi dalle ore 9 alle 17 dal lunedì al venerdì

Se vuole può lasciare una sua valutazione del servizio Linea Amica utilizzando questo link:
Pagina Valutazione Linea Amica
I dati da Lei forniti nell'ambito del servizio di contact center Linea Amica, saranno trattati, dal Formez - Centro di Formazione Studi, società in-house del Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP), nel pieno rispetto della normativa in materia di privacy, Dlg 196/2003. Può visionare l'informativa completa sul sito internet www.lineaamica.gov.it

ATTENZIONE: QUESTO E' UN MESSAGGIO INVIATO AUTOMATICAMENTE PER OGNI SEGNALAZIONE O RICHIESTA DI INFORMAZIONE NON RISPONDERE A QUESTA EMAIL MA UTILIZZARE NUOVAMENTE IL MODULO PRESENTE SUL SITO www.lineaamica.gov.it

 

postato da: giusedoria alle ore 18:07 | link | commenti (2)
categorie: affari umani, aiuto a linea amica
lunedì, 29 giugno 2009

I FALLIMENTI DEL SUD

Ai nuovi amministratori del Sud che di recente eletti si accingono a governare sicuramente con buona volontà ed entusiasmo, va posta una riflessione profonda sugli insuccessi delle politiche implementate negli ultimi quindici anni il cui paradigma di riferimento è stato esattamente quel laisser faire sottoposto oggi a forti critiche da parte non solo dei suoi oppositori ma anche della grande stampa finanziaria anglosassone che l’aveva promosso grandemente nel mondo, per indurre ad una retrospettiva critica sulle azioni del Governo centrale e locale alla luce dei terremoti finanziari, economici e politici in atto a livello interplanetario.

Ci troviamo al cospetto di una sequenza di previsioni e proposte tutte centrate su un impianto concettuale liberista e tutte più o meno disattese e deludenti. Si pensi alla continua esaltazione degli effetti benefici per il Mezzogiorno della tanto declamata unificazione monetaria e dell’apertura dei mercati.  E’ ormai evidente che non si è stati capaci di mettere in atto politiche di “vantaggi comparati” e, anziché aiutare il rilancio del Mezzogiorno, si registra, al contrario, un inasprimento degli squilibri regionali sull’intera scala europea. Le politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro che avrebbero dovuto favorire i lavoratori meridionali hanno avuto, invece, effetti analiticamente indeterminati sull’occupazione, che non hanno minimamente arrestato le emigrazioni verso il Nord e hanno generato una grave depressione salariale. Ed esaminando le politiche di privatizzazione e liberalizzazione nel settore bancario ci si accorge che hanno fatto del Mezzogiorno l’unica grande regione d’Europa priva di un proprio sistema bancario, senza che il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base, tra i tassi praticati agli imprenditori meridionali, si riducesse.

Ed ancora, pensiamo più in generale alle privatizzazioni, sulle quali oggi – con i paesi propugnatori del liberismo che rispondono alle crisi a furia di nazionalizzazioni –  bisognerà mettere in atto qualche seria considerazione. Politiche sostenute dalla retorica del “piccolo è bello” e delle “vocazioni locali” ( vocazioni a “morir di fame”) che in realtà hanno fatto del Mezzogiorno un’area sussidiata ed assistita come da sempre è stata. E per finire una attenta analisi sulle questioni in atto riguardanti il federalismo fiscale che potrebbe provocare conseguenze per il Mezzogiorno degne di gravissime preoccupazioni.

In definitiva, una visione strategica di nuove proposte di politica economica, dopo i tanti fallimenti di scelte per il Mezzogiorno, s’impone per un ripensamento delle decisioni delle amministrazioni locali nel rapporto con gli esecutivi centrali ed europei. I comportamenti, gli atteggiamenti, i metodi di lavoro, le relazioni personali e tutto il sistema sociale inoltre dipendono dall’applicazione o meno della moralità. Per salvaguardare i diritti è necessario rispettare i doveri e quindi le “regole”con una formazione che deve basarsi sull’educazione a comportamenti responsabili e sulla corretta informazione. Una presa di coscienza collettiva della seria necessità di inventare e sperimentare nuovi modelli progettuali e di utilizzare nuovi strumenti volti a favorire una crescita evolutiva delle giovani generazioni, si impone, in quanto esse dovranno affrontare problemi sempre più pressanti che colpiscono l’intero pianeta.

 

mercoledì, 24 giugno 2009

DE PROFUNDIS…CLAMAVI

 

HO RICEVUTO e con piacere pubblico alcune valide considerazioni di Fernando Maglio che, ospite gradito di questo blog, dimostra di essere eccellente narratore di vita e di storia i cui avvenimenti, passati e recenti, agitano i pensieri e i sentimenti. Con la sua fantasia, nutrita di esperienza personale metodicamente disciplinata, nella trasmissione del documento, scherzosamente, così ha firmato: “Fernando Maglio vecchio e sordo, non sordido”. L’analisi che segue ci fa capire come un certo tipo di società, quella in cui stiamo vivendo, ha molti lati positivi ma pure tanti limiti, difetti, disvalori anche se niente ci impedisce di prefigurare un nuovo modello sociale, se non proprio perfetto, certo migliore di quello attuale. Con quale criterio? Quello sicuramente del “bene comune” da intendersi non in modo statico ed empirico come la somma aritmetica dei beni delle singole persone, quanto piuttosto in una forma dinamica, e cioè come l’insieme di tutte quelle condizioni che assicurano il massimo sviluppo possibile della personalità di tutti i cittadini. Non meno importante del primo una nuova entrata nel “regno dei valori e degli ideali”, soprattutto ad opera dei giovani la cui educazione, come richiamata dalla “Gaudium et spes”, “di qualsiasi origine sociale, deve essere impostata in modo da suscitare uomini e donne, non tanto raffinati intellettualmente ma di forte personalità, come è richiesto fortemente dal nostro tempo”.

 Giuseppe D’Oria

 

 

 

De profundis ……i risultati elettorali 2009

Avendo io affievolito, se non esaurito, il diritto di cittadinanza attiva mi permetto di interloquire, da lontano, nella complicata e complessa situazione locale e generale.

Un primo sforzo da compiere è la lettura dei segni de tempi, sulle o tra le righe, per trarre le conseguenti valutazioni e proporre le opportune soluzioni.

E’ una norma anch’essa vecchia, come me, ma, poco attuata o dimenticata, pur insegnata, sin dal 1961,  da un maestro eccezionale, Giovanni XXIII, che precorreva la società dell’apparenza e vi anteponeva la umile adesione ai processi storici i quali, camminando, fanno smarrire colui che manchi del necessario impegno interpretativo ed orientativo.

Questa aurea direttiva dovrebbe guidare l’operatore sociale che all’onestà intellettuale unisce la congruenza delle proposte.

Nel merito, ritengo che il cittadino, singolo od associato, sia, pericolosamente, stanco e scettico verso i suoi rappresentanti, che hanno rincorso, fin qui, i cosiddetti inciuci,  per il mero potere, nel mentre concorrevano a decomporre e frantumare la solida base sociale, che, pur, si rinnovava.

La pluralità delle posizioni non è ricomposta nell’unità, essendo teorizzati il separatismo e l’autoreferenzialità, al posto della confluenza della molteplice ricchezza della vita individuale, associata e di gruppo, nell’alveo dello spirito di servizio e del bene comune.

Uno strumento ambiguo, poi, è la comunicazione quando ignora che il cittadino è smaliziato, da sempre,  nel giudizio sul potere, che può subire, ma non amare. Ciascuno di noi, molto pianamente, parte, principalmente, dal proprio piccolo ed estende la sua osservazione all’intero ambiente, che lo circonda, sottraendosi all’assillo tecnologico e mediatico e formulando, in crescente autonomia, i criteri e i voti ai suoi esponenti.

E’ venuta meno, ancora, con l’operosità, la regola della moralità pubblica e privata, come i tempi moderni oppongono al comune osservatore.

Se vedo bene, qui, si cerca la via di uscita, all’oscurità incombente, negli accordi di vertice, sul presupposto della transumanza delle pecore al comando del leader.

Il ricambio delle menti e degli esponenti, al contrario, abbisogna, non di illusionistiche ed illudenti improvvisazioni verticistiche o di collettivi plebisciti, ma del tesoro delle esperienze vissute, della convinta “follia” del nuovo, con la posposizione dei propri orgoglio ed interesse.

Un’ ulteriore precauzione mi sovviene: ci face pane e cofani ndi sbaglia. All’errore, che è una componente individuale e sociale, sia nell’elezione del c.d. delegato,  sia nella gestione, deve sovvenire la forza della organizzata correzione democratica, di base, e della priorità del bene pubblico.

I popoli di antica consuetudine democratica licenziano gli sconfitti o comunque limitano i mandati  governativi elettivi, per il ricambio, ma, soprattutto, per l’eliminazione delle incrostazioni e dell’accumulo delle scorie intossicanti.

Tutto bene? Resistenza alle tentazioni del potere, anche tecnologico, del denaro e dell’escort (omo e bisex), come oggi si dice.

Sub lege libertas, per chiudere con il latinorum.    

Fernando Maglio

 

postato da: giusedoria alle ore 08:24 | link | commenti
categorie: de profundis, ansia ed eccitazione
martedì, 23 giugno 2009

TUTTI E SEMPRE SCOLARI

La scuola e gli studi per ciascuno di noi non sono stati che una fase, episodi di quel processo educativo a cui si è impresso un moto accelerato. Nei primi giochi infantili – non ozioso passatempo, ma palestra di energie fisiche ed intellettuali – nella consuetudine con familiari ed amici, nella suggestione irresistibile dell’esempio, nello spettacolo triste e lieto della vita quotidiana, nella contemplazione delle bellezze naturali, abbiamo ricevuto stimoli che hanno promosso, o a volte ritardato, la nostra educazione. Quando da alunni siamo rientrati in classe per la prima lezione del mattino non eravamo gli stessi che il maestro aveva salutato il giorno avanti e tanto meno quelli che si riprendono all’inizio del nuovo anno essendo intanto cambiate le cognizioni, gli stessi desideri con cui fummo lasciati pochi mesi prima, al termine dell’anno precedente: perché su di noi agiva nel frattempo la scuola della vita, talora più efficace della vita di scuola. Né l’educazione si estende solo alla fanciullezza e alla giovinezza, quantunque in queste età più pronto sia l’apprendere, più tenace il ricordare, come più rapido ed intenso è il processo di assimilazione in ogni organismo giovane e sano.

Lo spirito, per mantenere eterna giovinezza, deve continuare il ritmo intenso del processo di diffusione e assimilazione, né mai deve sentirsi sazio, per stimolare e rendere insaziabile l’appetito ideale.

Noi, oggi, ormai maturi nell’ordine intellettuale delle cose nuove, non siamo più scolari e ci riveliamo solo capaci di imporre modelli culturali precostituiti e indifferenziati.  Nella trasmissione di un certo tipo di cultura, abbiamo indipendenza nella sfera cognitiva e volitiva sentendoci, però, sempre di più attratti da un autoritarismo che si serve dell’ascolto ed ottiene come risultato il condizionamento sociale e l’asservimento. Siamo diventati una classe che si serve dell’obbedienza passiva e si esercita con motivazioni esterne che portano come risultato al conformismo.

Nell’ordine psicologico siffatta situazione comporta un’atmosfera di insicurezza che ci pone in uno stato d’ansia. Quest’ultimo, invece di maturare, si blocca o regredisce; ci fa vedere gli altri come esseri prevalentemente frustranti, di fronte ai quali ci poniamo in posizione di superiorità ma, nel contempo, di dipendenza e di passività. Le nostre competenze non si stanno ristrutturando progressivamente e reciprocamente nel campo culturale e non stiamo nemmeno lavorando con partecipazione per realizzare un compito comune. Sembra che ciascuno, non più attento come scolaro, sia destinato a restare senza prospettive nuove orientative ed anche, privo di appropriazione della personale cospicua eredità, destinato ad affossare sempre più la propria statura spirituale ed intellettuale che non riassume certamente gli sforzi ed i successi accumulati.

venerdì, 19 giugno 2009

REFERUNDUM SU “PORCELLUM”

 

La legge elettorale n.270 del 21 dicembre del 2005 (dal titolo "Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica") non ha permesso più al cittadino di scegliere, con il suo voto, il deputato e il senatore. Il cosiddetto “Porcellum” ha sostituito il diritto dell’elettore di scegliere i rappresentanti con il meccanismo delle liste bloccate che dà ai segretari dei partiti il potere di decidere chi deve andare in Parlamento, attribuendo particolare rilevanza al "voto di partito".

 E’ pur vero che il referendum abrogativo non cancella questa legge ingiusta ma è pur vero che se passerà il referendum il Parlamento dovrà fare le riforme che oggi non vuole, rappresentando pertanto un pungolo a mettere in moto le cose. Viceversa è certo che se, come da molte parti politiche si vuole, non sarà raggiunto il quorum per la validità del referendum, ogni cosa resterà come è ora. E’ vero pure che, se passasse il referendum abrogativo, si aprirebbe una fase di “vuoto legislativo” in quanto le leggi deve farle il Parlamento, ma è pur vero che le uniche riforme sono state fatte per iniziativa popolare con l’apporto, cioè,  del potere sovrano del popolo, tenuto conto che l’elefantiaco Parlamento spesso è bloccato dai partiti che riforme, specialmente quelle che riguardano la “propria reformatio in peius”, non ne vogliono.

 Di più la proposta referendaria sull’abolizione delle candidature multiple potrebbe togliere la possibilità dell’enorme potere di un candidato di essere eletto in più luoghi e, pertanto, optando per uno dei vari seggi ottenuti, di permettere che i “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione, gli subentrino nel seggio a cui rinunzia non disponendo più, perciò, “ad libitum” della sorte di alcuni candidati.

In linea di principio non si è in errore se si sostiene che ogni referendum deve ricercare nei fatti la validità di tale forma di democrazia diretta per non subire prevaricazioni da parte di chi ne abbia interesse e per far emergere, al contrario, la vis politica, non costretta da vincoli di alcun genere, da motivi oligarchici, per rendere effettivo l’esercizio del potere sovrano, già tanto limitato, di ciascun cittadino. Proprio la fiducia negli strumenti di partecipazione politica diretta deve privilegiare il ruolo che svolge l’azione del popolo sulla politica nazionale per far cedere, sotto l’impulso della piazza, ogni forma palese od occulta, di assolutismo. Un passo verso una reale distribuzione del potere con un anelito a far cessare, sia pure in parte, quel senso di malessere e di precarietà che è tipico del periodo, con la consapevolezza che dovremmo rinverdire quei principi fortemente innovativi dell’organizzazione dei fatti sociali in un contesto così frammentato e conflittuale, sia di pensiero che di azioni, per elaborare qualcosa di unitario.

 

martedì, 16 giugno 2009

RASOIO E TARASSACO

Ricevo e pubblico alcuni brani di Fernando Maglio che, a mio modo di vedere, sono degni di essere diffusi per mettere in risalto, senza sminuire l’importanza delle più vaste cause economiche e sociali, i tanti problemi di un tempo che riguardavano la “roba”, il nutrimento, la lotta per la vita, economica e personale. Le ragioni degli atteggiamenti riportati rientrano nella psicologia, nello sviluppo e nelle reazioni dell’essere umano che allora, come adesso,  determinano, da una parte una progressiva e definitiva liberazione da alcune rigidità sociali legate ad antiche incrostazioni culturali, con la conseguente importantissima spinta a mutamenti a livello dei singoli e, dall’altra, pur nella persistenza di profonde differenze tra gruppi, sentimenti di colpevolezza, di ansietà e di insicurezza da cui tentiamo la fuga senza riuscirvi in quanto situazioni del genere hanno le loro radici nella storia stessa che ci ha coinvolti e che non hanno avuto né hanno unicamente cause razionali.  

Giuseppe D'Oria

 

Rasoio e tarassaco

Negli anni 40 del secolo scorso in Galatone imperava il diffuso individualismo esasperato (il solipsismo), riaccartocciato più solidamente con il passare degli anni.

Le favole del rasoio, per tagliare il pane, e del tarassaco, fatto mangiare all’asino, trascinato dal villano sul campanile della Chiesa, simboleggiavano, sia pure sarcasticamente, la nostra parsimonia e l’alta propensione al risparmio, insieme con la difesa e il miraggio della roba.

La società era stratificata economicamente, ma omologata dalla cultura materiale (la proprietà immobiliare, soprattutto terriera, goduta o attesa) ed astratta.

L’orientamento operativo personale e interpersonale si ritrovava nelle massime di ascendenza greca, latina, bizantina e  cristiana, che, solitamente, erano rievocate nel pasto comune dal padre di famiglia o nei circoli ricreativi dal più anziano, il quale, in quanto tale, continuava a godere di un potere correttivo, sul più giovane, anche in pubblico o nella piazza in attesa della giornata.

Tra i proverbi e gli aforismi locali erano richiamati il “Graeci  sumus” (Greci siamo), “Sai il luogo della nascita”, “ignori il luogo della morte” del Galateo, occorre “Politica”(Pulitica in dialetto) (occorre etica comportamentale), “Raddrizza il ganzoncello quando è tenerello”, dei sofisti, “ Ti piace dire male dei tuoi, non sentirne dire”, “Non ti impicciare, non ti impacciare, non fare bene per non ricevere male”.

Le stagioni e la religione scandivano il calendario.

La relazionalità si manifestava, prevalentemente, con espedienti accattivanti o irretenti, avendo progettato il soggetto di lucrare vantaggi e/o evitare spese alle spalle altrui.

Il Galatonese era una persona operosa, protesa alla razionale ottimizzazione dei risultati, assorbita dal quotidiano impegno lavorativo da mane a sera.

Prontamente intuitivo, quanto sornione, rigoroso e sentenzioso, di ferrea memoria, diventava duttile e tollerante per necessità, ma rimaneva ancorato alle profonde convinzioni individuali e individualiste.

Usava nelle contingenze storiche  la massima flessibilità insieme con il distaccato scetticismo e con la mai sopita attesa messianica per riscattare storici torti, vessazioni, angherie, attestata dalla esclusiva massima, “Ci ha ccambaratu scambara ca a Nardò parmescia”, “Ritorni al digiuno quaresimale,  chi l’ha interrotto, perché a Nardò, centro e governo della Diocesi, è ancora la Domenica delle Palme”.

La Repubblica con il Referendum costituzionale e l’Assemblea Costituente

Monarchia e nostalgia

Il corso politico, nato dalla nordica Resistenza, era esorcizzato dallo scetticismo atavico e dalla permanenza di una maggioritaria, sostanziale nostalgia autoritaria.  L’eccezionale liberalismo elitario era neutralizzato dall’incombente prassi di un mondo chiuso, arcaico, immoto.

Nel clima politico e sociale, reso più stantio e circospetto dalla crisi post bellica, e dalla paura dei socialcomunisti, si svolsero il 2 giugno 1946 il Referendum istituzionale e le votazioni per la Costituente.

Le prime elezioni politiche, a suffragio universale di tutti i cittadini, maschi e femmine, con voto personale, libero e segreto, introdotto nel gennaio 1946 da Palmiro Togliatti, erano guidate, localmente, dal principio di evitare salti nel buio, facendo anche leva sull’emozione e sulla retorica in difesa della Monarchia e dell’esistente. “Ci llassa la strata ecchia e pigghia la noa, sape cce llassa e no ssape cce troa”.

Galatone, come dimostrano i risultati elettorali del 2 giugno 1946, votò per la Monarchia e per l’Uomo Qualunque, diffidando delle novità.

La Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi, col metodo testimoniato del servizio politico disinteressato, nasceva (settembre 1946) verticisticamente e si sviluppava, socialmente, dopo una lunga, decennale gestazione, con la vittoria nelle elezioni amministrative del maggio 1956.

Non erano emersi, ancora, giovani e/o personalità che volessero in politica rischiare, sperimentare, innovare.

I partiti di sinistra durante tutta la prima repubblica avranno esigue adesioni e scarsa influenza, per humus improprio.

Il Galatonese medio rifiuterà lo statalismo egalitaristico nelle sue diverse interpretazioni, aderirà, in misura ridotta, ad un socialismo umanitario, soprattutto per condurre battaglie in difesa della libera iniziativa, della proprietà privata e del riconoscimento dei diritti sociali.

 

Fernando Maglio

 

 

 

 

 

giovedì, 11 giugno 2009

ASTENSIONISMO

 

Marcato è stato lo spostamento intervenuto nella somma delle astensioni e delle schede bianche e nulle e, come sempre avviene, anche in occasione dell’ultima tornata elettorale ha rappresentato un dato incisivo. Sul fenomeno è necessario riflettere in quanto non pare assolutamente persuasivo il punto di vista di chi ritiene “fisiologico” l’aumento delle astensioni, e cioè come una sorta di occidentalizzazione o dell’avvio di un processo di uniformità del dato italiano a quello di altri paesi europei ed extraeuropei. A parte il fatto che questa considerazione non motiva l’aumento delle schede bianche e nulle, la stessa maggiore astensione dal voto, ammesso che rappresenti una maggiore coincidenza con la realtà di altri Paesi, deve pure avere una spiegazione. E se per il prossimo referendum abrogativo su "Premio di maggioranza alla lista più votata” per Camera e Senato e “abrogazione candidature multiple” si stanno già producendo inviti a “non votare”, si potrebbe osservare, al di là di ogni forzatura propagandistica e strategica, che senza adeguati sviluppi sul piano dell’iniziativa politica e di massa, senza partiti adeguati ad una politica, nazionale e locale, con strutture organizzative, propagandistiche e di informazione a questa nuova realtà, le conseguenze potrebbero diventare ancor più critiche nel superare i nostri marcati limiti. Ma non è forse vero che una astensione così massiccia può significare un attacco contro i partiti, le ammucchiate ove gioca in esse la protesta, il malcontento e, qualche volta, il disgusto? A me pare che non pochi elettori abbiano pensato che in sostanza votare non serve. E non serve, secondo loro, perché in effetti con il voto non si riesce a cambiare nulla, dato che i partiti sarebbero pressappoco eguali fra loro e che comunque né gli uni né gli altri riuscirebbero a modificare le condizioni precarie della società. Mi sembra che si possa affermare che in alcuni elettori è venuta meno la paura del cambiamento, in altri la fiducia nella possibilità di ottenerlo.

Il fenomeno credo abbia investito, in questo senso, i partiti maggiori e fra di loro più nettamente opposti. E volendo andare all’essenziale si può dire che negli ultimi tempi l’immagine dei partiti risulti essere di molto appannata rispetto al passato soprattutto per ciò che riguarda quei settori, e sono molto vasti, in cui sono più forti le esigenze e le attese di giustizia, le iniziative per progettare la socialità che rispecchiano limiti ed errori di chi non capisce, o fa finta di non capire, le esigenze di questo mondo.

Avviene pure, per la verità, che le idee si confondono in larga misura come conseguenza dell’opera mistificatrice, denigratoria fra avversari, con campagne concertate e martellante di giornali e riviste, di radio e televisioni, private e pubbliche.

La correttezza, l’onestà, le mani pulite contano ancora molto e sono alla base per svolgere adeguata azione di governo accanto alle indicazioni delle prospettive di una seria politica che non può prescindere dal giudizio sul passato e sul presente. Forse se salviamo qualcuno di questi fattori, è probabile che “ l’astensionismo” possa ridursi ritrovando il gusto e la passione della partecipazione e del voto nei confronti di un partito.

martedì, 09 giugno 2009

CAMPAGNE ELETTORALI

 

Ci siamo trovati nei giorni scorsi di fronte ad iniziative elettoralistiche - e non sono ancora terminate - che, pur nella frantumazione, hanno comunque prodotto proposte e risultati riaffermando al tempo stesso le prospettive politiche del nostro paese e dei grandi temi di cui ancora dovrà discutersi per arrivare alla prossima fase conclusiva dei ballottaggi. Dei temi internazionali si è discusso poco e sarebbe fuorviante dimenticare, o più semplicemente subordinare, le specifiche caratteristiche della consultazione elettorale alle valutazioni di una politica più generale che dovrà determinare il governo prossimo provinciale. E l’obiettivo politico che penso tutti dovremmo prefiggerci è quello di porre al centro delle attenzione i problemi delle amministrazioni locali, il bilancio delle loro attività, le proposte programmatiche per il loro avvenire, nell’ambito, naturalmente, di un obiettivo politico generale. I partiti e i movimenti che hanno ricevuto una nuova e decisiva spinta devono ulteriormente chiarire il significato rinnovatore che è alla loro base per riuscire a portare a compimento vere e proprie riforme e comunque di ottenere positive realizzazioni economiche, sociali e politiche. Ciò che emerge ed emergerà ancor di più tra non molto è il ruolo delle autonomie locali per enucleare, nel loro insieme, di fronte ai problemi più ardui della crisi che scuote l’intera società, le proprie necessità cercando di ottenere, con programmi validi, contributi ed apporti di ogni genere, senza chiudersi nel proprio ristretto ambito, per essere parte integrante e costitutiva di uno Stato che non è più centralistico. Il panorama quindi sta per cambiare completamente in un quadro di emergenza che richiede risposte corrispondenti ed adeguate avendo come punto di riferimento costante i cittadini e i loro bisogni. L’augurio quindi affinchè i candidati eletti svolgano un’azione per abbattere vecchie impalcature e gettare le basi, in attuazione del diritto costituzionale, di risanamento e di rinnovamento ai fini di un governo locale di nuovo tipo ma, soprattutto, adeguato ai tempi difficili.

ELEZIONI PROVINCIALI
RISULTATI DEFINITIVI
GALATONE
COLLEGIO 9

Speciale-elezioni-WEB

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lunedì, 08 giugno 2009

Votazioni a Galatone
Europee 2009
Un primo commento a caldo

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postato da: vitobaglivo alle ore 11:08 | link | commenti
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INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE

Accese polemiche possono accompagnare l’ordine della informazione e comunicazione volte, nell’emergere di rivendicazioni, ad un riequilibrio delle diseguaglianze esistenti all’ interno della diffusione e di circolazione di un certo tipo di informazione. A questo proposito vengono prese in considerazione le problematiche relative alle nuove tecnologie che stanno mutando il volto dei mass media che sembrano ancora voler mantenere in vita approcci “culturologici” ed “ economicistici” e non, come dovrebbe essere, interdisciplinari che tengano conto della complessità sociale in cui viviamo. Le diatribe circa la difesa della libertà di comunicazione sottolineano l’abitudine di considerare la diffusione di notizie come facenti parte della sfera culturale tralasciando la dimensione più propriamente economica. Ma, a ben vedere l’informazione viene trattata come un prodotto commerciale che, pertanto, ha bisogno di mercato, il più ampio e libero, che si possa dispiegare su una scala la più vasta possibile. Ed infatti vi è un interesse a difendere la probabilità di penetrare nei mercati presentando all’opinione pubblica il problema in termini di netta contrapposizione tra “censura” e “libertà”. Ma nella realtà non sarà mai possibile applicare il principio della libera circolazione di notizie se non quando tutti abbiano ugualmente accesso ad ogni fonte di informazione e partecipino su un piano di uguaglianza al controllo e all’utilizzazione dei mezzi di diffusione e comunicazione. Auspicherei, in relazione ai problemi posti sull’informazione, un più stretto legame tra “economia e comunicazione”, in un interscambio fra economisti e specialisti della comunicazione. Mettere l’accento sullo stretto legame esistente fra il campo della informazione e quello economico non significa, tuttavia, sposare una concezione meccanica e monocausale che riconduce a fattori prevalentemente economici i processi di comunicazione, ma avere la capacità di impiegare il termine di “complessità” per definire e comprendere la ricchezza di relazioni esistenti in un sistema sociale che va ben oltre ogni esponente della maggioranza che amministra e della minoranza che controlla o quel lupo solitario che vuole esprimere la propria opinione. Il concetto di partecipazione deve diventare l’elemento guida su ogni tema della comunicazione e dello sviluppo per non essere recettori passivi di grandi fenomeni e per rilevare la vita e la cultura locali come fattori che producono entità sociali nonostante l’azione specifica e contraria di alcuni potentati; per non ridurre la notizia, che ormai viaggia in microsecondi, in una merce di scambio di uno sterminato supermercato dell’informazione, che potrebbe condizionare modi di vivere ed operare; per difendersi contro un diretto intervento manipolatorio del diffuso agire comunicativo. Potrebbe essere possibile, in loco, attuare un istituto economico, una cooperazione, un’agenzia per la raccolta e la diffusione a tutti i soci, a cui si possono aggiungere altri abbonati, delle notizie da essa ottenute e prodotte con la somma, cioè, di sforzi armonici per unire le attività di persone o società aventi preesistenti interessi comuni, la cui realizzazione sarebbe molto difficile o impossibile se queste attività restassero isolate?