Oltre che sulle risposte date dagli ospiti del Villaggio S.Rita al questionario, nonché sulla proposta di tavolo di concertazione, si parlerà, il giorno 02/09/ ’08 nella rubrica “Il Portavoce” su myboxtv, con intervista al sindaco di Galatone, di viabilità, di centro storico, di turismo, pulizia e raccolta dei rifiuti, rapporti con il mondo del lavoro e dell’impresa, di sviluppo economico e sociale, di cultura. La pluralità, però, degli argomenti vasti ma connessi, potrebbe generare una pluralità di interpretazioni quanto a ciò che favorisce e a ciò che danneggia, a ciò che produce e a ciò che fa deperire. Pertanto, essendovi un substrato comune alle diverse problematiche, si potrebbe chiedere al sindaco, in primis, quale presupposto delle altre, se c'è sufficiente apertura verso l'ambiente, la socialità, e se, a livello organizzativo, voglia attivare canali attraverso i quali, in fase di progettazione e di erogazione dei servizi, i cittadini possono far sentire le loro ragioni e avanzare le loro proposte, possono, in altre parole, partecipare all'amministrazione, come requisito chiave di uno stile di lavoro orientato al coordinamento per "l'utilizzazione dei saperi locali", per la realizzazione di servizi credibili che rispondano ad esigenze concrete. Se, cioè, nell’analisi delle pratiche correnti, nei fondamenti e presupposti, negli esiti, nel modo di inserirsi nella vita collettiva ed istituzionale, si possa riconoscere un “capitale sociale”, che ha un ruolo nella coesione locale e che, certamente, è una risorsa importante per la crescita del paese, che, in vario modo, intervenga a facilitare un’azione di cooperazione, la produzione di beni pubblici, l’attività economica. Si potrebbe pure chiedere se alcune situazioni negative fanno capire cosa manca per fare sviluppo e come si tratti di una tragica perdita non delineare i contorni di un piano di ricerca territoriale che quantifichi i potenziali di capitale sociale a disposizione dello sviluppo locale. Alcuni indizi che segnalano la presenza o l’assenza dell’apporto di persone e giudizi autorevoli, super partes, con modelli di riferimento condivisi, potrebbero essere gli antagonismi tra faide interne di affiliazioni politiche-sociali in aperto contrasto, presenza di forti squilibri nelle condizioni di vita, come anche evidenti fenomeni di esclusione sociale ed emarginazione. Se il modo di progettare non diventa regolazione complessiva del contesto sociale, come il rispetto delle norme, rapporti fiduciari con le istituzioni, rispetto delle regole di convivenza, culture dei diritti e non dei favori, è facile assistere, poi, a fenomeni di deviazione sociale e politica. Si potrebbe anche chiedere se si può essere d’accordo sul fatto che - a differenza del passato, allorché l’azione della Pubblica Amministrazione era “unilaterale”, cioè prescindeva dalla partecipazione dei soggetti cui le politiche erano rivolte o su cui comunque producevano effetti - oggi, la possibilità, ed in alcuni casi, l’obbligo di includere, nell’azione amministrativa, punti di vista ed interessi contrastanti, di far leva sull’adesione volontaria di soggetti privati ai programmi e alle misure regolative, senza pregiudicare il requisito della neutralità e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione, possa rappresentare uno strumento principale a disposizione per l’attuazione delle politiche pubbliche.
Non è un compito impossibile. Esiste sempre, in una società democratica, la via che consiste nella restituzione di sovranità ai cittadini chiamandoli però, nello stesso tempo, a sopportare le conseguenze delle proprie scelte.
Le promesse, i buoni propositi, le stesse pretese di competenza, non bastano.
L'esperienza della democrazia moderna ha realizzato un metodo di scelta collettiva che presuppone un preventivo accordo sulla base del quale tutti i cittadini accettano le conseguenze, sulle loro condizioni economiche e sociali, delle scelte di governo fatte dai rappresentanti; ma fa parte del patto, in secondo luogo, che tali conseguenze, anche se sempre incerte per tutti, debbano essere orientate su programmi rispondenti alle esigenze, per evitare una dittatura della maggioranza che non può imporre precise condotte di governo a esclusivo suo vantaggio; bisogna chiarire che, allora, quando il patto viene meno, è naturale attendersi deriva autoritaria o anarchica. L' impasse che in questo modo si determina, è oggi al centro del dibattito teorico e politico in molti Paesi. Una delle vie che sembra percorribile, oltre a quella delle grandi riforme istituzionali, attribuisce importanza a una strategia consistente in un primo tempo, logico, ma forse anche temporale, nel quale viene ricostruita la reputazione delle istituzioni, anche al prezzo di una cessione di titolarità delle scelte di governo dai rappresentanti ai cittadini. E di un secondo tempo che, sulla base delle ripristinate condizioni di fiducia, si proceda al ridisegno moderno delle politiche d'intervento. Infine chiedere se è sufficiente, per chiunque sia al potere, possedere indirizzi politici, cioè intendimenti ed obiettivi, per quanto chiaramente formulati, senza l’indicazione dei mezzi per realizzarli. Se i mezzi non sono disponibili, debbono essere creati; altrimenti gli obiettivi, per quanto validi, non verranno raggiunti. L’augurio al “Portavoce”, quindi, che voglia , se ne sentirà l’opportunità e l’utilità, porre l’accento sui presupposti di una nuova e diversa tecnologia politica o amministrativa necessaria per realizzare atteggiamenti, costruttivamente critici, per la vigile ricerca degli errori e la disponibilità ad ammetterli ai fini di realizzare una piccola ma produttiva filosofia idonea per un diverso vivere civile.
L’incontro avuto ieri presso il Villaggio S. Rita in Galatone, con un dibattito aperto condotto egregiamente dal "Portavoce" Enrico Longo sulle problematiche del turismo (la registrazione è su www.myboxtv.com), si è concluso con l’impellenza di dover subito cambiare strada rispetto a quella sinora seguita. Assente totalmente la rappresentanza della maggioranza che governa il paese anche se era stato invitato il sindaco che non ha avuto l’accortezza di delegare chi poteva sostituirlo, preferendo rinviare la discussione dell'argomento, eludendo il problema, ad altra data da stabilirsi con il "Portavoce". Si potrebbe pensare al rifiuto di regole che consentono l’ampia partecipazione democratica, sia in forma diretta che indiretta, e al rifiuto di manifestare opinioni in libera gara fra gruppi ai fini di decisioni politiche che interessano la collettività. Un rifiuto di accettare una vigilanza critica nel perseguimento degli indirizzi politici, nonché l’impossibilità di revisione che si attua attraverso l’eliminazione degli errori che tali indirizzi nascondono. L’autorità che impedisce che i propri indirizzi politici siano sottoposti ad un preliminare esame critico, sono condannate a commettere molti dei propri errori in una forma dispendiosa e a scoprirli più tardi del necessario.
L'iter amministrativo del "Villaggio S. Rita" inizia nel 1974 e si conclude nel 1984 periodo in cui, dopo 10 anni, scadeva la convenzione tra Comune e Società. Inizia un periodo di controversie giudiziarie, sino al Consiglio di Stato, che si concludono tutte a favore del Comune. E così, come avviene quasi sempre, le rovine, i clamori suscitati si fanno sentire sino al punto in cui s'intraprendono nuovi studi, si fanno nuovi progetti per rimediare al male dalla radice; ma mentre si consulta e si discute lungamente su questi progetti e si complicano le questioni sentendo tutti, da tutti (le Amministrazioni intanto cambiano come rappresentatività e maggioranze politiche) cercando consiglio e a nessuno dando retta, passa col tempo l'impressione fatta da quelle disgrazie e da quei clamori e si dimenticano negli archivi le scritture e i progetti. Questa, in estrema sintesi, la storia del Villaggio. Ora è possibile un accordo di programma per realizzare strategie di integrazione delle politiche con la disponibilità di strumenti giuridici che consentano alla Pubblica Amministrazione di agire? Si pensa che ciò possa avvenire con una apposita "conferenza dei servizi" che, accanto all'accordo di programma, possa effettuare un esame contestuale dei vari interessi pubblici e privati per acquisire nulla-osta, intese, concerti o assensi. La conferenza dei servizi potrebbe essere indetta ai fini della tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico e artistico e della tutela della salute. Più che di una misura di partecipazione si tratta di una misura di semplificazione dell'azione amministrativa. Quindi con l'apporto economico anche dei residenti estivi che, intanto, hanno visto accrescere il valore dell'immobile acquistato oltre trent'anni addietro, si potrebbe procedere con una nuova programmazione negoziata avendo l'intento di coinvolgere e mobilitare le forze economiche, politiche e sociali che lavorano per lo sviluppo. Un patto territoriale che si deve costituire sulla base di un accordo tra forze imprenditoriali, civili e pubblica amministrazione per valorizzare le risorse del luogo, sulla base della condivisione di una idea-forza all'interno di un'area territoriale delimitata da parte degli attori principali: sindaco, residenti, impresa " Finservice" o imprese diverse con la partecipazione, se necessaria, di altri Enti interessati. Ma tutto questo dipende molto dalla presenza di una classe dirigente locale dotata di una cultura adeguata per promuovere una capacità d'azione come elemento di forte novità nel quadro delle politiche di sviluppo.
Lo strumento che consente di individuare la natura dell’intervento pubblico, sia in termini qualitativi, sia quantitativi, è il bilancio dello Stato, che per la sua funzione di centro di smistamento delle risorse rappresenta un punto di riferimento per l’intero settore pubblico. Il modo in cui lo Stato assolve a questo ruolo dipende prevalentemente dalle strutture e dalla capacità di analisi e valutazione dell’efficacia della sua azione sia dal lato della spesa pubblica, sia per quanto riguarda la realizzazione delle entrate. La realtà odierna ha messo in evidenza che il sostegno pubblico all’economia non passa necessariamente attraverso una crescita indiscriminata della spesa pubblica e del disavanzo, e l’uso delle risorse non è orientato solo a soddisfare quote sempre crescenti di bisogni; infatti, la complessità delle economie esterne al sistema tende a ridurre progressivamente la frattura esistente tra le funzioni svolte dal settore pubblico e quelle del cosiddetto ramo direttamente produttivo, cioè privato. In questo contesto,
il Presidente della Repubblica richiama l’attenzione del Governo sulla Legge Finanziaria, che non può essere approvata senza collegarla al Bilancio, per frenare in qualche modo l’indebitamento e la lievitazione del debito e limitare la crescita incontrollata degli oneri derivanti dalle leggi di spesa. Ma quali provvedimenti, sinora, sono riusciti a contenere efficacemente la crescita incontrollata degli oneri della legislazione di spesa ? Infatti, più di una volta è stata prospettata l’ipotesi di una modifica dell’art. 81 della Carta Costituzionale in senso più rigoroso; l’obiettivo della Legge Finanziaria era quello di assolvere alla funzione di ponte tra quanto disposto dall’art. 81 e il bilancio, mediante il quale non era possibile modificare le leggi di spesa. L’art. 81, insieme con altri principi costituzionali che riguardano la procedura d’approvazione e controllo, rappresenta il cardine della contabilità pubblica. Tuttavia, questa norma fondamentale sinora si è rivelata di difficile applicazione per quanto riguarda l’obbligo della copertura delle leggi di spesa da quando il deficit di bilancio è diventato una regola e si è fatto ricorso al debito pubblico per la relativa copertura. Quindi il bilancio non può essere considerato soltanto uno strumento contabile, ma deve avere anche una funzione di manovra di politica economica per consentire una razionalizzazione della spesa pubblica, stabilendo il suo livello massimo nel breve e nel medio lungo periodo. Da qui i rilievi secondo cui il bilancio pluriennale e la legge finanziaria debbono avere approccio integrato e coerente che, se ben utilizzato, può tenere sotto controllo il disavanzo pubblico o almeno impedirne un’espansione incontrollata. Il Ministro dell’economia per ora “blinda i conti” e per questo c’è chi fa pressioni per difendere il proprio orticello, mentre, c’è pure chi prevede che il Paese va verso il “baratro della crisi sociale”. Altri Paesi europei, con altre costituzioni e con crisi inflazionistiche, affrontano il problema in maniera radicale e con legislazioni che limitano in modo più pressante, diversamente dal nostro art. 81, l’indebitamento da parte dello Stato. Potremmo accettare suggerimenti utili per modificare opportunamente l’art. 81 della nostra Carta Costituzionale?