
Auguro ad amici, interlocutori, commentatori, bloggers, un Natale per credere in “nuove” possibilità che chiedono il nostro impegno, la nostra coerenza.
In questo comune impegno gli auguri più cordiali per il nuovo Anno. GIUSEPPE D'ORIA
Il tema non è proprio nuovo. Non lo è nella sua concisa titolazione né, d’altro canto, nella sostanza. E’ però in questa “modernità” che trovano posto gli interrogativi del nostro problema. Illegalismo di grande proporzioni, in quanto forme di produzione economica che attraversano gli stati travalicandone il carattere nazionale, sono il punto di maggior rottura e conflitto tra ragioni diverse intorno all’uso delle risorse: una ragione politico-giuridica e il suo antagonismo. Si tratta di capire come a quella dimensione di ingiustizia possa contrapporsi un diritto adeguato capace di controllare e vanificare l’uso distorto delle risorse collettive che i fenomeni di corruzione pongono in essere. La crescita della produzione e della ricchezza, l’aumento della popolazione, la mutata natura e qualità delle pratiche illegali, la loro diffusione in vasti strati del corpo sociale, esigono, ormai da tempo, un diverso regime punitivo all’interno di una nuova economia del potere di punire. Il “diritto di punire che è stato spostato dalla vendetta del sovrano alla difesa della società”, se calibrato solo sul presupposto che da un lato c’è il politico corrotto e dall’altro tutta la società lesa nel suo patto costitutivo, lascerebbe senza misura e limite la riparazione pretesa dal corpo sociale e, sperequata, risulterebbe la misura di una “calcolata economia della pena”. Si potrebbe arrivare ad indurre le “persone di cuore e umanità” alla assuefazione e quindi alla indulgenza non dovuta. E’ necessario, perciò, un criterio nuovo che deve, da qui in poi, ispirare calcolo, modulazione distribuzione degli effetti del potere di punire ma, a monte soprattutto, del potere di controllo per riconsiderare gli effetti di ritorno del controllo stesso e del successivo castigo ai fini di evitare propagazione e squilibrio che i reati possono indurre sull’ordine sociale. Non si vuole peraltro qui sostenere che abbiamo bisogno di martiri o di eroi; semplicemente, al contrario, che vogliamo segni che facciano emergere il senso della legalità, della pulizia morale oltre che materiale che, purtroppo, da tempo è poco considerata. I partiti, i vari movimenti ormai fanno poco o sono impotenti a reagire sul modo con cui si fanno le candidature, le liste, che bisognerebbe cominciare a vagliarle con grande oculatezza, controllando, come si faceva una volta e non certo formalmente, ogni comportamento ed inclinazione della umana volontà per evidenziare, già in prima battuta, vizi e virtù di chi si cimenta in competizioni elettorali. Il passaggio, poi, da potere legittimato o da “sapere specializzato” per una necessaria riduzione della complessità sociale, a potere “occulto”, comporta degenerazione del potere che, per la sua incontrollabilità potrà essere accompagnato dalla fatalistica convinzione della sua irrefrenabilità e invincibilità. Da questo modo di fare, se non cambieranno al più presto le regole del gioco amministrativo e le mentalità passive di acquisizione di una concezione insopportabile di alcune cose di questo mondo, il terreno di coltura dei diversi poteri e sotto poteri occulti, che determina spesso la vita dei cittadini, alimenterà sempre più l’impotenza del potere sovrano del popolo.
In prima lettura di “Fatti e..Misfatti” di G.D’Oria
Dello Zibaldone(1) elettronico di Giuseppe D’Oria, che sta per compiere il primo anno di vita, più che i contenuti mi hanno intrigato le proprietà filologiche dei testi.
L’Autore parte da una certezza: “Gutta certat lapidem”. Batti e ribatti, il ferro, la pietra modelli. Le coscienze più dure e refrattarie sono riscaldate e interessate dal calore della intelligenza comunicativa e dai suoi contenuti di democrazia più avanzata. L’ottimismo della volontà diventa l’ottimismo della ragione, moderata, sorvegliata, criticamente protesa al convincimento liberatore. Ovviamente è da verificare durata ed estensione del processo orientativo.
Pur con il rispetto per ogni preferenza e scelta, per me il post, che più illustra la struttura narrativa dei brani, è il primo, Sul messaggio del Capo dello Stato.
Da subito ti ritrovi la ripulsa della concezione della vita e della politica d’antan, rivolte a spronare il civis a grandi cose, per continuare nella tradizionale e superata linearità creatrice e produttiva.
D’Oria, con il più controllato ossequio al Capo dello Stato, dichiara subito di non condividere una natura delle cose prolifica, anche soltanto a parole, in una situazione di diffusa povertà e di trasformazione epocale della weltanschauung e della società. La natura delle cose, infatti, si scioglie e si relativizza in panta rei, tutto scorre, essendo l’uomo la misura delle cose. Con sottile garbo l’Autore ringrazia il Primo cittadino d’Italia per le parole augurali e promozionali, ma propone subito la sua “opinione”: i politici si misurano dalla capacità di fare, per es., le Riforme, e non dalla retorica ammaliatrice, quanto ripetitiva e strumentale, a sostegno del proprio tornaconto individuale, in ispregio al bene comune.
La linea attenta e misurata dell’esposizione si articola in domande che aiutano a riflettere prima l’Autore e poi i Lettori, invitati a non trascurare le problematiche emerse dal dialogo (un’altra caratteristica dell’opera) e a ricercare le soluzioni più acconce e moderne.
La copertina, ancora, collega Galatone all’Europa, al Mondo attraverso lo schermo di un computer e la lettura puntuale e coinvolgente della realtà con le simboliche lenti dell’occhio e della ragione. Una proposta di lettura per i contemporanei, quelli della carta ed anche dell’elettronica, avendo aggiornato contesto, obbiettivi, contenuti, strumenti, metodi, dettati dalla globalizzazione e dalla tecnologia, ma essendo ancorati al rigore, alla coerenza espositiva, al gusto per la citazione sottile e rara.
Ho trovato un Keynesiano ed un analista della democrazia partecipata, del criticismo metodico, il determinato stratega e persuasore del cambiamento culturale, già avvenuto altrove, ma non ancora accolto nella società galatonese, cruccio ed impegno crescenti del Nostro.
Fernando Maglio
(1) Sinonimi
Zibaldone: miscellanea (etimo incerto:Zabaione?)
Istant book: veloce inchiesta monotematica
Effemeride: giornaliera. Rubrica letteraria che si pubblica nelle prime colonne della terza pagina
Elzeviro: racconto breve, realistico su argomenti di vita quotidiana
Diario: opera letteraria di contenuto autobiografico
Blog: web log.
Post
Opinione: giudizio e commento su fatti di attualità
Opinion leader, opinion maker (fabbricante d’opinioni)
Appare che il tempo dell’immobilismo intellettuale di alcuni politici, ma anche di alcuni giudici, forse finirà o sta per finire. Dopo i recenti accadimenti tra procure di Salerno e Catanzaro che hanno dato un altro grande impulso a far ritenere che pure una parte della
Nella rubrica “Immitis quia toleravi” di ieri si è analizzato un cammino da percorrere nella direzione di acquisire consapevolezza per il perseguimento dei fini di promozione industriale, di fronte alle attuali e relative situazioni politico-amministrative, circa il tipo di lavoro progettuale mancante, ma da pensare, e che si rivela non breve né facile. Molti ostacoli di tipo politico -amministrativo legati ad alcuni ambienti di analisi che si sono venuti a costituire, si frappongono. Per rompere vecchie incrostazioni che impediscono di collegare nuovi traguardi possibili alle esigenze di un potenziamento dell’apparato produttivo, per il cui raggiungimento vengono richieste azioni atte a favorire la formazione di una rete di servizi reali alla produzione, diventa necessaria una propensione all’espletamento di funzioni per le quali si richiedono molte competenze che, attualmente, nella maggioranza di questa comunità, appaiono carenti e confusionarie in quanto le scelte di tipo consortile che potrebbero, allo stato degli atti, offrire maggiore incisività, sono state per ora abbandonate. Peraltro una richiesta di convocazione di Assoimprese per il 10/12/2008 di un tavolo tecnico-istituzionale per tracciare una strada necessaria per progettare gestioni ottimali ai vecchi e nuovi insediamenti produttivi, è stata anticipata, inopportunamente, da una delibera di Consiglio comunale, ove tredici consiglieri su venti, hanno deciso, il 5/12/2008, di procedere per un tipo di zona industriale fuori da quello tracciato dal Consorzio SISRI, chiamato BIS! Questa creazione, in pectore, di altra zona, viene giustificata come esigenza di correzione alle deformazioni prodotte dal Consorzio, mentre in realtà rappresenta un esempio di rottura politico-sociale in aperto antagonismo, di possibile cultura finalizzata ai favori, di informazione approssimativa, di progettualità superficiale, di dispendio enorme di risorse economiche, solo impegnate e probabilmente difficilmente reperibili in futuro o da reperire, con lacrime e sangue, nelle tasche di ciascuno di noi. Di tutta la vicenda un altro aspetto da intuire è quanto non sia diventata consapevole la connessione, costitutiva per programmi validi, tra coesione sociale, sostenibilità dei processi intrapresi e relative e successive pratiche operative. Si è persa, purtroppo, un’altra occasione per una scelta ponderata della gestione della cosa pubblica, che doveva e poteva essere esaminata con la dovuta analisi su una vicenda da approfondire nei suoi fondamenti, nei suoi esiti, soprattutto nel modo di inserirsi nella vita collettiva ed istituzionale.
Il nuovo ordine mondiale dell’informazione ha favorito la nascita di nuove agenzie aventi come obiettivo quello di introdurre negli scambi di informazione più equità sia sul piano quantitativo che qualitativo e favorire flussi di comunicazione “orizzontali” rispetto a vecchie strutture, ereditate dal passato, prevalentemente “verticali”. Nonostante ciò un miglior equilibrio della circolazione delle notizie lascia inalterati molti divari ai fini di una attuazione per sollecitare soluzioni comuni e politiche coordinate. Uno squilibrio si accentua anche per i sempre più rapidi progressi e per il sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologia tra chi può e che non può. Infatti ancora oggi si discute sulla possibilità di promuovere l’edificazione di un “nuovo, più equo ed effettivo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione”, ove diversi rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo continuano ad accusare gli organi di informazione occidentali di parzialità e pregiudizio. Si è dichiarato che “Le comunicazioni sono tuttora controllate da un gruppo di paesi che applicano criteri selettivi nella diffusione dell’informazione. L’attuale flusso delle informazioni non tiene conto della storia e della cultura di molte parti del mondo”. Tutto ciò, ovviamente, determina un drammatico stato di squilibrio nel campo della comunicazione e alcune notizie sono diramate nei confronti di alcuni Paesi in termini sensazionalistici e distorti, da cui il reclamo del bisogno di una più ampia partecipazione all’attuale sistema globale della comunicazione e alla rivoluzione in corso nel campo dell’informatica. La notizia che viaggia in microsecondi è divenuta sempre più mercato di uno sterminato supermercato dell’informazione che condiziona modi di vivere e di operare. La rivoluzione telematica sta comportando una serie di problemi e tra questi, il più grave fra tutti, è quello del rischio di una nuova colonizzazione da parte di gruppi che possono monopolizzare banche dati e canali di comunicazione. Non per sposare una visione apocalittica degli effetti della rivoluzione tecnologica - anche perché vi è crescita e riduzione delle differenze nelle competenze del pubblico - ma l’abolizione delle differenze dipende molto dalle condizioni sociali nelle quali il soggetto si trova e l’utilizzo dell’informazione richiede competenza, strumenti adeguati e sufficiente motivazione che molti ancora non hanno. Questa situazione può far riflettere sui “possibili diseredati della comunicazione”? Per dirla con Walter Lippman: “In qualsiasi società che non sia talmente assorbita nei suoi interessi né tanto piccola che tutti siano in grado di sapere tutto ciò che vi accada, le idee si riferiscono a fatti che sono fuori dal campo visuale dell’individuo e che per lo più sono difficili da comprendere”: di conseguenza, “ ciò che l’individuo fa si fonda non su una nuova conoscenza diretta e certa ma su immagini che egli si forma o gli vengono date”.
La sesta puntata di “Immitis quia toleravi” su PUG e ASSOIMPRESE ha analizzato diverse problematiche ai fini di informare sempre più i cittadini, e ha messo in risalto come negli ultimi mesi si è notata una vivace ripresa dell’interesse per l’esame dei rapporti fra l’uomo e il territorio, stante pure il pericolo che rinomati politici e amministratori galatei, confrontandosi superficialmente, senza osservare e rilevare l’effettivo stato di fatto della situazione concreta dei luoghi, potrebbero, con la scusa di reali crescenti bisogni di produttività, assaltare la risorsa terra e mare e non preoccuparsi quindi dell’uomo nel più allargato campo sociale ed ambientale. Fa piacere, perciò, che le esigenze dell’ambiente imposte all’uomo, si stiano analizzando da molti attori che, responsabilmente, stanno organizzandosi per proporre, correttamente ed in conformità di legge, fissazione in termini quantitativi e qualitativi di caratteristiche dell’ambiente ritenute indispensabili per ora e nel prossimo futuro. Si vuole, agendo con anticipazione, evitare errori, sulla base di apprendimento pregresso, miscelando risorse e comportamenti con valutazioni di opportunità tra attori che mediano sul campo tra esigenze diverse, evitando che il ruolo sociale venga escluso da disattenti ed invadenti amministratori. Così che la tutela dei valori ambientali, storici e culturali che il territorio esprime, possa arricchirsi e affinarsi progressivamente grazie al contributo dei cittadini mediante il metodo della copianificazione per aprire ad obiettivi e strategie della comunità locale, oltre ad altri enti ed organismi, a vario livello, coinvolti pure nel governo del territorio. Questi risultati si vogliono raggiungere senza altra richiesta di relazione di ostilità, di mero incontro occasionale, né di scambio o di sfruttamento, per trovare, infine, un accordo produttivo su questioni di interesse comune.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro aspetto riguardante l’Organismo SISRI (Consorzio per lo sviluppo industriale e di servizi reali alle imprese) da cui Galatone è uscito con la necessità attuale di rivisitare le precedenti decisioni per ritornare a farne parte ancora, sulla base di elementi nuovi e qualificanti che emergono da un recente regolamento del Consorzio. Un tavolo di confronto per discutere con le autorità interessate per prevenire o far cessare situazioni incresciose e soprattutto dannose per una reale crescita produttiva della nostra Comunità è stato richiesto da ASSOIMPRESE Galatone-Nardò per il giorno 10 dicembre c.a. per analizzare la situazione attuale ed evitare il conseguente contenzioso che, se dovesse persistere, pur in presenza di intenzioni programmate di scelte dirette alla creazione di una “zona industriale bis” in alternativa al consorzio, potrebbe causare l’emarginazione delle categorie interessate da un contesto già avviato con danno enorme in termini di tempo perso e di dispendio di energie.
Il 13 marzo 2008 con un mio articolo su “Consorzio per lo sviluppo industriale”, dopo la delibera dell’Amministrazione di Galatone di uscire dall’Organismo SISRI (Consorzio per lo sviluppo industriale e di servizi reali alle imprese) della Provincia di Lecce, sostenevo che quella scelta poteva essere opportuna ma, nel contempo, poteva anche rappresentare “l’inizio di altre e più concrete esperienze operative”. Le esigenze individuate a recepire la “ratio” dei Piani Regionali di Sviluppo, per porre in primo piano l’obiettivo del potenziamento dell’apparato produttivo, venivano in molte situazioni a creare inadempienze con pochi contenuti e confuse modalità d’azione. Il debito della Sisri era, sino a poco tempo addietro, di 15milioni e mezzo di euro, comprensivi di compensi d’oro, speculazioni nelle compravendite di aree e pochi controlli sui servizi erogati. Il Consiglio di amministrazione si muoveva nella quasi indifferenza degli Enti- soci, quali Provincia e Comune di Lecce,
Di recente, però, il SISRI si è dotato di un nuovo regolamento per l’assegnazione di altri suoli con la previsione di potenziare e di introdurre elementi di innovazione attraverso un’adeguata ed organica offerta di servizi. Ora in conseguenza di nuove offerte alle imprese, di mutamenti tecnologici e di mercato che offrono maggiore incisività allo strumento consortile, attraverso la ridefinizione delle funzioni opportunamente modellate in base alle specifiche esigenze dell’apparato produttivo locale, si può avere nuovo stimolo e restare a far parte del Consorzio? Per tutto ciò, Assoimprese Galatone-Nardò ha richiesto un tavolo di confronto, presso la sala consiliare del Comune di Galatone per il giorno 10 dicembre 2008, al prefetto, al presidente della regione Puglia, al presidente della provincia di Lecce, al sindaco di Galatone, al presidente SISRI di Lecce, al presidente Confindustria di Lecce, al presidente Confartigianato di Lecce. Si vuole indurre il Consiglio Comunale di Galatone a rivisitare, revocandola, la precedente delibera di abbandono del Consorzio e, dopo quanto si è discusso nell’ultimo Consiglio Comunale del 26 Novembre u.s. con la determinazione di un rinvio della discussione del problema, a rivedere la proposta di delibera, non proprio lineare, di acquisto di altri suoli adiacenti alla zona industriale da destinare alla creazione di nuovi insediamenti produttivi.
Si riuscirà, con equilibrio e buon senso, ad incrementare responsabilmente l’attività del Consorzio, del Comune di Galatone che dovrà riconsiderare la posizione sinora presa sforzandosi di attuare una reale crescita produttiva in un momento di grave situazione economica?