Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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mercoledì, 29 luglio 2009

TEST DI DIALETTO

 

Se le strutture sono necessarie, se i contesti sociali sono importanti, se i servizi devono essere efficienti per una scuola che possa svolgere in condizioni ottimali la sua insostituibile opera, determinante sarà il ruolo del docente e l’azione educativa – didattica che egli saprà porre in essere. Infatti è la persona che educa la persona, per cui le strutture, le tecniche, le norme, i servizi concorrono ai processi educativi se sono vivificati dalla persona dell’educatore.

Oggi il docente si trova a gestire una scuola non certo facile, una scuola che esige molto più che nel passato e, che, talvolta, genera stati di tensione, che non si compensano con manifestazioni incoraggianti di generico apprezzamento o con gratificazioni per un lavoro difficile e talvolta oscuro, perché quasi mai escono dall’area specifica degli addetti ai lavori. Anzi alla sempre maggiore richiesta di prestazioni da parte dei docenti, cui può farsi fronte solo con una competenza psicopedagogica e metodologico – didattica aggiornata, non sempre corrisponde il giusto riconoscimento anche in termini retribuitivi ed economici.

Appare quindi ridicola e senza alcun principio di buon senso la proposta di un “test di dialetto per i professori” che, senza alcun dubbio, viola il principio costituzionale di eguaglianza tra cittadini, e che sembra frutto di ostilità nei confronti delle attività lavorative dei docenti la cui funzione si dibatte tra la ricerca di una nuova identità e gli atteggiamenti di indifferenza del contesto sociale. Eppure il docente rimane l’uomo chiave di ogni processo di innovazione, il vero agente di cambiamento della scuola e, prevedibilmente, della società intera. Egli si trova a dover rispondere in prima persona di quella non ancora compiuta integrazione tra scuola e società, di cui evidentemente non è il solo responsabile, in quanto non si forma soltanto da sé avendo bisogno dei necessari supporti per acquisire la competenza all’altezza dei compiti che vengono richiesti e precostituire le condizioni per l’identificazione tra scuola e società, su cui si fonda la possibilità di dominio, da parte dell’uomo, della stessa civiltà tecnologica e post- industriale. In questa prospettiva meglio sarebbe pensare al ruolo che svolge l’aggiornamento nel far camminare la scuola coi tempi, cogliendone i segni, interpretandone l’ansia di rinnovamento, offrendo ai docenti modalità educative e strumenti didattici nuovi in grado di soddisfare le ineludibili attese dei giovani e della società, piuttosto che perdersi in proposte effimere che, per così come sono poste, farebbero pensare solo ad una macchietta, nemmeno intelligente.

postato da: giusedoria alle ore 08:26 | link | commenti
categorie: il professore e sua funzione, test di dialetto
sabato, 25 luglio 2009

COMITATI

Costituzione comitato Città del Galateo

La prima idea del costituito Comitato è nata quale proposito de “Il Portavoce”n.45.

Nella successiva apposita riunione è apparso ben evidente, fin dal primo momento, l’opportunità di produrre un lavoro non individuale bensì a più voci, tale che possa offrire una sintesi generale delle vicende artistiche e culturali dell’area galatea, dall’età più antica ai tempi moderni. Esigenza quest’ultima, si presume, largamente sentita sia fra gli studiosi, sia negli ambienti in generale più vasti. Ben definito anche lo scopo principale; insieme con l’esigenza di superare i singoli personalismi, interni ed esterni, e al ruolo svolto di volta in volta da questo o quel centro maggiore o minore in relazione alle alterne vicende di questo paese, mettere insieme, con la stesura di un programma, dedicato alla storia, agli attori attuali artistici e non e al territorio, le singole espressioni e movimenti culturali per dare contributi di collaborazione a chiunque voglia accettarli.

L’aspetto e il fatto più appariscenti e più reali della nostra società, in ogni  sua componente, è quello dell’abbandono- ormai quasi universalmente accaduto- di una cultura fondata su un’adesione anche fisica a schemi territoriali locali e l’insorgere di un nuovo tipo di cultura che va tentando di manifestarsi in forme, in modalità e contenuti del tutto nuovi, e, quel che più conta, va cercando i propri modelli nell’ambito di una “modernità” di carattere mondiale, modernità della quale appaiono, per ora come visibili, solo alcuni aspetti estremamente esteriori; ma proprio perché questi passaggi non assumano un carattere di drammaticità, ove l’analisi di essi debbono tener conto di un certo tipo di cultura locale, la funzione del Comitato o dei gruppi diventa quella di essere uno stimolo e formazione per cercare di rispondere a questa trasformazione con una adeguata promozione culturale, professionale, economica.

Queste esigenze creano una spirale di bisogni che moltiplicandosi possono provocare un senso di ingiustizia e un complesso di frustrazioni con tensioni, da quelle ideali a quelle concretamente pratiche, a quelle puramente utilitarie, che mantengono in essere una situazione di tendenziale nevrosi sociale e di continua contestazione a livello di ogni situazione e con qualunque mezzo utilizzabile. Di fronte a tutto ciò che potrebbe diventare fenomeno sociale insieme grandioso e fragile, stimolante e pericoloso, si tenterà di porre in atto suggerimenti di intervento di ogni genere: in particolare, per quanto ci riguarda, interventi culturali di ogni natura. Saranno queste premesse sufficienti per fornire poi strumenti di base per qualsiasi ulteriore ampliamento del quadro culturale finora noto e solo globalmente delineato?  Hoc est in votis.

postato da: giusedoria alle ore 17:45 | link | commenti (1)
categorie: comitati, affari umani, città del galateo
mercoledì, 22 luglio 2009

LA GROTTA CAPPUCCINI

 

Se si eccettua il grande interesse per i lavori, la scoperta e gli studi iniziati nel luglio del 1981 sino al 1985 ed oltre per la “Grotta Cappuccini di Galatone”, scarse sono stati poi le iniziative per contribuire a diffondere la conoscenza della cultura preistorica e divulgare l’importanza dei reperti archeologici in essa ritrovati. L’idea di un libro ad opera del Club Cine Amatori “L’Occhio” e una conferenza dello scomparso Prof. Cremonesi sulla grotta suddetta, con relativa mostra fotografica nella sala della Pro loco, suscitò grande entusiasmo insieme con la speranza di sensibilizzare i concittadini sull’importanza della scoperta e con l’orgoglio di diffondere il nome di Galatone in campo nazionale ed internazionale.

Così non è stato ed oggi non restano che poche notizie e scarsi reperti archeologici che pongono la questione che è pur sempre quella di unire passato e presente e di conciliare il micro con il macro, mentre si trascurano, con eccessiva leggerezza, considerazioni di carattere sociale per rispondere, poi, ad istanze culturali nuove e alle sfide del nostro tempo.

Ora un progetto, “la Città del Galateo”, sta costituendosi per dar vita a proposte riguardanti una moderna biblioteca, un centro studi, un museo della storia e della civiltà galatea, con la speranza che gli interventi si possano basare su proposte organiche, coordinate e coerenti con gli scopi

da raggiungere, o dei diritti da tutelare, e per mettere in azione le nostre stesse intime forze, guidate ed orientate dall'esperienza di ciascuno di noi.

Non si dovrebbe escludere nemmeno un’azione per l’analisi e la elaborazione di dati e, per così dire, di “monitoraggio” tesa alla raccolta di conoscenze psicologiche, ambientali, socio culturali, prima di proporre e decidere; 

conoscenze che entrino a strutturare e a formalizzare determinazioni che consentano anche di assumere forza rappresentativa per combattere ogni forma di autoritarismo o sordità di chi è al potere.

Una partecipazione reale, attiva e naturale all’esistenza di una collettività che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro; partecipazione naturale, cioè imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalle professioni, dall’ambiente per proporre uno studio di apprendimento, creare un confronto di idee, permettere ai tecnici di esprimere le proprie problematiche, illustrare i limiti e le possibilità della ricerca, promuovere, soprattutto, l’interesse per una formazione culturale, scientifica e, nel quadro di quanto è stato già fatto, tracciare le prospettive di sviluppo a livello territoriale nell’ottica che interessa di più queste attività che possono sembrare apparentemente lontane ma che, in realtà, sono più prossime di quanto si possa pensare.

 

sabato, 18 luglio 2009

SENZA LAVORO

Dal Sud i giovani scappano per sistemarsi  al Centro-Nord. Il Presidente delle Repubblica afferma: “per una ripresa stabile occorre superare il divario con il Nord”. Molto giusto.

 Ma da tempo si sa che è fin troppo evidente il contrasto che si delinea tra il dominante materialismo economico e l’aspirazione  verso “una società più umana” che garantisca le libertà individuali. Abbiamo scordato la Lettera enciclica “Laborem exercens”  pubblicata dal papa Giovanni Paolo II il 14 settembre 1981?

Se gli anni settanta hanno rappresentato la crisi, una crisi generale che ha investito anche la realtà del mondo giovanile con la caduta di quei punti di riferimento che permettevano la piena integrazione tra individuo e società, negli anni ottanta la “questione giovanile” sempre più si delinea come “problematica sociale” e perde la sua originaria autonomia. Molti diversi orientamenti di analisi hanno posto l’accento, di volta in volta, ora su di un problema, ora sull’altro, senza poter comprendere che cosa è necessario al giovane per essere un individuo, cioè entità/identità nella società e non categoria ben distinta per età, gruppo sociale, assenza o presenza di ruolo nella moderna divisione del lavoro.

Ciononostante emerge il bisogno di conoscenza come spinta motivazionale tale da percorrere fino in fondo l’iter di studi, sia nella speranza di una risoluzione per il lavoro, sia per una ritrovata “personalizzazione” nel tessuto sociale. La cultura istituzionale non li coinvolge e, non soltanto perché non consente loro di proiettarla in una realtà lavorativa personale, ma perché ha perso di credibilità; quasi del tutto assente il ruolo di collegamento con il mercato del lavoro, completamente lontani dai nuovi modelli emergenti i contenuti delle discipline di insegnamento, per cui i giovani avvertono il bisogno di cercare altrove e diversamente una propria identità culturale e sociale. Persiste ancora, d’altra parte, una interiorizzazione piuttosto passiva e abulica di un modello sociale stereotipato nel quale prevale il dovere della società di garantire al giovane una collocazione sicura ed un ingresso altrettanto stabile e proporzionato al titolo di studio conseguito.

Ora i giovani ritengono necessario un contatto con la realtà cittadina solo nel senso di un’apertura verso il mondo produttivo che possa facilitare quell’inserimento professionale che a tutti appare molto incerto. L’aspirazione verso il futuro che si proietti oltre la propria diretta esperienza, aspirazione che avrebbe potuto essere desunta da preoccupazioni di “tipo ecologico” per la mancanza di verde, di mare pulito, di città curata, di strade vivibili e percorribili, di atmosfera pulita, dovrebbe confermare una tendenza che, si spera, possa rappresentare la spinta al rinnovamento culturale e sociale che pure è sempre stata una caratteristica giovanile ma che oggi appare appartenere a tutti.

 

 

 

giovedì, 16 luglio 2009

PROCESSI CULTURALI

 

Il nuovo campo culturale – quello che si è costituito e si va costituendo a seguito delle rivoluzioni informatiche, della società dei servizi, delle evoluzioni degli studi ad ogni livello – sta assumendo configurazioni ben diverse da quelle classiche. Sta scomparendo, se non lo è del tutto ormai, il netto discrimine tra mansioni intellettuali e manuali o tecniche con i molti ruoli rispettivamente subalterni, le organizzazioni che vogliono stare sul mercato ed essere competitive si de-burocratizzano, l’amministrazione diventa sempre più gestione, il rapporto con il mercato o la capacità di costruire e mantenere un rapporto con il mercato, diventa sempre più variabile strategica di sopravvivenza di molte organizzazioni.

Si sviluppano, così, accanto ai luoghi classici del campo culturale, nuove articolazioni e nuove strutture sia autonome, sia relativamente autonome, sia come parti o branche di altre strutture come quelle preposte alla comunicazione istituzionale e d’impresa o quelle preposte alla gestione delle politiche culturali pubbliche. 

Queste funzioni di un campo culturale allargato, però, nel contesto della società globale, mutano e tendono ad acquistare un ruolo più pervasivo e diffuso ma perdono anche quella parte di “luce misteriosa” che aveva contribuito a fare di alcune posizioni, all’interno del campo culturale, i vertici accademici e artistico - creativi, posizioni dotate di prestigio e di autorevolezza culturale e sociale che per certi aspetti, potevano essere assimilati agli antichi ruoli aristocratici da cui il nome, non a caso, di professori universitari, appellati, e tuttora in parte chiamati, “baroni”.

Ora le carenze maggiori, dal punto di vista di un curriculum adeguato alla formazione dei quadri del campo culturale allargato, sono da ricercarsi nella direzione del rapporto tra zona del sapere generale e zona del sapere specialistico e tecnico che, a mio modo di vedere, abbisognano di un ripensamento per correggere le deformazioni che potrebbero prodursi tra formazioni e competenze diverse per innestare, invece, competenze di tipo progettuale idonee a far socializzare, ad adeguarsi alle nuove tecnologie valide anche per gli addetti che già operano nel settore. Occorre pensare, soprattutto, a come aprire le menti degli operatori a quel lavoro di lettura del sociale e del mutamento culturale e di comprensione del ruolo della comunicazione nella nostra società - facendo pure attenzione che strada facendo non si innestino letture ideologiche e partitiche capaci di deformare i progetti e renderli impossibili - senza del quale non è neppure concepibile oggi un’attività di progettazione e di gestione orientata all’innovazione possibile con, al contrario, la fuoriuscita di un insieme di sintomi di tipo neurologico che precedono gli attacchi di emicrania o le crisi di epilessia.

 

 

postato da: giusedoria alle ore 18:51 | link | commenti
categorie: informazione e comunicazione, processi culturali
martedì, 14 luglio 2009

GALATONE, CITTA’ DEL GALATEO

 

Ho ricevuto, da circa trenta minuti, una nota di Fernando Maglio che con celerità pubblico, anche per anticipare, se lo si vorrà, un altro elemento di discussione sulla “Città del Galateo”, argomento di questa sera, proposto, opportunamente, dal PORTAVOCE Enrico Longo presso la sede della Pro Loco galatea.

Accorgersi, in questa stagione della cultura, come la funzione della conoscenza, in un mondo culturale che muta, va perseguita e come va eventualmente ridefinita la sua specificità, fa sempre piacere. Accorgersi, cioè, come ho avuto modo di scrivere da tempo, che noi siamo ambiente a noi stessi, che il nostro vissuto è ambiente rispetto al nostro modo attuale di percepire, di essere e di comunicare con gli altri.

Giuseppe D’Oria

 

 

 Galatone, Città del Galateo?

Nulla quaestio, senza dimenticare il lavoro iniziato quaranta anni fa da un gruppo di grandi maestri delle scienze umanistiche e filosofiche:

Antonio Corsano, Mario Dal Prà, Francesco Tateo, Aldo Vallone, Nicola Vacca, Antonio Antonaci, Michele Paone, Donato Moro. Catecumeno era l’allora giovane Vittorio Zacchino, oggi ultimo figlio del Galateo.

Nelle Giornate Galateane del 18 e 19 novembre 1969 si inaugurò il monumento al Galateo e si avviò un lungo, fervido, eccellente studio delle opere del e sul Galateo, che, oggi, scientificamente, è più conosciuto nel mondo che nella sua città.

Si tratta di partire, al di là del logo, dal rispettoso, riconoscente, galateano comportamento per gli Autori del rilancio culturale del nostro insigne concittadino, che amava la sua città, ma si qualificava “Greco”.

Allora, una biblioteca, ben venga!

Un centro studi che sia di monitoraggio delle opere di e sul Galateo, ma, soprattutto, di riconoscimento e di valorizzazione del grande lavoro compiuto e da compiere, in Italia, dalle Università di Bari e di Foggia,  da singoli, grandi Studiosi della Provincia di Lecce, dai Ricercatori di tutto il mondo, perché il Galateo è nato a Galatone, ma è universale.

Un’altra notazione.

Galateo è poligrafo.

Galateo per noi “galatei” è, altresì, decantatore di sette prodotti enogastronomici dal colore dello zafferano (saranno reperibili al forestiero?), ma. anche, sull’insegnamento di Antonio Costantini, è l’espressione di un civico periodo aureo  dalla cultura, alla urbanistica, all’edilizia, all’architettura, alla agricoltura.

Io non sono immitis quia tolleravi, ma estimatore  e seguace della fedeltà e dell’accoglienza, insegnate dal nostro.De Ferrariis.

Fernando Maglio

 

 

postato da: giusedoria alle ore 09:53 | link | commenti (1)
categorie: galatone, da fernando maglio, città del galateo

OGGI SCIOPERO CONTRO IL DDL ALFANO

 

 

               http://dirittoallarete.ning.com).

postato da: giusedoria alle ore 07:25 | link | commenti
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venerdì, 10 luglio 2009

ENCICLICHE E PASSIONI UMANE

 

                                           

Sul fenomeno della globalizzazione, il Papa Benedetto XVI , ha firmato la sua terza enciclica “Caritas in Veritate”.

Le encicliche sociali, e per citarne qualcuna a cui quest’ultima si potrebbe collegare, quali le pregresse “Populorum Progressio” di Paolo VI, “Sollecitudo Rei Socialis, “Laborem Exercens”, sostengono che al mondo occorrono nuove regole per dare importanza alla solidarietà tra gli uomini insieme con una crescita sicuramente materiale, ma soprattutto spirituale. La “Caritas in Veritate”, pur non essendo un’enciclica anti-capitalista, esorta “Le Autorità politiche mondiali” a fare scelte idonee, con regole cogenti, onde evitare eccessivi privilegi, enormi rendite che producono le conseguenze della mancata crescita e della ingiusta inflazione per non aggravare maggiormente le categorie di persone che non hanno voce in capitolo e non sono protette.  

Di ogni enciclica, però, noi italiani, popolo di santi, di navigatori ma anche di truffatori, non ne abbiamo fatto appieno buon uso, anzi, oggi, sul “trionfo del mercato mondiale”, ci lasciamo sopraffare da un “pensiero unico” secondo cui è  il mercato che comanda e spiega ogni evento. Accanto a ciò, tanti comportamenti individuali che, in ogni momento, pongono in atto odio, paura, risentimento, invidia, ambizione che aggravano i nostri umani rapporti; una logica del dominio del capitale, perciò, iscritta nel rapporto sociale ridotto a merce che sembra escludere ogni possibilità di vero sviluppo e di ritorno all’umano.

Sotto questi aspetti è illusorio vedere, senza una “distruzione creatrice “ per rifarsi a Schumpeter, la possibilità di un vero sviluppo. Sembra difficile per ora pensare ad un modo di fare “Politica” che possa sostituire la categoria dell’utile economico e del potere a quella della “caritas” e del mutuo aiuto. Una sostituzione che sarebbe una forzatura nell’ordine delle attuali situazioni e che potrebbe dar luogo a pericolosi fraintendimenti.

Dire che un Partito deve concorrere con gli altri per riuscire a “piazzare” il proprio prodotto, quindi la propria politica sul mercato elettorale, in fondo significa che quel partito deve comunque trovare il modo di soddisfare la domanda del suo elettorato a costi comparativamente minori. Del resto la parziale azione politica, più che giudiziaria, di Mani pulite che ha lasciato in sospeso tanti problemi, ha eliminato il baratro della questione morale che si è allargato sempre di più tra l’indifferenza generale con la propagazione attuale di offerte subdole per allettanti feste, piacere della bella vita, mondanità, donne a pagamento e viaggi lussuosi con fini nascosti, sicuramente illeciti, e con l’ampliamento anche verso chi si è servito di tali fatti per farne lotta politica ma per diventarne subito dopo vittima? Ora, ritengo, dobbiamo fare appello ai  nostri strumenti intellettuali ed avere molto coraggio per l’interpretazione individuale e collettiva - e quindi responsabile – delle tensioni, dei pericoli e delle prospettive in atto.

E’ pur vero che Don Abbondio, di manzoniana memoria, sosteneva che il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Bisogna però cominciare, per necessità e per legittima difesa, ad averne di più. Se è vero che l’essere “furbo” a volte diventa un vanto e che la furbizia si mette al servizio della frode che è fenomeno sempre più dilagante, non ci si pone più il problema del giusto e dell’ingiusto, del vero e del falso, dell’onesto e del disonesto; l’onesto, il vero, il giusto non sono più valori per i quali valga la pena spendersi e sacrificarsi e l’assuefazione ai furti, ai delitti, alle tangenti è tale che non ci sorprende più di tanto. In conclusione vorrei tanto sperare che la contraddizione del capitale possa “fondere”, proprio nel suo nocciolo, non per una crisi del capitale ma per una tendenza ad una variegata incalcolabile rivoluzione culturale e sociale.

 

giovedì, 09 luglio 2009

Via libera al ddl sviluppo:sì al rilancio del nucleare

Corriere della Sera.it
ROMA - Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo sviluppo, che prevede tra l'altro il rilancio del nucleare civile in Italia. L'opposizione, pur avendo annunciato il voto contrario, non ha partecipato al voto nel tentativo di far mancare il numero legale. Il provvedimento ha ottenuto 154 voti favorevoli e un contrario. Un senatore si è astenuto. LE MISURE - Il ddl sviluppo, Leggi ancora...
postato da: giusepperesta alle ore 18:09 | link | commenti
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lunedì, 06 luglio 2009

CURIOSITA' DELL'ALTRO SECOLO

FERNANDO MAGLIO  mi ha trasmesso una nota significativa su “curiosità della metà del secolo scorso “ – che, dopo averla gradita, pubblico con un mio modesto e laconico commento -  riguardante una delibera sul servizio notturno delle farmacie del tempo.

Si pone in risalto un plebiscito popolare e democratico che vince sulla “ratio” della Legge.

La domanda che mi pongo è: come allora si esercita il potere e quanto il potere è esercitato?

Una cosa è certa: tutti i problemi politici sono problemi istituzionali, problemi di struttura legale ma anche di persone ove il progresso verso una maggiore uguaglianza può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere.

Giuseppe  D’Oria

 

CURIOSITA’ DELL’ALTRO SECOLO

 

- Il plebiscito designa la farmacia notturna.

“Il pensiero del Consiglio Comunale, che è l’autentica espressione della maggioranza del Popolo Galateo, è stato chiaramente espresso nelle delibere Consiliari  18 luglio 1950 n. 56 e 22.9.1950 n. 65, alle quali mi riporto, rimanendo in attesa del preannunziato provvedimento che codesta Prefettura emanerà in proposito.

Intanto, mentre si prende atto della nota telegrafica n. 9078 Sanità con cui codesta Prefettura fissa il turno delle Farmacie, desidero far presente all’E.V. quanto appresso:

1) La delibera di Giunta Comunale 9.12.1949 n. 320, divenuta esecutiva, fu adottata con l’intervento degli assessori dissidenti.

2) Il Sindaco, come rilevasi dalla Delibera Consiliare 18 luglio 1950 n. 56 ebbe a richiamare il Consiglio sulle decisioni adottate, pronunziando le seguenti parole, “ a questo punto il Sindaco fa presente al Consiglio che il servizio farmaceutico notturno, quando è istituito deve essere a turno da tutti i farmacisti. L’Amministrazione, in tanto, può affidarlo ad un unico farmacista, in quanto, gli altri abbiano chiesto di essere esonerati. Se  tutti i farmacisti si obbligano di farlo attenendosi alle norme di legge in vigore ed assicurando per tutte le 24 ore, la presenza in farmacia di apposito farmacista, egli (Sindaco ndr) ritiene,  a suo parere, che il Comune  non possa affidare, sempre alla stessa farmacia, il servizio farmaceutico notturno. Alle osservazioni del Sindaco si oppongono tutti i Consiglieri ai quali si aggiungono i numerosi cittadini presenti nell’aula, che, avendo seguito con vivo interesse la discussione, chiedono che il servizio in oggetto sia assolutamente affidato ad unico farmacista, ragione per cui il Consiglio conferma ancora all’unanimità le sue decisioni contenute nelle lettere A), B) C) ed E) della presente delibera”. Le motivazioni del Sindaco pro tempore.

(Cristo o Barabba? Il plebiscito contro la ragione della Legge. Ndr).

 

Eravamo  a meta luglio 1950. Sembra lontano dalle prassi politiche ed amministrative?

Fernando Maglio

 

 

sabato, 04 luglio 2009

REALTA’ DEL MERCATO GLOBALE

 

Più volte su alcune pagine di questo blog ho analizzato il problema della fragilità del funzionamento di un mercato globale con regole non uniformi e con l’incapacità, sinora dimostrata dai “sette”, dagli "otto" e dai “venti grandi”, di ottenere risultati nel compito di rafforzare, con continuità, un’azione di adeguamento alle necessità impellenti degli umani bisogni. Anzi l’ennesimo vertice del G8 che si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio ha già in sè, da ora, riserve di rinvio dei tanti problemi da sviluppare al prossimo vertice del G20 di Pittsburgh, a settembre.

Così pensavo ed esprimevo il 18 luglio 2008:

“Si ha l’impressione, al contrario, che “il  de jure publico condendo” vada parallelamente realizzandosi in progressivi tornaconti economici, tracciati sul sistema finanziario, nello sviluppo della “ de re oeconomica condenda”, ove, a torto o a ragione, si vogliono ampliare le proprie economie, per non dover soccombere. Ciò spesso comporta una perenne discussione, senza mai addivenire ad uno status di fatto, perpetuando inevitabilmente un periodo di incertezze e di rinvii. E così ancora ragionavo il 3 aprile 2009:

“L’economia mondiale, i Governi dei vari Paesi e gli operatori economici, a fronte della nuova realtà, necessitano di regole adeguate, di istituzioni in grado di sovrintendere al loro rispetto, di strategie adatte a fronteggiare le sfide e a cogliere opportunità. I processi di globalizzazione delle attività economiche rappresentano certamente uno dei fenomeni più importanti dell’economia mondiale che comportano sfide e opportunità molto complesse per gli operatori e per i Governi dei vari Paesi, al punto che le loro strategie sono sempre più condizionate da tali realtà in atto”…. “Infatti ciò che non si riesce a decidere sono nuove regole in risposta alle emergenze in atto, un monitoraggio con la capacità ed un ruolo propositivo di far rispettare le decisioni o gli indirizzi statuiti”.  

Ora a me sembra che, per usare la metafora di Henry George (1839-1897), potremmo comparare la società nazionale, europea e mondiale ad una barca. “L’avanzare di questa barca non dipende da quante energie spende l’equipaggio. Dipende dagli sforzi riservati a farla avanzare nel mare. Questi sforzi saranno diminuiti dall’energia spesa a litigare fra loro, o nello spingere in direzioni differenti”. Fattori determinanti della crescita non sono soltanto l’imprenditorialità, né la cornice istituzionale propizia alle innovazioni, né soltanto il ruolo del credito e della finanza, ma le carenze dei modelli di crescita che vanno ricercate proprio in tutto ciò che quei modelli non contengono né prevedono. Partiamo sempre in ritardo e chi parte in ritardo, in qualunque gara, parte svantaggiato; inoltre non siamo in grado nemmeno di godere di alcuni vantaggi che si possono ottenere nell’inseguire modelli di sviluppo di Paesi più avanzati. E noi, in particolare, che partiamo sulla strada dello sviluppo con un Pil per abitante nettamente inferiore a quello dei paesi più avanzati, con un debito pubblico che avanza vertiginosamente, avremo in più enormi difficoltà nel processo di recupero. Buon lavoro, allora, ai grandi della Terra, i cui “incontri”, si spera, non dovranno rappresentare solo una ulteriore immagine esteriore da farci entusiasmare, ma  progetti e regole tesi a fare progressi per una idonea strategia comune.