Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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venerdì, 30 ottobre 2009

TRIBUNA GALATEA

I puntata Tribuna Galatea

 

La trasmissione “Tribuna Galatea”, grazie soprattutto al servizio che presta MYBOXTV anche attraverso le svariate iniziative intraprese, è andata avanti, si è conclusa pure con l'assenza di qualcuno e, ciononostante, ha offerto, spero, lo spunto per riflettere su alcuni avvenimenti locali, grandi e piccoli, vicini e lontani, previsti e non prevedibili.

Si è voluto dare, come credo anche si potrà farà in seguito, un contributo per raccogliere informazioni, selezionarle, eventualmente controllarle, completarle, diffonderle anche attraverso altre agenzie di opinioni locali che puntano a valutazioni e commenti, per non limitare l’ analisi di alcuni avvenimenti a ristretti settori interessati che potrebbero dipendere da chi fornisce notizie e documentazioni non in modo e forma lineare e, spesso, solo sulle attività loro proprie.

Il minuscolo contributo marginale infine, ma sempre necessario, offerto da “Tribuna Galatea”, ha voluto mettere a disposizione dei cittadini che ascoltano un dibattito tra persone di buona volontà che ringrazio della partecipazione pronta e operosa, al contrario di chi ritiene o ha ritenuto di non dover partecipare alla trasmissione, neppure a farsi rappresentare, a non rispondere ad inviti scritti e sottoscritti che denotano comportamenti senza cortesia ed etichetta e che creano, per ciò stesso, effetti opposti alla buona pubblica immagine, che si pretenderebbe di avere o ancora di conservare, assieme alla incapacità di calarsi nei reciproci punti di vista, di vedere l'altro e di riconoscerne la possibili ragioni e di guardarsi per riconoscere il proprio possibile errore, istituendo così un meccanismo di reciprocità che è il prerequisito essenziale della convivenza. Peccato! Forse ci sarà una prossima volta.

 

 

 

mercoledì, 28 ottobre 2009


postato da: giusedoria alle ore 12:41 | link | commenti (5)
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martedì, 27 ottobre 2009

RISULTATI DI UN PARTITO

Quali sono o potrebbero essere gli ideali morali che i recenti eletti di un Partito possono offrire alla politica? Ma quali grettezze e spiriti di proselitismo che a quelli si uniscono potrebbero pure rappresentare limitazioni umane che diventerebbero valore di approssimazione? Quale la scommessa allora? Qui, come diceva don Mazzolari, una rivoluzione non si fa in sacrestia come non si risolve ai vertici; avviene soltanto nell’uomo tutto intero.

“E’ importante uscire dalla cittadella per raggiungere i lontani... passare dal lamento all'azione, dall'accidia tradizionale alla novità coraggiosa”.

 C’è bisogno di occasioni per parlare della utilità di un Partito ai fini di un governo civile essendo necessario, per il momento, mettere in luce come sia somma barbarie voler rifiutare alla dignità della persona, non ritenendola più utile alla pari di alcuni altri bisogni fisici, e sottraendo autorità agli uomini stessi che, senza onestà e modestia, provocano turbamenti alla tranquillità pubblica. Purtroppo il popolo dà facilmente ascolto a chi vuole scuotere i costumi prestabiliti; e questo diventa un mezzo per rovinare tutto. Ora invece si dovrebbe cominciare a domandare ad alta voce, senza tregua, l’esecuzione di ogni promessa fatta per tutelare la concezione della democrazia e dello Stato, per porre in essere proposte serie che si traducano in legge, per non violare i diritti naturali dell’uomo riconoscendone l’uso ma anche per dare limiti perché non diventino, degenerando, licenza. Tutto ciò, se necessario, anche creando una corrente politica che si avvicini il più possibile ad una valutazione oggettiva della realtà storica del momento che operi in conseguenza, che sia capace di lottare cadendo o vincendo, secondo i momenti storici del divenire umano. Come ho già avuto modo di rilevare, con qualche altro mio precedente commento sui partiti e sugli uomini che operano ed agiscono in esso, “si ha sempre più bisogno di un tipo di guida politica che sia in grado di proporre obiettivi di interesse comune e non d’èlite, collettivamente accettate e di interesse comune, soddisfatte con forme di gestione che non si identificano certo con quelle di tipo oligarchico, plutocratico, tecnocratico".

In questo nascere di conflittualità, occorrono “potenziali di protesta” di cui i giovani dovrebbero essere i portatori principali che non mi sembra siano più canalizzabili in partiti ed associazioni ma piuttosto in quelli della riproduzione culturale, dell’interazione sociale e della socializzazione.

Una “rivoluzione silenziosa” insomma che, in particolare, spinga i giovani alla solidarietà, alla comprensione, alla tolleranza in opposizione all’individualismo e alla sfrenata competitività politica.

lunedì, 26 ottobre 2009

AGGIORNAMENTO
PRIMARIE DEL PD

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postato da: vitobaglivo alle ore 15:37 | link | commenti
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PRIMARIE DEL
25 OTTOBRE 2009
A GALATONE
RISULTATI


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venerdì, 23 ottobre 2009

CONSIGLI COMUNALI

 

Avere Consigli comunali fortemente rappresentativi vuol dire assicurare lo svolgersi di una politica per la rigenerazione del tessuto democratico. La forza di una istituzione, infatti, non è data dalla quantità di atti e documenti di cui deve occuparsi ove, anzi, l’eccesso delle funzioni ne potrebbe debilitare il valore, ma dalla competenza di dare compimento ad una vera e propria missione che si regga sulla qualità delle decisioni. L’esperienza di questi anni con le sperimentazioni dell’innovazione istituzionale in continua fase transitoria, rischia di essere male interpretata, e sotto più aspetti. Si addensano, così, pericoli di ritorno indietro di diversa e anche contrapposta natura. C’è chi spinge verso la riduzione ulteriore delle competenze delle assemblee, e soprattutto del loro ruolo, affermando una visione della politica tutta a ridosso di una gestione tecnica e fondata sulla delega “ad uno”. Ma c’è anche chi, dalle angustie e dalle difficoltà di questa sperimentazione, ripropone il vecchio e sicuro sistema che vedeva le assemblee elettive comunali direttamente impegnate nella gestione dell’amministrazione.

Non c’è dubbio che, nel corso dell’esperienza di questi ultimi anni, il sistema concepito dalla Legge sulla elezione diretta del sindaco, ha manifestato in più punti alcuni forti tensioni dovute prevalentemente alle difficoltà di assimilare i nuovi rapporti istituzionali da parte di diversi protagonisti: partiti politici e assemblee elettive, giunte, sindaci. Se, in alcuni casi, i conflitti sono letteralmente esplosi, in generale, deve dirsi che le difficoltà sono state vissute con uno stato di sofferenza solo in parte prevedibile. Ciò ha riguardato anzitutto la funzione dei partiti e, in essa, dei loro singoli esponenti nelle assemblee elettive. Così i Consigli sono diventati uno strumento avanzato per sopprimere la partecipazione e la rappresentanza politica e,  pertanto, i compiti fondamentali di un consesso democratico. Ecco  perché, di fronte a noi, sta la necessità di fare decisamente un passo in avanti in direzione della valorizzazione delle assemblee elettive comunali e locali. Forti Consigli comunali aiutano tutto il processo democratico ed evitano una cattiva riduzione della complessità sociale e politica. Forti Consigli comunali spingono a migliorare il sistema politico- istituzionale, indubbiamente da alcuni anni preoccupato di affrontare il tema della stabilità delle istituzioni di governo. Se questa stabilità forse può dirsi raggiunta nei Comuni, ad altro è ora necessario porre mano: alla qualità delle nostre assemblee elettive e delle giunte, al corretto rapporto di dialogo e relazione tra organi, al vanto dei compiti di rappresentanza politica in funzione del rafforzamento della democrazia decidente e dell’eventuale futura alternanza. Come? Con cittadini che non danno ascolto a certi vacui discorsi populistici ma che siano disposti ad essere curiosi e critici della cosa pubblica; con un successivo sforzo comune per adeguare Statuti e regolamenti ormai superati.

postato da: giusedoria alle ore 11:32 | link | commenti
categorie: consigli comunali
sabato, 17 ottobre 2009

PROBLEMI DI DEMOCRAZIA

Sembra che nell’universo della filosofia moderna, l’ordine che regolamenta la coesistenza sociale si colga direttamente sul piano della realtà empirica dei rapporti intersoggettivi e non su quello della sua razionalità naturale. Appare che sia impossibile verificare fino a che punto gli avvenimenti sociali, nazionali ed internazionali agiscano in profondità su di noi, come pure molte menti pensanti ritengono che il tempo stia passando invano  in quanto rivalutazioni ideologiche, “mutamenti e rimutamenti di conclusioni” possono porsi, a seconda dei casi, come un pregio di crescita o un limite di sviluppo.

Un’Autorità la cui formulazione in ruoli definiti sembra dolorosamente sacrificata in un contesto istituzionale che non consente nemmeno ampi margini al libero dibattito dell’opposizione per cui i problemi e le incertezze dei nostri giorni passano attraverso forme di itinerari culturali fatti di positivismo, di misticismo idealistico, di irrazionalismo. In tale sistema non è raro individuare, nelle più strenue difese della negazione assoluta, un qualche spiraglio luminoso di quasi inconsapevole opposta soluzione ma non esistendo una categoria unica, unitaria e totale, le innumerevoli categorie, al contrario, creano un vuoto di pensiero e certezze effimere anche cangianti nel tempo e nello spazio, cangianti come giudizio per la stessa persona, come movimento rispetto alla medesima fattispecie. Se ne deduce che l’assoluto è soggettivo, per cui cessa di essere o non è mai esistito come assoluto. Perfino la morale è “eteronoma”, ed appare che il tributo ad un inesistente senso religioso viene pagato nell’esaltazione dell’unico atto veramente morale, perché disinteressato, cioè l’atto folle. Ovunque si operi e ci si muova emergono costrizioni e imposizioni di autorità, per cosi dire, “sovraordinata” e operante secondo scopi non sempre corrispondenti al pubblico interesse. A tale regola non sfugge la Comunità internazionale i cui trattati sembrano “inutili pezzi di carta”, travolte da false proposte di legalità per cui cadano le occasioni di un mondo logico e preordinato alla ragione della giustizia.

Sembra inutile affannarsi a ritrovare l’intelligenza onnicomprensiva cui subentra, invece, l’autonomia dell’autoritarismo del potere o dei poteri costituiti giungendo a disconoscere all’uomo tutta la sua potenziale creatività e il suo continuo confrontarsi con la realtà a lui esterna?

mercoledì, 14 ottobre 2009

FONDAZIONE DI PARTECIPAZIONE

Prende corpo sociale e schema procedurale la fase della promozione e costituzione di una “Fondazione di partecipazione” denominata “LA CITTA’ DEL GALATEO” che mediante l’elaborazione di strategie partecipate e condivise di sviluppo locale potrebbe sostenere

e promuovere la crescita della città di Galatone. In tale contesto rivestono particolare importanza la tutela, la conservazione e il miglioramento dell’ambiente e del paesaggio, nonché la valorizzazione della cultura, delle tradizioni e del saper fare locali.

Tra gli scopi anche quello di promuovere ed organizzare manifestazioni, convegni, incontri, procedendo alla pubblicazione dei relativi atti o documenti, ed ogni altra iniziativa idonea a favorire la realizzazione degli obiettivi individuati e favorendo i contatti tra la Fondazione stessa e gli operatori del settore e/o di altri soggetti ad altri settori direttamente o indirettamente connessi all’attività della Fondazione medesima.

Di fronte a questa ampia gamma di problemi, quale può essere la risposta giusta? Cercare prima di accettare ciascuno con le proprie difficoltà, i propri problemi per mettere le iniziative in condizione di normalità “provvisoria” in quanto non si può pretendere che tutto il mondo si adatti a noi; costruire pure strutture che mettano in condizione la Fondazione di reagire positivamente alle diverse svariate situazioni che si presenteranno e che potrebbero non essere favorevoli alle esigenze statutarie. Passare poi da una fase di rapporto con gli altri ad una fase di adattamento attivo alle realtà che sono davanti agli occhi di tutti. E’ evidente che la prima fase, difficile come ogni inizio, da protettiva deve poi diventare, con un impegno sempre più attivo, reattiva, con un agire strategico che implichi un quadro di riferimento unitario con altre associazioni; con una elaborazione di regole del gioco cooperative per assumere una prospettiva abbastanza ampia, proporzionata alla natura dei problemi da trattare, con la predisposizione di risorse per le correzioni in corso d’opera, con il controllo degli impatti della propria azione, mediante valutazioni accurate, dividendone insieme le responsabilità.

A livello di scelte c’è il problema della cooperazione tra attori di tipo diverso; a livello progettuale e cognitivo c’è il concorso di saperi diversi, spesso molto distanti e non abituati a sviluppare insieme gli argomenti migliori. Allora bisogna cercare di assumere questa problematica dicendo che l’integrazione tra realtà diverse deve essere cognitivamente esigente e che nel costruire i tanto desiderati quadri di riferimenti occorre muoversi sullo stretto sentiero tra miglioria del senso di orientamento delle strategie e rischi di caduta in nuovi equivoci pianificatori ex ante e dall’alto di cui non abbiamo certo bisogno: ma il bisogno è quello di una più riconoscibile gradazione delle progettazioni per raggiungere l’effetto d’integrazione tra politiche diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio. Si spera, infine, che non prevalga la frammentazione o, tra diversi attori, la collusione o la defezione ma un elevato livello di cooperazione tra gli attori orientato ai risultati efficaci necessari anche per orientare azioni istituzionali per l'indispensabile accesso ad alcune fonti di finanziamento che superino blocchi decisionali e rallentamenti burocratici.

Il conseguimento di questi diversi risultati ci attende, ben consci, che i contenuti culturali non siano da ordinare secondo uno schema sistematico e manualistico, ma siano finalizzati al rafforzamento di una comunità di fronte all'insorgere impetuoso dei problemi umani che caratterizzano questa fase del nostro vivere.

lunedì, 12 ottobre 2009

GLI IMPIANTI SPORTIVI DI GALATONE

In un articolo del Quotidiano di Lecce dell’11.10 2009 appare un intervento anonimo che potrebbe però dedursi, dal contesto, appartenga ad una iniziativa del sindaco, in risposta ad un esposto dei consiglieri di minoranza sulla complessità della struttura che è utilizzata male e crea alle casse comunali un grave danno erariale e una mala gestione, sia in termini di efficienza che di qualità del servizio offerto ai cittadini. Dalla “vera storia” della piscina di Galatone su “l’intervento” del Quotidiano di Lecce, purtroppo, si evince che non vengono rilevati bisogni e richieste dei cittadini, le quantità e la qualità dei servizi prestati e, per ultimo, ma non certo di minore importanza, il grado di soddisfacimento effettivo dei bisogni e delle richieste per appagare le attività sportive, ricreative socialmente rilevanti. Anzi dalla “ mini cronistoria” politico-amministrativa, nulla risulta essere stato corretto nella gestione degli impianti né sulle azioni e comportamenti che non sono in sintonia con gli obiettivi (non efficaci) o che sprecano risorse (non efficienti).

Le rilevazioni delle quantità e qualità dei servizi prestati sono altri input fondamentali del controllo di gestione che, nell’articolo, si traduce solamente in alcune cifre che non hanno alcun valore, se non si fa prima un’analisi per sapere quanti servizi sono stati erogati, a quale costo, a quale prezzo e con quale standard qualitativo. Può allora esercitarsi da parte del Comune un ruolo importante per la gestione e la promozione delle attività sportive, dopo aver sostenuto spese enormi per il loro funzionamento e manutenzione, se a lungo, per molto tempo e a certi i livelli non si è adeguatamente considerata una pratica sportiva più da un punto di vista sociale oltre che economico? Nella logica, allora, del controllo della gestione sarebbe opportuno, piuttosto che imputare colpe sempre agli altri e mai invece a chi gestisce che è responsabile in primis, emanare documenti sintetici redatti possibilmente in maniera facilmente leggibile e comprensibile da parte dei destinatari: amministratori, responsabili dei servizi e cittadini. Un insieme cioè di rapporti periodici, in questi ultimi tempi caparbiamente mancati, predisposti per comunicare rilevazioni, informazioni e valutazioni non “una tantum” e con articoletti giornalistici, ma con un report il cui contenuto contempli le informazioni necessarie alla verifica sintetica del grado di raggiungimento degli obiettivi, se ce ne sono, prefissati, senza comunque tralasciare aspetti di efficienza e di efficacia in grado di influenzare l’attendibilità delle conclusioni evidenziate dal report stesso con dati fisico-quantitativi e con riguardo sia alla gestione complessiva, che alla gestione dei singoli servizi. Tutto, al contrario, fa capire che i comportamenti tradizionali, gli elementi obsoleti resistono e ritardano l’introduzione dei nuovi nel continuo adattamento della cultura ai dati sempre mutevoli dell’ambiente.

sabato, 10 ottobre 2009

INTERVISTE  SENZA
CONTRADDITTORIO


TUTTE LE MONETE
HANNO DUE FACCE !!!

due facce

E' ormai diventata una pessima consuetudine!

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postato da: vitobaglivo alle ore 16:29 | link | commenti (1)
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venerdì, 09 ottobre 2009

DISCARICA ABUSIVA ED ESPOSTO PISCINA

 

I due problemi esistenti potrebbero, apparentemente, non sembrare connessi ma se si guarda, al contrario, ai compiti ed agli obblighi dell’ente locale, si rileva che alla base delle due questioni vi è un dato comune: la mancanza della tutela del territorio, dei beni demaniali e patrimoniali e la relativa gestione a cui si provvede mediante gli strumenti di programmazione urbanistica, la disciplina relativa alla loro attuazione, la realizzazione delle infrastrutture utilizzabili dalla popolazione, gli interventi e l’attività per la tutela dell’ambiente, la dotazione dei servizi. Non accorgersi che da tempo vi è stata la realizzazione, in alcune zone artigiane, di allestimento di discarica, ricorda molto da vicino il reato di costruzione abusiva, che è permanente fino all’ultimazione dell’opera, e non importa se l’apprestamento dell’area consista in una organizzazione articolata o rudimentale. Ancor peggio se si pensa alle funzioni dei comuni relative alle attività sportive i cui riferimenti, tantissimi, si possono trovare nelle leggi, ma anche negli statuti, nei regolamenti per l’uso degli impianti e nelle convenzioni per la fruibilità delle strutture. Ora un convinto carattere programmatico di attività politico – amministrativa sensato, una coordinazione e cooperazione tra uffici comunali, preposti al controllo e alla vigilanza del proprio territorio e dei relativi beni, sarebbero da ritenere indispensabili per rispondere efficacemente alle esigenze di una gestione quanto meno di sufficiente qualità dei servizi pubblici e per correggere gli squilibri esistenti nella qualità della vita che dovrebbero essere superati rendendo omogenee le condizioni in tutte le parti del territorio; ma sembra che qui, dalle parti nostre, l’attuazione di alcuni importanti compiti istituzionali comporti difficoltà insuperabili, o inerzie colpevoli, nel rendere possibili procedure di ordine e di riordino territoriale secondo le leggi generali della Repubblica che fissano i principi nell’ambito dei quali Comuni e Province esercitano, o dovrebbero esercitare, le proprie funzioni. La consapevolezza delle responsabilità dovrebbe dare vita ad un nuovo esercizio di democrazia che pure nel passato, attraverso il privilegio di costruire Statuti e i regolamenti, si è concretato in una prima testimonianza della funzione positiva che la partecipazione popolare ha potuto esercitare, attuando con convinzione gli istituti previsti nel rapporto nuovo con i cittadini. Acqua passata? Purtroppo sì con organi e azioni amministrative che, “mala tempora currunt”, hanno assunto sempre più disegni diversi da quelli tracciati dallo Statuto eludendo, così, impegni e responsabilità.

 

giovedì, 08 ottobre 2009

LODO ALFANO ILLEGITTIMO

 

Dopo la sintetica lettura della recente sentenza della Corte Costituzionale, si aprono riflessioni e discussioni, anche critiche ed accese, per dare contributi idonei a mettere in luce problemi che possono essere ricondotti ad uno solo: se può fare problema la trasmissione del dissenso su norme, principi e valori di democrazia costituzionale con un eccesso di “privatismo” e di individualismo accertato per cercare di disfarsi, a cicli sempre più brevi, di contenuti salienti della nostra Carta di fondazione della Repubblica in questo mondo di crescente dinamismo tecnologico e di

 ipercomplessità frammentata nella vita sociale.

Ora le generazioni adulte, e soprattutto le anziane, hanno più spessore di memoria storica e più stimoli di esperienze personali associati agli eventi in qualche modo riflessi anche nella Costituzione; ma è così se si verifica un confronto fra alcuni tratti salienti del testo costituzionale ed atteggiamenti e pensieri dei giovani d’oggi? E se qualcuno, approfittando di chi ne sa poco o nulla dei contenuti della nostra legge fondamentale, la cui conoscenza è alquanto debole e in alcuni tratti confusa, volesse ingannare per far cadere un patrimonio normativo e valoriale di democrazia e socialità, comune agli Italiani, intaccando anche l’unità nazionale, la sorte delle istituzioni pubbliche, incidendo pure sul modo di vivere e di pensare? Sarebbe un rischio enorme da non sottovalutare.

La Costituzione, per quanto da molti ritenuta ormai necessitante di riforme, può fornire, nella sua ispirazione e nei suoi contenuti deontologici, un legame di continuità necessario tra le generazioni sempre più distanti fra loro, un legame che è difficile pensare di surrogare altrimenti. Interiorizzare i contenuti salienti della nostra Carta fondamentale non può, peraltro, essere un problema solo cognitivo - informativo. Il patto costituzionale va riletto e rivisitato e, per farlo durare, pur con i necessari adeguamenti ex art. 138, ma solo per la sua seconda parte, come a giusta ragione la Corte ha sentenziato, ha bisogno dei giovani che devono poter trovare in essa ciò di cui servirsi non strumentalmente, ai fini di migliorare la loro capacità progettuale e di una personale strategia tra il privato e il pubblico, a difesa dell’essenza della vita democratica e libera di una società nazionale ma sempre più allargata in un contesto europeo e cosmopolitico.

martedì, 06 ottobre 2009

CONSIGLIO COMUNALE ON LINE

 

La comunicazione di un ente locale è come un puzzle o, se si preferisce, come un mosaico: per essere apprezzata e per funzionare ha bisogno che tutte le tessere si incastrino alla perfezione.

La comunicazione, dunque, in uno scenario in continuo movimento dal punto di vista normativo e tecnologico, assume oggi varie forme che, nel futuro, saranno probabilmente destinate a scomporsi ulteriormente e a richiedere attenzioni e professionalità sempre più raffinate. E’ sufficiente allora un nuovo servizio pubblico che permette al cittadino di osservare le discussioni e seguire le decisioni che l’organo rappresentativo delibera? E’ sicuramente un segnale della necessità dell’ente locale di informare e di avere un’immagine riconoscibile, forte e credibile all’esterno, ma questa necessità potrebbe fare affidamento su una gamma più ampia di strumenti; dalla pubblicità alle relazioni pubbliche, alla rete di rapporti sociali sul territorio. La comunicazione istituzionale vede spesso protagonisti tutti coloro i quali hanno compiti di governo nell’ente locale: in primo luogo il sindaco (o il presidente della Provincia, della Regione e così via), per proseguire con gli assessori, i consiglieri e, per analogia, tutta la macchina amministrativa e, al suo interno, in particolar modo i dirigenti. In altre parole la comunicazione istituzionale coinvolge, in maniera crescente, i livelli di governo e di gestione di un ente, in una escalation che, all’esterno, deve essere vissuta come un’identificazione tra chi “comunica” e l’istituzione che rappresenta. Ancora – e solo per limitarsi all’esempio più vicino alla gente – il sindaco che parla deve essere identificato da chi lo ascolta con il Comune che governa. Nel suo ruolo istituzionale quindi – essere cioè il primo cittadino di tutta la collettività amministrata e non della sola parte che lo ha votato – il sindaco deve rappresentare l’istituzione. Quando parla il sindaco deve parlare il Comune e la sua comunicazione istituzionale non può e non deve, quindi, confondersi mai con la comunicazione politica. Per dare voce alle istituzioni, si può fare ricorso alle forme più classiche e tradizionali dell’informazione. L’immagine di un ente locale deve molto del suo successo all’incisività e all’efficacia con la quale riesce a raggiungere i mezzi di informazione. Un compito tanto più semplice e agevole, quanto più è organizzata la struttura impegnata nella diffusione dei messaggi istituzionali dell’amministrazione: dall’addetto stampa all’ufficio stampa, dalla rete civica all’URP, per finire con le nuove frontiere della telematica, internet in testa. Ma non basta. La comunicazione e “ l’operazione trasparenza” passano anche attraverso mille altre forme. Elencarle tutte sarebbe esercizio complesso e rischierebbe di non essere esaustivo. Tanto vale, dunque, richiamare alcune immagine classiche. Comunicazione istituzionale, ad esempio, è quella che si intrattiene nei rapporti con altri enti pubblici, soggetti economici e altre “forze” presenti nel territorio, attraverso una rete capillare di relazioni esterne, spesso “gestite” da professionisti in questo settore. Comunicazione istituzionale è anche l’allestimento di mostre o la presenza negli stand fieristici in cui viene promossa l’immagine dell’ente locale, l’organizzazione di momenti pubblici di incontro, dai convegni ai seminari, dagli incontri nelle scuole alle visite guidate all’interno dell’amministrazione, dalle tavole rotonde con i mass media alle celebrazioni ufficiali, l’attività editoriale in proprio e la produzione di audiovisivi, le borse di studio bandite dall’ente e i percorsi formativi rivolti ai più giovani. Si potrebbe dire, insomma, che per raggiungere l’obiettivo della comunicazione e, quindi, della partecipazione della collettività alla vita amministrativa, tutti gli strumenti sono buoni. Siamo arrivati a garantire tutto questo?

 

lunedì, 05 ottobre 2009

CONOSCENZA, INFORMAZIONE E POTERE

Nel passato remoto la conoscenza era riservata a pochi per escludere dal potere i più; ora sembra che la notizia sia somministrata ai più, perché, attraverso essa, su di essi si eserciti il potere di pochi. Vi è ancora chi lamenta che l’informazione fornita sia spesso troppo suggestiva, troppo unilaterale, troppo poco articolata. Ed è vero; ma questa è proprio una conseguenza del suo rivolgersi a molti,  variamente acculturati, così che il messaggio non tollera la problematicità e ricerca, soprattutto, l’efficacia. Molti deprecano un eccesso di sensazionalismo, di tinte forti, ma anche questa non è una caratteristica peculiare dell’informazione attuale in quanto essa è data, piuttosto, dall’intrecciarsi e dal sovrapporsi di altri aspetti, che appaiono peculiari dell’oggi. Infatti, mi sembra, che la sfera del  privato” ha assunto un rilievo enorme ma non come elemento di identità della persona e delle sue relazioni affettive, bensì soprattutto a livello di esposizione, di esibizione, di pubblicazione.

La rappresentazione del privato – riguardi esso il corpo, gli ambienti di vita, i sentimenti – ha ormai perduto quella connotazione furtiva, quel residuo di intimità violata che accompagnava, ad esempio, i servizi fotografici dei rotocalchi alla ricerca di personaggi famosi in compagnie imbarazzanti, per diventare oggetto da accompagnare alla ribalta, con un sostegno incoraggiante e compiaciuto, per offrirgli il risalto più nitido, per affiancarlo da interviste e commenti, così che il privato si trova bene, tanto che spesso è restio a lasciare il palcoscenico. Perché tanta adesione, tanto coinvolgimento negli spettatori e indici di gradimento così elevati? Qui, gioca il fatto che assistere alla rappresentazione del privato altrui sta diventando sempre più il modo attraverso il quale ciascuno vive il proprio privato. Quanto più il soggetto ha difficoltà nell’esprimersi in concrete, svariate relazioni,  tanto più lo spettacolo di tali relazioni gli garantisce l’impressione di scoprire, in qualche modo, la propria identità. Questo può spiegare anche gli effetti di questo tipo di informazione: schieramenti, mobilitazioni, comitati a proposito di un caso che appartiene al privato di altri e sul quale giocano le identificazioni e i problemi di ciascuno. Una caratteristica di questi ultimi anni è stata ed è la scoperta dell’enorme spettacolarità del mondo giudiziario e, in particolare, del processo. Si sottolinea, da tempo, l’aspetto di teatralità che è insito nel processo ( la scena, le parti, i ruoli…), ma, fino a qualche tempo fa, la sacralità del rito impediva il contatto diretto e faceva ripiegare sulla sua ricostruzione fittizia. Rispetto a casi sempre altamente drammatici si allestisce la scena del giudizio; si ricrea il fatto mescolando, con grande abilità tecnica, documenti visivi e inserti fittizi, luoghi reali e ambienti di studio; si dà voce al processo, alterando quella dei protagonisti e quella degli attori. Lo spettatore viene chiamato a ricreare la realtà rappresentata, e comunque a giudicarla, ponendosi al suo interno. Così un' immagine vale più di 100 libri. E’ possibile allora che i nuovi media, che da un lato hanno contribuito a innescare la crisi della democrazia “classica”, dall’altro possano contribuire a sviluppare nuove forme di democrazia associativa? Oppure ci troviamo di fronte a strumenti tecnici di per sé “neutri”, che allo stesso modo in cui possono contribuire a innovare le regole del gioco democratico, potrebbero anche contribuire a rafforzare il dominio di istanze sovranazionali prive di qualsiasi legittimità democratica?

Il principio della libertà di associazione deve essere sentito sempre di più per promuovere il libero scambio di idee e far sviluppare tutte le facoltà idonee a formare individui di alto livello, profondamente attaccati ai nobili ideali della pace, della libertà, della dignità, dell’uguaglianza, dell’amore verso l’umanità, destinata a scopi costruttivi. I giovani devono prendere coscienza delle responsabilità che li attendono e che nasceranno nel momento in cui assumeranno la direzione delle cose pubbliche e devono essere animati da profonda fiducia nel migliore avvenire dell’umanità.

 

 

postato da: giusedoria alle ore 15:49 | link | commenti (1)
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