Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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sabato, 28 novembre 2009

BENTORNATO ZOOM

 

Il periodico d’informazione “ZOOM” torna dopo circa quattro mesi di fermo ma, questa volta, con la ferma intenzione di essere un mezzo di diffusione completamente autonomo, con una propria registrazione, per essere veramente indipendente su avvenimenti “interni” ma anche esterni alla nostra Comunità.

Mi piacciono, in particolare, l’articolo della prima pagina di Walter Paiano “AAA cercasi trasparenza”, ove si mettono in risalto alcune delibere di giunta che fanno emergere scelte di autorità operanti secondo scopi non sempre corrispondenti al pubblico interesse  ed il successivo articolo di Antonio Zuccalà “Il PUG si è inceppato”, ove emergono carenze nella relativa tabella di marcia in quanto, di fatto, si nota l’assenza di un disegno organico con enorme dispendio di energie e con scarsa razionalità politica mista a tradizionalissime forme di propaganda e di retorica populistica finalizzata alla conservazione del consenso.

Il 29 gennaio 2009 osservavo:”

“Purtroppo la capacità di partecipazione, per così come è stato ed è concepito il “partecipapug”, è molto depotenziata. La marginalità sociale, il non aver voce determinante, il non essere in grado di partecipare, di non voler potenziare le capacità di accesso agli apparati amministrativi e di trasparenza, finiscono col limitarsi ad una registrazione approssimativa dei livelli di accordo e disaccordo, senza alcuna vera partecipazione attiva e senza alcuna possibilità di proposizione nell’esprimere ciò di cui si ha veramente bisogno, ma anche senza alcuna possibilità di definire modalità organizzative per esercitare, in forma associata, anche l’attività di controllo. Tutto ciò denota che istituzioni deboli, nel senso di scarsa fiducia negli organi di governo locale e loro modesta affidabilità, facciano crescere, nel giudizio dell’opinione pubblica, analisi negative ove “l’irregolarità” diventa un fenomeno troppo diffuso”. Ed ancora:

“La tutela dei valori ambientali, storici e culturali che il territorio esprime, può arricchirsi e affinarsi progressivamente grazie al contributo dei cittadini mediante il metodo della copianificazione per aprire ad obiettivi e strategie della comunità locale, oltre ad altri enti ed organismi, a vario livello, coinvolti pure nel governo del territorio”.

I risultati che si vogliono raggiungere non sono né vogliono essere richiesta di ostilità, di mero incontro occasionale, né di scambio o di sfruttamento, ma il modo per trovare, al contrario, un accordo produttivo su questioni di interesse comune. Se tutto questo è ancora vero, oggi, c’è bisogno, allora, che i grandi temi, che altro non rappresentano che i problemi della città, dall’occupazione all’uso e la tutela del territorio, diventino serio oggetto della nostra iniziativa politica con una nuova cultura rinnovata a partire dalle esperienze che si fanno in luoghi in cui si lavora e si amministra, dentro e fuori l’amministrazione comunale.

 

 

 

zoom è tornato!

Zoom-BW(400x300)
E' IN DISTRIBUZIONE
il magazine
di novembre 2009

RICORDIAMO CHE LA TIRATURA E' LIMITATA E LA DISTRIBUZIONE GRATUITA


lo potete trovare nelle edicole, nei bar, nei club.
Chi, non trovandolo, volesse leggerlo, può sempre chiedere una copia sia cartacea che "digitale" utilizzando il seguente indirizzo e-mail

zoomgalatone@libero.it

postato da: vitobaglivo alle ore 08:34 | link | commenti
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venerdì, 27 novembre 2009

PRIMA PAGINA

la piadina
postato da: giusedoria alle ore 12:49 | link | commenti
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mercoledì, 25 novembre 2009

AZIONE POLITICA GALATONESE

Galatone città del Galateo

 Alberto Resta, giovane intraprendente e meticoloso nelle analisi politiche, in un suo articolo dal titolo “Ciak, si gira!- Rilancio dell’azione politica galatonese”, offre lo spunto per qualche mia  considerazione quale contributo all' iniziativa intrapresa per avere una strategia che per ora potrebbe sembrare idonea a  rimpiazzare alcuni indirizzi politici differenti da quelli sin qui posti in essere da chi è al potere e per prepararsi a mutamenti di un certo rilievo che comportano avvicendamento di persone e consentire ad altri, soprattutto giovani, di essere pronti alla successione. E proprio per permettere tale avvicendamento, che sia anche frutto di un’autentica opzione, condivido le persone di buona volontà che si organizzano, parlano, scrivono, pubblicano per stabilire e portare avanti opinioni studiate e meditate con serietà.

La democrazia offre, per fortuna ancora, un prezioso campo di battaglia per qualsiasi iniziativa di “pazzia politica” adatta a cambiare concezioni vecchie non più in sintonia con i tempi provocandone altre utili ad interpretare bisogni di una società che richiede soluzioni nuove di fronte a problemi grandi ed urgenti. Occorre pure, però, studiare il processo della condotta intelligente, l’influsso dei fattori concomitanti, la natura ed “educabilità” della creatività politica. Come ho già avuto modo di osservare in altre occasioni, ribadisco che è giusto e necessario, se di continuo accadono cose, che le stesse, pur quando non corrispondono a diversi progetti, vanno sempre tenute in serio conto, specialmente quando si prendono decisioni e si creano strutture organizzative; diversamente, snobbando o sottovalutando, si potrebbe andare incontro ad un principio permanente di alterazione. La capacità a progettare una macchina secondo gli scopi che alcuni si propongono consiste pure nel prevedere che la stessa non venga fuori in modo diverso o difforme dagli intendimenti di partenza. Capita che per una gran quantità di meccanismi organizzativi non si è in grado di produrre quel che da essi ci si attende nonostante le buone intenzioni e la chiarezza degli obiettivi. C’è bisogno, quindi, di una tecnologia politica o amministrativa che realizzi un atteggiamento permanentemente ma costruttivamente critico nei confronti dei mezzi organizzativi in vista del mutare degli scopi. L’efficacia di qualsiasi indirizzo politico va provata; e tale controllo richiede che si vada alla ricerca non di prove che i propri sforzi stanno ottenendo gli effetti desiderati, bensì di prove che dimostrino il contrario. Tutto ciò non è né costoso né difficile nella pratica, se non altro per la ragione che raramente è necessaria una minuziosa accuratezza. Perciò va pure detto che sarà sommo errore vedere i momenti della creatività e della riflessione come momenti separati e servirsi delle attività programmate e libere come di stimolazioni alternative o addirittura competitive. Creatività e ragionamento si armonizzano nella dinamica delle svariate situazione sociali. Ciò che conta è che nulla venga sottratto, o si tenti di farlo, a chi senta, dal profondo, sollecitazioni per una azione liberatrice che possa far conseguire una formazione comune capace di muoversi da sé, realmente idonea a discernere quanto è autentico da quanto è mistificato. Quindi l’augurio è, perché non ci sia perditempo ozioso, che nell’agire di ciascuno ci sia la spinta, servendosi di contenuti e strumenti diversi, ed anche di operatori diversi, a raggiungere un solo fine: realizzare politica in senso aristotelico in un momento in cui la persistente staticità dei comportamenti continua ad essere da sonno di corpo ibernato con il rischio di svegliarsi, poi, in uno stato di cose che è il contrario di quanto speravamo.

 

 

martedì, 24 novembre 2009

Ecco le leggi che hanno aiutato Berlusconi

www.bachecadigalatone.splinder.com
postato da: vitobaglivo alle ore 13:04 | link | commenti
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lunedì, 23 novembre 2009

LA CITTA’ DEL GALATEO GIA’ ESISTE

 

Non mi sembra inutile soffermarsi un po’ a lungo nel sottolineare il carattere delle tante iniziative culturali di questa città, soprattutto oggi, di fronte ad un soggettivismo e relativismo, qualche volta addirittura anarchismo, che vogliono affermare la buona e complessa situazione ambientale che, sia pure con episodi particolari, affermano la crescita della nostra Comunità.

La prudenza ci consiglia di non illuderci che il nuovo corso possa trovare facili strade per giungere a modificare, non solo le strutture, ma, soprattutto, la mentalità degli operatori ed in gran parte anche quella di una opinione pubblica, che, nonostante tutto, è rimasta ancora legata al passato. Ciononostante è innegabile che un discorso di “richiamo” utile, se non altro per tentare di costruire una piattaforma alle considerazioni sulla organizzazione ed aggregazione culturale che si va compiendo, stia diventando produttiva ed efficacemente coinvolgente. Gli eventi positivi ed originali di cui Giuseppe Resta parla nel suo recente articolo sul blog “Galatown” dal titolo “Nella Città del Galateo non è affatto vero che “non si fa mai niente”, mettono in risalto attività recenti che non vogliono restare né essere aristocraticamente chiuse o rispettose di schemi che si ripetono stancamente, fisse in se stesse che poi trovano scarso riscontro nella realtà quotidiana, ma di iniziative che denotano creatività originale da contrapporre a verità sostenute da nostalgici che esistono tuttora e sono molti di più di quanto non si voglia credere. E’ per questo che, forse, volendo scegliere la via del rinnovamento, occorre metter da parte i comodi trionfalismi e studiare invece in che cosa consiste questo moto di rinnovamento, talora convulso, talaltro pigro, sempre faticoso, ma che comunque investe la nostra Comunità da alcuni anni a questa parte. Una Comunità che sia, dunque, comunità educante e si avvalga di spinte autenticamente democratiche e cioè non informate a tentativi mistificatori di pseudo -democrazia che purtroppo spesso affascinano e trascinano alcuni meno preparati, spesso attuati da chi con la democrazia non ha nulla da spartire. E’ evidente che ognuno è libero di attuare i mezzi che la propria sensibilità e la propria scienza consentono ma è anche vero che è giunto il momento di partire da un fondamento unico che sia interpretato in chiave di razionalità, con misura e con saggia scelta dei tempi. Se si vuole solo carpire il concreto avremo uditori passivi con tutti i fenomeni di rigetto che ciò comporta in quanto tutto quello che ne viene fuori sarebbe troppo lontano e diverso da quello in cui si vive, perché ci si possa sentire partecipi.

 

venerdì, 20 novembre 2009

HA DA PASSA' 'A "NUTTATA" O HA DA VENI' BAFFONE?

Fare un commento sull' articolo recente e realistico Ha da passa’ "a nuttata"! di Giuseppe Resta, a proposito di una ( ma di una sola!!??)riunione sui GAL, (Gruppi di azione locale), (ma quale azione??) sarebbe stato troppo lungo. Preferisco fare perciò alcune considerazioni più estese in linea con quelle dell'acuto osservatore Resta.
Sulla base di ciò che avviene è forse possibile iniziare a delineare i contorni di un piano di ricerca territoriale che quantifichi i potenziali di risorse a disposizione per lo sviluppo locale. Gli indizi che segnalano la presenza e l’assenza di risorse potrebbero essere:
- Antagonismi: lotte interne, spaccature di ogni tipo, rivalità tra egoismi,  affiliazioni politico- sociali in aperto contrasto, presenza di forti squilibri nelle condizioni di vita.
- Regolazione complessiva del contesto: rispetto delle norme, rapporti fiduciari con le istituzioni, rispetto delle regole di convivenza, culture dei diritti (e non dei favori).
- Conoscenza sociale (intelligenza sociale): diffusione dei saperi, informazione, saper fare, capacità di apprendimento individuale e collettiva (amministrazioni che apprendono) dibattito e confronto sociale, contraddittorio secondo regole condivise.
- Reputazione: presenza di persone e giudizi autorevoli, modelli di riferimento condivisi.
- Progettualità ed equilibrata dialettica tra egoismo o altruismo: capacità di perseguire i propri fini rispettando regole di condotta adeguate, dando fiducia e richiedendo fiducia, essere responsabili dei propri atti rispondendo in pubblico e fornendo motivazioni e giustificazioni ragionevoli, capacità d'impresa fondata su competenze effettive (e non solo sull'accesso agli incentivi pubblici).
- Partecipazione: di interesse o disinteresse per le questioni collettive, informazioni sui fatti che riguardano la comunità, partecipazione a forme di associazionismo. Ci sono state forme di coinvolgimento generale? Ci sono stati tentativi dell'amministrazione di coinvolgere i cittadini in un qualsivoglia programma di intervento?

- Interventi di promozione del capitale sociale di origine istituzionale: ci sono state iniziative, programmi, attività istituzionali, che in modo diretto o indiretto mirano alla produzione di incremento di socialità?
Importante allora qui diventa l'analisi delle “pratiche correnti” da esaminare nei loro fondamenti e presupposti, negli esiti, nel modo di inserirsi nella vita collettiva ed istituzionale. Fossimo al "Vespero", almeno vedremmo il pianeta Venere subito dopo il tramonto; qui, mi sembra, si sia ancora a notte fonda. Ha da passa' "a nuttata"! ?  Sì, ma con un agire comune innovativo, con un suo bricolage permanente tra problemi e soluzioni; o innovativo di tipo radicale che rompe il senso comune e prospetta in modo diverso di intendere ordine e coesione sociale e sfida su questo terreno le soluzioni più tradizionali (spesso sostenute da corposi interessi particolari). Il tutto da valutare e da condurre con la necessaria diplomazia e senso della misura. Oppure: ha da veni' Baffone?

 

martedì, 17 novembre 2009

POLITICA ED AMMINISTRAZIONE

 

Un tempo l’Amministrazione comunale era l’istituzione che godeva di molta fiducia dei cittadini e delle cittadine. Questo dato, se vero, mi sembra molto interessante perché segna il momento che stiamo attraversando ed il bisogno e la domanda che c’è da parte della comunità locale verso l’istituzione che la governa.

Oggi, ne ho già accennato in un precedente mio commento (Consigli comunali del 23 ott. 2009), esiste contraddizione  tra l’esecutivo e l’assemblea. Una opacità spesso del limite, per quanto riguarda la partecipazione al processo decisionale e, soprattutto, della contraddizione tra i due poli in termini di rappresentanza della comunità locale. Questo è un punto che andrebbe ulteriormente approfondito alla luce della storia più recente che forse è sufficientemente ricordata, quella che cioè  precedette la “rivoluzione”- così come era stata chiamata – “della Legge n.81 del 1993”, cioè dell’elezione diretta del sindaco.

Essa ha rappresentato la crisi profonda dell’amministrazione e della politica: non dobbiamo dimenticare “Tangentopoli” e l’occupazione partitica delle istituzioni, perché questa è la vera crisi, la vera origine della trasformazione che stiamo vivendo. Da quel momento i partiti non esistono più come veri mediatori e vera cinghia di trasmissione tra popolazione, tra comunità e l’istituzione. Ciononostante c’è una sperimentazione viva e vitale. E’ all’interno di questa sperimentazione che dovrebbero riassumersi, ad esempio, le idee dei diversi movimenti dove si potrebbe anche collocare una azione politica perché ciascuno possa inserire le diverse considerazioni di carattere tecnico, amministrativo, legislativo, normativo e regolamentare in un panorama più vasto, quello della politica.

La politica deve ritrovare il luogo pubblico perché esso è stato privatizzato. Oggi sono da annoverare alcune contraddizioni che ancora persistono. Al di là della partecipazione o meno alla decisione da parte dell’assemblea, c’è anche il problema di dove si decidono effettivamente le cose. La decisione diventa sempre meno trasparente ed è fatta spesso da fenomeni lobbistici ed elaborata con effetti disgregativi dei processi decisionali locali. Quindi si tratta di vedere e di leggere le nostre prospettive politiche in un orizzonte più vasto. Ci sono alcuni problemi che sono sicuramente risolvibili, come spesso avviene, in altre aggregazioni sociali e quindi se è stato possibile lì, chiaramente dal punto di vista della regola, è possibile anche farlo altrove.

Propongo che tutta una serie di cose che sono state conquistate, elaborate e pensate in certe realtà più avanzate, vengano più diffuse e diventino patrimonio comune di altre municipalità. Le elaborazioni di queste situazioni più avanzate devono essere, sinteticamente, espresse in una sorta di circolare: devono, appunto, “circolare”!

Questi sono problemi che non vanno sopravvalutati e non vanno sovrapposti a quelli che, secondo me, sono forse più difficili da risolvere come, ad esempio, il problema del controllo degli atti. “Cosa”, “come” si riesce a controllare un’organizzazione di servizi di attività che viene esternalizzata ed organizzata come S.p.A. o S.r.l.? Qual è il tipo di rapporto che possiamo veramente costruire con queste nuove realtà in cui si va organizzando il lavoro dell’amministrazione? Non è semplice risolvere questo tipo di problema, ma è molto più agevole risolvere il primo di cui accennavo. Bisogna, allora, che ci sia una ripresa della politica e dello spazio che il Consiglio Comunale può occupare. Occorre, quindi, fare delle scelte prioritarie e precise per affrontare con coraggio – ma anche con una cultura rinnovata dell’amministrazione e della politica dentro l’amministrazione – i grandi temi, che altro non rappresentano che i problemi della città: l’occupazione, il nuovo federalismo che va vissuto e pensato, non in termini astratti e generici, bensì a partire dalle esperienze che si fanno in luoghi in cui si lavora e si amministra.

Esiste il discorso dell’occupazione e della trasformazione della città che si stanno trasformando ovviamente a causa di processi di de-localizzazione, di ristrutturazione e della solita globalizzazione. Noi siamo all’interno di questo processo di trasformazione profonda di cui dobbiamo tener conto, perché questo deve essere l’oggetto vero della nostra iniziativa politica. Dopodiché tutte le altre cose, sia pure difficili, sono affrontabili mentre, proprio a causa del deficit di politica che si nota nei nostri Consigli Comunali, se ne può dedurre che questi nodi rischiano di rimanere a lungo ancora irrisolti senza possibilità di una visione più ampia e di passione per quelle che sono le grandi tematiche sociali.

postato da: giusedoria alle ore 16:38 | link | commenti
categorie: politica ed amministrazione
venerdì, 13 novembre 2009

TRIBUNA GALATEA 2

tribuna galatea 2

La  riunione preparata per "Tribuna Galatea" con la valida presenza di personaggi responsabili della gestione della cosa pubblica e non, si è svolta per interessare non tanto sulla

percezione della inadeguatezza riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese, quanto intorno al bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze e competenze con onestà e modestia per promuovere ed organizzare la Città  in termini di maggiore efficienza e qualità di servizi offerti ai cittadini.

Avere rapporti periodici, in questi ultimi tempi manchevoli, predisposti per comunicare rilevazioni, informazioni e valutazioni non sporadicamente ma con analisi il cui contenuto contempli le informazioni necessarie alla verifica sintetica del grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati, senza comunque tralasciare aspetti di efficienza e di efficacia in grado di influenzare l’attendibilità delle conclusioni evidenziate con dati effettivi e con riguardo sia alla gestione complessiva, che alla gestione dei singoli servizi , diventa sempre più necessario. Bisognerebbe pure porre mano per studiare il modo di far aumentare la qualità dell’ assemblea elettiva e della giunta, al fine di un corretto rapporto di dialogo e relazione tra organi.

Come? Con  un successivo sforzo comune per adeguare Statuti e regolamenti, ormai superati, per evitare o attutire costrizioni e imposizioni di autorità operante secondo scopi non sempre corrispondenti al pubblico interesse.

Di fronte a questa ampia gamma di problemi, quale può essere la risposta giusta? Cercare prima di accettare, ciascuno con le proprie difficoltà, i problemi sul tappeto per mettere poi  le diverse iniziative in condizione di normalità non potendo pretendere che tutto cambi immediatamente; costruire pure strutture che rilevino, a livello di scelte, il problema della cooperazione tra attori di tipo diverso; a livello progettuale e cognitivo poter considerare il concorso di saperi diversi, spesso molto distanti e non abituati a sviluppare insieme gli argomenti migliori, per una più riconoscibile gradazione delle progettazioni idonee a raggiungere l’effetto d’integrazione tra politiche diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio.

Le persone intervenute non hanno respinto le esigenze ed i segni dei tempi, ma hanno avvertito l’urgenza di rendere effettivo ogni messaggio che dalla discussione è nato per impostare i relativi problemi con coscienza e responsabilità e non certo con semplicismo; del resto se si crede che le infinite esigenze si possono risolvere con l’elusione o con il rinvio si dissipa tutto e, rimandando, alla fine, ogni cosa risulterebbe compromessa.

sabato, 07 novembre 2009

PROSSIMA II* PUNTATA DI

doriaavviso12novembre09

postato da: giusedoria alle ore 17:39 | link | commenti (3)
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venerdì, 06 novembre 2009

MONS. MENNONNA

scansione0001Riporto uno stralcio di un intervista fatta all'emerito Vescovo Antonio Rosario Mennonna, in occasione dei suoi cent'anni, da Biagio Valerio a Muro Lucano, ove ebbi occasione di presenziare e di ricevere una foto ricordo il 27 maggio 2006.

Come vede il futuro della Chiesa guidata da Benedetto XVI?
«Dopo il grande messaggio di apertura al mondo, la nostra Chiesa, sotto la guida di Benedetto XVI, sarà più riflessiva e attenta. Continuerà ad aprirsi al mondo, ma privilegiando le coscienze dei dialoganti».
Come vive il suo sacerdozio oggi? Come si svolge la sua giornata?
«Fisicamente preferisco non muovermi da casa; cerco comunque di camminare almeno per due chilometri al giorno. Con la mente e con il cuore attraverso le case della mia Muro e dell'amata diocesi di Nardò, benedicendo soprattutto gli anziani e i giovani a rischio. Dedico buona parte della mia giornata alla preghiera, compresa la celebrazione della Messa. Qualche volta impartisco anche il sacramento della Cresima. Data la mia debole vista, riesco a leggere solo i titoli grandi di Avvenire; qualche articolo mi viene letto da mio nipote. Ascolto ogni ora il radiogiornale e rimango indifferente alla televisione. Quando ricevo visite mi piace dialogare, quando sono solo tengo sveglia la mente recitando brani poetici, soprattutto della Divina Commedia; ripasso le declinazioni latine e greche; inseguo le immagini dei ricordi e collego gli eventi. E sono di buon appetito: poco ma ben saporito. È il caso di dire: corpus sanum in mente sana. Ma è la grazia del Signore, per intercessione della Madre Celeste, che mi protegge e mi lascia ancora su questa terra".

Oggi l'illustre Vescovo ci ha lasciati ma restano le opere della Sua missione pastorale e i Suoi premiati scritti. Da parte mia i sentimenti del più vivo, grato ricordo nei confronti di un uomo che è passato nella gloria del Cielo.

postato da: giusedoria alle ore 13:17 | link | commenti (1)
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lunedì, 02 novembre 2009

INCONTRO DEL 10/11/2009

CITTA

 

E’ stato diramato un invito di partecipazione, diretto ad ogni Associazione e Circolo di Galatone, per il giorno 10/11/2009, alle ore 19,00, presso la sala del Circolo Cittadino della nostra Città.

Poche parole per dire cosa è, o vuole essere, almeno nelle intenzioni di chi l’ha promosso, questo incontro, da dove viene e perché.

 E’ vero che la risposta a queste domande non può che venire dalle cose che saranno dette, che ascolteremo dagli interventi dei singoli rappresentanti delle varie Associazioni e Circoli invitati ai quali va tutta la riconoscenza per la loro disponibilità, per la rilevanza dei contributi che si apprestano a rendere.

La idea della riunione nasce non tanto dalla percezione della inadeguatezza di una rappresentanza pubblica - inadeguatezza intendo riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese – quanto dal bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze in un mondo culturale che muta; come queste conoscenze vanno perseguite e, prima ancora, se e come vanno eventualmente ridefinite le diverse specificità; infine come si raccordano, si integrano con altre agenzie del sapere per avere la possibilità di produrre un quadro di riferimento unitario.

 Il bisogno, come ho già avuto modo di sostenere, è quello di una più riconoscibile gradazione delle progettazioni per raggiungere l’effetto d’integrazione tra iniziative diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio. Si spera, infine, che non prevalga la frammentazione o, tra diversi attori, la collusione o la defezione ma un elevato livello di cooperazione tra gli attori orientato ai risultati efficaci necessari anche per orientare azioni istituzionali per l'indispensabile accesso ad alcune fonti di finanziamento che superino blocchi decisionali e rallentamenti burocratici.

Una elaborazione di regole del gioco cooperative per assumere una prospettiva abbastanza ampia, proporzionata alla natura dei problemi da trattare, con la predisposizione di risorse per le correzioni in corso d’opera, con il controllo degli impatti della propria azione, mediante valutazioni accurate, dividendone insieme le responsabilità.

Un modo, dunque, che può avere la parvenza di una sfida. Ma la sfida è a noi stessi, una reazione al nostro bisogno di capire, di integrare le conoscenze che possediamo, di liberarci di incertezze che, anziché diminuire, crescono nel tempo.