Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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venerdì, 04 dicembre 2009

QUANDO NON C’E’, NON C’E’

 

Annotando il commento di Giuseppe Resta dal titolo “Ecomuseo e Mappa di Comunità” e l’idea dell’Amministrazione di aderire al progetto dell’Associazione“Play your Place”, nata col bando della Regione Puglia, “Vox Loci, la parola agli abitanti”, sommessamente osservo:

non c’è e non c’è stata la valorizzazione e la promozione della partecipazione (non una tantum) del Capo III –Forme di partecipazione popolare- art.9 del nostro Statuto comunale. Non c’è e non c’è stata l’applicazione dell’art. 10 dello stesso Statuto. (Valorizzazione delle Associazioni). Non c’è e non c’è stata nemmeno la cura dell’art.15 dello Statuto (Partecipazione di libere forme associative).

In breve, allora, è capire quanto sia diventata o è consapevole la connessione (costitutiva per i programmi comunitari) tra coesione sociale, sostenibilità dei processi e pari opportunità e come questi messaggi culturali provenienti dal centro vengano rielaborati nella cultura locale, come incontrino le pratiche effettive e in che misura restino opzioni ideali o ideologiche. Problematica diventa la relazione tra la domanda e l’offerta: interpretare la domanda sociale, apprendere da errori, omissioni o critiche, dare radici sociali ai servizi che hanno rilievo diretto per la vita quotidiana, aprendosi a forme di politica sociale e non soltanto di economia politica. La domanda deve diventare perciò più sentita e deve essere energica, mentre l’offerta non deve avere forma caritatevole ma promozionale. Solo così possono essere investite le poche risorse a disposizione, l’apprendimento di preferenze migliori, forme di partecipazione che evitino l’isolamento nello stato di bisogno. Richiamando l’attenzione su un dato istituzionale e normativo importante, il principio di sussidiarietà, per quanto ancora controverso nella sua concreta applicazione, è indubbiamente diventato uno dei principi costitutivi dell’Unione Europea ed è stato accolto anche nel nostro ordinamento. Qui è importante la portata dell’ambito territoriale competente insieme con il tipo di Istituzioni che in sintonia sono responsabili e legittimate ad agire a e per quel livello. Quale sia tale livello dipende dalla materia, dal tipo di decisione; ma nella ricerca del livello appropriato un elemento decisivo è la “prossimità” relativa alla popolazione interessata in quanto elettorato che legittima i poteri pubblici e in quanto portatrice di interessi relativi a quella materia e a quella data decisione.

C’è? – Non c’è!

giovedì, 03 dicembre 2009

POLIAMBULATORIO DI GALATONE

RICEVO E PUBBLICO

 

Da: Antonio Migali1 [mailto:a.migali@alice.it]
Inviato: giovedì 3 dicembre 2009 17.03
  

 

                                                                                    Ill.mo  Sig.

                                                                                    SINDACO

                                                                                   del  COMUNE  DI

                                                                                    73044  G A L A T O N E   (LE)

 

 

Oggetto:  richiesta di conoscenza  riapertura  POLIAMBULATORIO  Via M. D’AZEGLIO.

  

Il  sottoscritto MIGALI ANTONIO  responsabile della Sigla  Sindacale USAE – API  FENALCA   con la  presente  La informa che:

da  tempo ormai  giungono a questa Segreteria molte lamentele che riguardano  la mancata riapertura  del  POLIAMBULATORIO  di  cui all’oggetto e, non solo  per le Persone  Anziane ma,  soprattutto  per i  Bambini  che, dovendo fare i Vaccini, oppure  Esami  Clinici o, esamini di varia natura , non trovano la disponibilità  concentrata  nello  stesso posto  e quindi,  i Genitori subiscono  queste  incresciose violenze  dovendo girovagare continuamente oppure,  si è costretti  a rivolgersi a specialisti  esterni con grave disagio e spese che, a volte, non è possibile sostenere.  

Le chiedo quindi un intervento  forte ed immediato  presso gli Organi  competenti nella Sua qualità  di massimo esponente  del servizio Sanitario  al fine di ottenere,  quanto prima, l’eliminazione dei disagi  che i nostri Concittadini  stanno  ormai da molto tempo subendo.

La invito a voler informare   la  scrivente Segreteria   ai sensi  e per gli effetti  della  Legge 241 portandola a conoscenza  del responsabile che cura la pratica   della  struttura  in questione  e, nel caso di eventuale manifestazione  pro  riapertura del  POLIAMBULATORIO, La prego volersi mettere alla testa dei propri Concittadini.

Certo  che saprà farne buon uso per quanto  lamentato,  si resta  nell’attesa  di cortese sollecito riscontro.

Con osservanza. 

ANTONIO MIGALI

 

Rilevo che in un momento in cui c’è enorme necessità di stemperare l’esasperata tecnicizzazione che il modello ASL genera, la voce del sindaco, che è rimasto l’unico soggetto ad esprimere la rappresentanza politico-sociale della comunità ricompresa nell’ambito territoriale dell’azienda sanitaria, o la funzione della Conferenza dei sindaci nel caso che il territorio non coincida con quello di un singolo Comune, diventa ancor più impellente per garantire un particolare utile livello di programmazione locale attuativo di quello regionale per stabilire competenze che siano in grado di:

a)      definire, nell’ambito della programmazione regionale, le linee di indirizzo per l’impostazione programmatica dell’attività;

b)      esaminare i bilanci pluriennali di previsione e del bilancio di esercizio, rimettendo alla Regione le relative osservazioni;

c)      Verificare l’andamento generale dell’attività e contributo alla definizione dei piani programmatici, trasmettendo le proprie valutazioni e proposte al direttore generale ed alla Regione.

Si deve infine osservare che il direttore generale ASL deve avere un continuo rapporto di buona convivenza oltre che con la Conferenza dei sindaci anche con le organizzazioni sindacali, rapporto che potrebbe subire forti ripercussioni da un conflitto con la stessa Conferenza. Perché allora non darsi da fare, come pure in tempi diversi accadeva, per prevenire e comunque risolvere situazioni di disagio per i cittadini?

Giuseppe D’Oria

 

 

 

venerdì, 20 novembre 2009

HA DA PASSA' 'A "NUTTATA" O HA DA VENI' BAFFONE?

Fare un commento sull' articolo recente e realistico Ha da passa’ "a nuttata"! di Giuseppe Resta, a proposito di una ( ma di una sola!!??)riunione sui GAL, (Gruppi di azione locale), (ma quale azione??) sarebbe stato troppo lungo. Preferisco fare perciò alcune considerazioni più estese in linea con quelle dell'acuto osservatore Resta.
Sulla base di ciò che avviene è forse possibile iniziare a delineare i contorni di un piano di ricerca territoriale che quantifichi i potenziali di risorse a disposizione per lo sviluppo locale. Gli indizi che segnalano la presenza e l’assenza di risorse potrebbero essere:
- Antagonismi: lotte interne, spaccature di ogni tipo, rivalità tra egoismi,  affiliazioni politico- sociali in aperto contrasto, presenza di forti squilibri nelle condizioni di vita.
- Regolazione complessiva del contesto: rispetto delle norme, rapporti fiduciari con le istituzioni, rispetto delle regole di convivenza, culture dei diritti (e non dei favori).
- Conoscenza sociale (intelligenza sociale): diffusione dei saperi, informazione, saper fare, capacità di apprendimento individuale e collettiva (amministrazioni che apprendono) dibattito e confronto sociale, contraddittorio secondo regole condivise.
- Reputazione: presenza di persone e giudizi autorevoli, modelli di riferimento condivisi.
- Progettualità ed equilibrata dialettica tra egoismo o altruismo: capacità di perseguire i propri fini rispettando regole di condotta adeguate, dando fiducia e richiedendo fiducia, essere responsabili dei propri atti rispondendo in pubblico e fornendo motivazioni e giustificazioni ragionevoli, capacità d'impresa fondata su competenze effettive (e non solo sull'accesso agli incentivi pubblici).
- Partecipazione: di interesse o disinteresse per le questioni collettive, informazioni sui fatti che riguardano la comunità, partecipazione a forme di associazionismo. Ci sono state forme di coinvolgimento generale? Ci sono stati tentativi dell'amministrazione di coinvolgere i cittadini in un qualsivoglia programma di intervento?

- Interventi di promozione del capitale sociale di origine istituzionale: ci sono state iniziative, programmi, attività istituzionali, che in modo diretto o indiretto mirano alla produzione di incremento di socialità?
Importante allora qui diventa l'analisi delle “pratiche correnti” da esaminare nei loro fondamenti e presupposti, negli esiti, nel modo di inserirsi nella vita collettiva ed istituzionale. Fossimo al "Vespero", almeno vedremmo il pianeta Venere subito dopo il tramonto; qui, mi sembra, si sia ancora a notte fonda. Ha da passa' "a nuttata"! ?  Sì, ma con un agire comune innovativo, con un suo bricolage permanente tra problemi e soluzioni; o innovativo di tipo radicale che rompe il senso comune e prospetta in modo diverso di intendere ordine e coesione sociale e sfida su questo terreno le soluzioni più tradizionali (spesso sostenute da corposi interessi particolari). Il tutto da valutare e da condurre con la necessaria diplomazia e senso della misura. Oppure: ha da veni' Baffone?

 

venerdì, 13 novembre 2009

TRIBUNA GALATEA 2

tribuna galatea 2

La  riunione preparata per "Tribuna Galatea" con la valida presenza di personaggi responsabili della gestione della cosa pubblica e non, si è svolta per interessare non tanto sulla

percezione della inadeguatezza riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese, quanto intorno al bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze e competenze con onestà e modestia per promuovere ed organizzare la Città  in termini di maggiore efficienza e qualità di servizi offerti ai cittadini.

Avere rapporti periodici, in questi ultimi tempi manchevoli, predisposti per comunicare rilevazioni, informazioni e valutazioni non sporadicamente ma con analisi il cui contenuto contempli le informazioni necessarie alla verifica sintetica del grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati, senza comunque tralasciare aspetti di efficienza e di efficacia in grado di influenzare l’attendibilità delle conclusioni evidenziate con dati effettivi e con riguardo sia alla gestione complessiva, che alla gestione dei singoli servizi , diventa sempre più necessario. Bisognerebbe pure porre mano per studiare il modo di far aumentare la qualità dell’ assemblea elettiva e della giunta, al fine di un corretto rapporto di dialogo e relazione tra organi.

Come? Con  un successivo sforzo comune per adeguare Statuti e regolamenti, ormai superati, per evitare o attutire costrizioni e imposizioni di autorità operante secondo scopi non sempre corrispondenti al pubblico interesse.

Di fronte a questa ampia gamma di problemi, quale può essere la risposta giusta? Cercare prima di accettare, ciascuno con le proprie difficoltà, i problemi sul tappeto per mettere poi  le diverse iniziative in condizione di normalità non potendo pretendere che tutto cambi immediatamente; costruire pure strutture che rilevino, a livello di scelte, il problema della cooperazione tra attori di tipo diverso; a livello progettuale e cognitivo poter considerare il concorso di saperi diversi, spesso molto distanti e non abituati a sviluppare insieme gli argomenti migliori, per una più riconoscibile gradazione delle progettazioni idonee a raggiungere l’effetto d’integrazione tra politiche diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio.

Le persone intervenute non hanno respinto le esigenze ed i segni dei tempi, ma hanno avvertito l’urgenza di rendere effettivo ogni messaggio che dalla discussione è nato per impostare i relativi problemi con coscienza e responsabilità e non certo con semplicismo; del resto se si crede che le infinite esigenze si possono risolvere con l’elusione o con il rinvio si dissipa tutto e, rimandando, alla fine, ogni cosa risulterebbe compromessa.

lunedì, 12 ottobre 2009

GLI IMPIANTI SPORTIVI DI GALATONE

In un articolo del Quotidiano di Lecce dell’11.10 2009 appare un intervento anonimo che potrebbe però dedursi, dal contesto, appartenga ad una iniziativa del sindaco, in risposta ad un esposto dei consiglieri di minoranza sulla complessità della struttura che è utilizzata male e crea alle casse comunali un grave danno erariale e una mala gestione, sia in termini di efficienza che di qualità del servizio offerto ai cittadini. Dalla “vera storia” della piscina di Galatone su “l’intervento” del Quotidiano di Lecce, purtroppo, si evince che non vengono rilevati bisogni e richieste dei cittadini, le quantità e la qualità dei servizi prestati e, per ultimo, ma non certo di minore importanza, il grado di soddisfacimento effettivo dei bisogni e delle richieste per appagare le attività sportive, ricreative socialmente rilevanti. Anzi dalla “ mini cronistoria” politico-amministrativa, nulla risulta essere stato corretto nella gestione degli impianti né sulle azioni e comportamenti che non sono in sintonia con gli obiettivi (non efficaci) o che sprecano risorse (non efficienti).

Le rilevazioni delle quantità e qualità dei servizi prestati sono altri input fondamentali del controllo di gestione che, nell’articolo, si traduce solamente in alcune cifre che non hanno alcun valore, se non si fa prima un’analisi per sapere quanti servizi sono stati erogati, a quale costo, a quale prezzo e con quale standard qualitativo. Può allora esercitarsi da parte del Comune un ruolo importante per la gestione e la promozione delle attività sportive, dopo aver sostenuto spese enormi per il loro funzionamento e manutenzione, se a lungo, per molto tempo e a certi i livelli non si è adeguatamente considerata una pratica sportiva più da un punto di vista sociale oltre che economico? Nella logica, allora, del controllo della gestione sarebbe opportuno, piuttosto che imputare colpe sempre agli altri e mai invece a chi gestisce che è responsabile in primis, emanare documenti sintetici redatti possibilmente in maniera facilmente leggibile e comprensibile da parte dei destinatari: amministratori, responsabili dei servizi e cittadini. Un insieme cioè di rapporti periodici, in questi ultimi tempi caparbiamente mancati, predisposti per comunicare rilevazioni, informazioni e valutazioni non “una tantum” e con articoletti giornalistici, ma con un report il cui contenuto contempli le informazioni necessarie alla verifica sintetica del grado di raggiungimento degli obiettivi, se ce ne sono, prefissati, senza comunque tralasciare aspetti di efficienza e di efficacia in grado di influenzare l’attendibilità delle conclusioni evidenziate dal report stesso con dati fisico-quantitativi e con riguardo sia alla gestione complessiva, che alla gestione dei singoli servizi. Tutto, al contrario, fa capire che i comportamenti tradizionali, gli elementi obsoleti resistono e ritardano l’introduzione dei nuovi nel continuo adattamento della cultura ai dati sempre mutevoli dell’ambiente.

giovedì, 08 ottobre 2009

LODO ALFANO ILLEGITTIMO

 

Dopo la sintetica lettura della recente sentenza della Corte Costituzionale, si aprono riflessioni e discussioni, anche critiche ed accese, per dare contributi idonei a mettere in luce problemi che possono essere ricondotti ad uno solo: se può fare problema la trasmissione del dissenso su norme, principi e valori di democrazia costituzionale con un eccesso di “privatismo” e di individualismo accertato per cercare di disfarsi, a cicli sempre più brevi, di contenuti salienti della nostra Carta di fondazione della Repubblica in questo mondo di crescente dinamismo tecnologico e di

 ipercomplessità frammentata nella vita sociale.

Ora le generazioni adulte, e soprattutto le anziane, hanno più spessore di memoria storica e più stimoli di esperienze personali associati agli eventi in qualche modo riflessi anche nella Costituzione; ma è così se si verifica un confronto fra alcuni tratti salienti del testo costituzionale ed atteggiamenti e pensieri dei giovani d’oggi? E se qualcuno, approfittando di chi ne sa poco o nulla dei contenuti della nostra legge fondamentale, la cui conoscenza è alquanto debole e in alcuni tratti confusa, volesse ingannare per far cadere un patrimonio normativo e valoriale di democrazia e socialità, comune agli Italiani, intaccando anche l’unità nazionale, la sorte delle istituzioni pubbliche, incidendo pure sul modo di vivere e di pensare? Sarebbe un rischio enorme da non sottovalutare.

La Costituzione, per quanto da molti ritenuta ormai necessitante di riforme, può fornire, nella sua ispirazione e nei suoi contenuti deontologici, un legame di continuità necessario tra le generazioni sempre più distanti fra loro, un legame che è difficile pensare di surrogare altrimenti. Interiorizzare i contenuti salienti della nostra Carta fondamentale non può, peraltro, essere un problema solo cognitivo - informativo. Il patto costituzionale va riletto e rivisitato e, per farlo durare, pur con i necessari adeguamenti ex art. 138, ma solo per la sua seconda parte, come a giusta ragione la Corte ha sentenziato, ha bisogno dei giovani che devono poter trovare in essa ciò di cui servirsi non strumentalmente, ai fini di migliorare la loro capacità progettuale e di una personale strategia tra il privato e il pubblico, a difesa dell’essenza della vita democratica e libera di una società nazionale ma sempre più allargata in un contesto europeo e cosmopolitico.

venerdì, 18 settembre 2009

VITTIME DI KABUL

 

L’ennesimo sacrificio di militari, al servizio dello Stato, e la morte di cittadini inermi hanno scosso ancora una volta gli animi di popolazioni intere. Ma qui una qualche riflessione, anche senza affrontare sistematicamente tutti gli argomenti che vi sono connessi, va fatta.

 L’esistenza di Stati politici separati gli uni dagli altri e costituiti in modo diverso, comporta problemi riguardanti i processi di politica economica, di scambi o conflitti religiosi e di guerra, spesso intimamente connessi, che non possono essere visti solo con i sentimenti del dolore e dell’emozione.

La violenza “legittima” di cui uno Stato crede di essere portatore, sia pure per apparenti motivazioni giustificatrici, con l’aiuto di abili strateghi che hanno a disposizione manipolatori per organizzare i loro colpi bassi, verso una massa manipolabile tale da farle credere nella colpevolezza di chi subisce, o da confermare in esso la responsabilità nei disordini che turbano la comunità, rivela che nell’ordine della violenza è l’identità del male e del rimedio. Che cosa significa avere programmi ambiziosi di intervento a fini pacifici o di tutela della democrazia quando questa ricchezza di iniziative non si estende anche su altri commilitoni alleati, o sul mondo intero, laddove ancora permane un uso distorto delle risorse collettive che nessuna norma legislativa è capace di controllare e vanificare, che è ancora problema tipico che soggiace ad un conflitto tra le ragioni della politica e del diritto da una parte e gli interessi di un’economia che può crescere grazie alla sua separatezza dall’altra? Come si può pretendere poi di ristabilire ordine, in una determinata parte della superficie terrestre, nella complessità del sistema mondo, ove Stati politici reggono fin quando gli statuti della politica e del diritto lasciano che la distribuzione e l’allocazione delle risorse siano delegate al libero gioco delle forze economiche?

Ora se anche il militare e la sua descrizione con le conseguenti modalità di addestramento, così come ricostruita da Foucault (Michel Foucault - Sorvegliare e punire (5/10-) dimostrano con grande evidenza come già dal XVIII sec. il soldato fosse “divenuto qualcosa che si fabbrica”, una macchina progettata, costruita, calcolata sulla base di una precisa committenza, con tecniche disciplinari dell’addestramento militare che lo hanno trasformato, ri-generato, lavorato nel dettaglio, reso docile, obbediente ma al contempo più rapido, efficiente, forte, coordinato nei gesti e nei movimenti, non diventa anch’esso obiettivo di assoggettamento per poterlo manipolare e su cui  articolare una economia politica del potere?

Infine una apertura religiosa ai fini di una corretta impostazione di scambi di esperienze religiose o di forme di ecumenismo e di proselitismo o, anche semplicemente, di accoglienza e tolleranza reciproca richiederebbe una serie di previe informazioni, conoscenze e senso di identità; non facili ad aversi in forma spontanea nemmeno tra i praticanti religiosi.

Paradossalmente gli uomini possono conoscere una pace soltanto se fuori di essi esiste qualcosa che per la sua elevatezza e trascendenza esiga la loro obbedienza e abbia la dignità di polarizzare i loro desideri.

Allora l’ennesimo sacrificio, che seppure in modo estremamente spiritualizzato e simbolico potremmo scorgere ancora in questo frangente, a quale funzione assolve e a quale bisogno corrisponde? Come nella vecchia metafora epicurea in Naufragio con spettatore, siamo sulla terraferma a guardare il naufragio lontano, godendo della gioconda volontà di avere distanza di sicurezza dalla tragedia. Ma anche lo spettatore potrebbe diventare naufrago e la distanza di sicurezza si potrebbe annullare quando si tratta di beni collettivi che, in tanto si possono realizzare in quanto sono di tutti, come nel caso della pace.

 

 

 

 

martedì, 09 giugno 2009

CAMPAGNE ELETTORALI

 

Ci siamo trovati nei giorni scorsi di fronte ad iniziative elettoralistiche - e non sono ancora terminate - che, pur nella frantumazione, hanno comunque prodotto proposte e risultati riaffermando al tempo stesso le prospettive politiche del nostro paese e dei grandi temi di cui ancora dovrà discutersi per arrivare alla prossima fase conclusiva dei ballottaggi. Dei temi internazionali si è discusso poco e sarebbe fuorviante dimenticare, o più semplicemente subordinare, le specifiche caratteristiche della consultazione elettorale alle valutazioni di una politica più generale che dovrà determinare il governo prossimo provinciale. E l’obiettivo politico che penso tutti dovremmo prefiggerci è quello di porre al centro delle attenzione i problemi delle amministrazioni locali, il bilancio delle loro attività, le proposte programmatiche per il loro avvenire, nell’ambito, naturalmente, di un obiettivo politico generale. I partiti e i movimenti che hanno ricevuto una nuova e decisiva spinta devono ulteriormente chiarire il significato rinnovatore che è alla loro base per riuscire a portare a compimento vere e proprie riforme e comunque di ottenere positive realizzazioni economiche, sociali e politiche. Ciò che emerge ed emergerà ancor di più tra non molto è il ruolo delle autonomie locali per enucleare, nel loro insieme, di fronte ai problemi più ardui della crisi che scuote l’intera società, le proprie necessità cercando di ottenere, con programmi validi, contributi ed apporti di ogni genere, senza chiudersi nel proprio ristretto ambito, per essere parte integrante e costitutiva di uno Stato che non è più centralistico. Il panorama quindi sta per cambiare completamente in un quadro di emergenza che richiede risposte corrispondenti ed adeguate avendo come punto di riferimento costante i cittadini e i loro bisogni. L’augurio quindi affinchè i candidati eletti svolgano un’azione per abbattere vecchie impalcature e gettare le basi, in attuazione del diritto costituzionale, di risanamento e di rinnovamento ai fini di un governo locale di nuovo tipo ma, soprattutto, adeguato ai tempi difficili.

mercoledì, 13 maggio 2009

LA MAGGIORANZA CONTRARIA

mappa centrali nucleari

L'atomo non scalda gli italiani
la maggioranza resta contraria.

Un sondaggio Eurispes rivela che il 45,75% della popolazione non vuole il ritorno del nucleare: "Pericoloso e non risolve".
Il Rapporto Eurispes ha sondato poi anche la percezione degli italiani sulle problematiche ambientali in generale. Stando alle risposte fornite dal campione intervistato, l'emergenza numero 1 è quella dei rifiuti, con il 30,8% delle segnalazioni. Le preoccupazioni immediatamente successive sono quelle legate al riscaldamento globale (24,8%), l'inquinamento atmosferico (19,9%) e questione energetica (16,4%).

Con il sostegno del presidente Sarkozy - denuncia Greenpeace - Edf, la società che gestisce tutti i reattori nucleari in Francia, sta aggressivamente promuovendo la tecnologia nucleare in tutto il mondo. Tuttavia, la proliferazione delle centrali nucleari significa minore trasparenza nel dibattito energetico".
Intervistato dal quotidiano britannico Guardian, Jadot, che nel frattempo è passato alla politica candidandosi alle prossime elezioni europee nelle file dei Verdi, ha detto di non aver mai sospettato di essere spiato. "E' scioccante che un'azienda statale si sia avvalsa di ex agenti dei servizi segreti per spiare un gruppo ambientalista - ha detto - ma dubito che abbia potuto fare tutto un solo hacker".

Penso che sia oramai tempo di sdrammatizzare l'entità del problema ed il conseguente clima che si sta creando nuovamente, ricordando, a tal proposito, che la Cassazione a sezioni unite da tempo ha affermato che il bene della salute deve essere assicurato all'uomo incondizionatamente come uno ed anzi il primo dei diritti fondamentali anche nei confronti dell'Autorità Pubblica, cui è negato il potere di disporre di esso. Da ciò deriva che nel settore dei diritti primari - come quello dell'ambiente - l'intervento del giudice potrà anche determinare una contrapposizione al potere della Pubblica Amministrazione, senza che ciò debba necessariamente essere inteso come patologia del sistema e non piuttosto fisiologico all'impianto costituzionale. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo della politica sulle scelte e sugli indirizzi fondamentali dell'economia e della produzione che sono e debbono restare di competenza dell'Esecutivo; ma resta la necessità ineludibile che tali scelte risultino conformi ai principi fondamentali ed insuperabili della Costituzione.

mercoledì, 29 aprile 2009

REALISMO POLITICO

 

Forse siamo in un tempo in cui non si deve pensare più ad una Repubblica democratica, ad una repubblica cittadina che nasce per volontà dei suoi associati, ma ad uno Stato che si va costruendo come opera d’arte con l’ardimento, l’astuzia e la tenacia di alcuni uomini: i Signori o i Padroni del battello a vapore. I fatti che si susseguono per una loro intrinseca necessità e sulla quale l’uomo politico s’inserisce per imporre, sul gioco degli interessi particolaristici, la sua volontà dominatrice, ormai stanno contaminando lentamente ciascuno di noi in un Italia politicamente confusa e immemore delle virtù civili del passato. Sembra prossimo l’avvento di chi con ogni mezzo vuole imporre uno Stato a un popolo non essendo in grado di trarre volontà e concordia in modo condiviso ed accettato. Così, non volendo essere o apparire passivi di fronte al dinamismo dei fatti storici, si vuole ad ogni costo dare l’impressione di avere padronanza su di essi con un finto immedesimarsi nel fisico e nello spirito di chi non trova la forza di combattere, non avendone nemmeno i mezzi, per uscir fuori dal tunnel economico e sociale. Molti, in questi giorni, sono indaffarati a scoprire l’uomo giusto da buttare in pasto alla gente per raccogliere voti utili ad accrescere i consensi, ma la ricerca non va nella direzione di trovare ricchezze di esperienze, di virtù, private e pubbliche, ma “l’uomo nuovo”, sul concetto ancora di “nuovismo” che perdura, per far nascere in modo simulato fecondi entusiasmi e fervide gioie creative. Escluso quindi un dramma di spiritualità che si sta macerando nel dolore e nella rinuncia, esclusa una dialettica politica su programmi dignitosamente costruttivi, si sta attribuendo molta considerazione ad una retorica senza alcuna sintesi tra il sapere ed il fare, tra cultura ed accorgimento pratico. Nell’agone politico, quando ogni contenuto morale e civile sarà interamente sopraffatto, forse potremmo aspettarci, ma non si sa quando, qualche preoccupazione sulla formazione umana e politica quanto meno utile per salvare correttezza ed etichetta sociale.

venerdì, 27 marzo 2009

TESTAMENTO BIOLOGICO

                                                    

In relazione al “testamento biologico”, discusso ed approvato al Senato, con varie e vaste polemiche, ed ora in attesa di inviarlo alla Camera, ci si trova di fronte a considerazioni che sono particolarmente importanti in quanto concezioni culturali ed ideologiche si intrecciano per vedere come modi di parlare e forme di pensiero, pur consolidate, possono esercitare a volte effetti unificanti ma spesso anche divergenti. Le questioni che emergono sono rilevanti per i fondamenti del discorso giuridico e per la sua razionalità particolare, ove in uno stesso contesto si può vedere come la determinazione giuridica della realtà sociale si produce attraverso il trattamento della individualità che viene rappresentata come una proprietà naturale dell’uomo e, in particolare, attraverso il diritto, come soggettività giuridica. E la soluzione di questi problemi viene ricercata secondo percorsi tradizionali dell’etica medica, con una metodologia risolutiva che è identica a quella giuridica, ponendo cioè criteri intorno ai quali deve essere raggiunto il maggior consenso possibile. Una volta stabiliti questi criteri, e molto spesso si tratta prevalentemente di una strategia politica, si passa sulla discussione relativa alla applicazione dei criteri che spesso è dominata dai cosiddetti progressi della tecnica, spesso accecanti. La formula “avere un diritto”, di vivere e di morire, può sembrare il ricevimento di qualcosa, senza considerare che possedere un diritto, sapersi nel diritto come titolare di esso, non è mai un momento di una formazione esterna o soltanto esteriore, ma ciò che è già sempre fin dalla nascita. La questione allora di quale significato abbia l’espressione “avere un diritto”, viene acquisita fin dall’inizio nelle strategie del discorso giuridico e medico e la semantica di questo procedimento diviene più chiara se si tiene presente in che misura i significati della parola “avere” vengono qui interpretati. Di nuovo l’esperienza possibile del concetto di “avere” è oggetto di riflessione nella nostra società. E’ davvero possibile condividere con alcuni il presupposto secondo il quale oggi sia possibile, in quanto individui, prendere posizione in modo autonomo e rispettoso della libertà del volere, sui problemi dell’eutanasia o l’obbligo alla nutrizione e idratazione? Oppure, noi che viviamo sotto la pressione del cambiamento in meglio, siamo stati già incarnati in questa idea del progresso, per cui una presa di posizione è diventata mera finzione? Quanto ancora potremo permetterci il lusso di porre queste domande semplicemente a livello riflessivo o filosofico, o, propriamente, neppure a quel livello?

giovedì, 29 gennaio 2009

PARTECIPAPUG FARSA?

                                                 

Nella rubrica di “immitis quia toleravi” di ieri, con la partecipazione dell’arch. Giuseppe Resta e dell’ing. Vito Baglivo, su come chi ci governa ha deciso di ascoltare i cittadini interessati per rendere loro co-pianificatori del nuovo P.U.G., non si è potuto fare a meno di osservare, criticando costruttivamente, di come alcune tendenze recenti di organizzazione nelle principali politiche di settore, anche per ciò che riguarda le nuove professioni

del sociale per produrre ed offrire suggerimenti adeguati, stanno di fatto avvenendo in assenza di un disegno organico e con un enorme dispendio di energie. Sebbene si può presumere in linea di massima che, in un quadro programmatico, una forte partecipazione dei destinatari sia in grado di offrire maggiore coinvolgimento, partecipazione, capacità di ascolto, disposizione alla complessità e altro, è evidente che servono predisposizioni e verifiche, senza le quali non si può escludere il rischio che dietro tutto si nasconda una qualche forma di dilettantismo o una tradizionalissima forma di propaganda e di retorica populistica, quand’anche animata dalle migliori intenzioni. Una ulteriore sfida potrebbe essere rappresentata dalla valutazione di impatto sociale che, prescritta in molte carte di qualità sociale, richiederebbe un maggiore potenziamento e non lasciata, al contrario, alla libidine di chi ci rappresenta con poca razionalità politica. Si sta trattando invece l’argomento come se lo strumento fosse marginale, limitandosi a considerare “esternamente” gli effetti sociali di un intervento urbanistico, senza una progettazione contemporanea di aspetti tecnici, sociali ed economici. Perseguire una maggiore integrazione degli interventi e degli strumenti richiederebbe che si partisse dal problema dell’individuo o del gruppo di individui, della comunità o del quartiere. Il problema infatti è sempre “integrato”, in quanto rappresenta l’integrazione di una moltitudine di dimensioni e di aspetti problematici che si agglomera in un gruppo o individuo. Partire dal problema vuol dire che questo inizia ad articolarsi, ad avere voce, a conquistarsi uno spazio nell’arena politico-decisionale. Purtroppo la capacità di partecipazione, per così come è stato ed è concepito il “partecipapug”, è molto depotenziata. L’esclusione, la dimenticanza di considerare alcuni luoghi come il villaggio S.Rita, la marginalità sociale, il non aver voce determinante, il non essere in grado di partecipare, di non voler potenziare le capacità di accesso agli apparati amministrativi e di trasparenza, finiscono col limitarsi ad una registrazione approssimativa dei livelli di accordo e disaccordo, senza alcuna vera partecipazione attiva e senza alcuna possibilità di proposizione nell’esprimere ciò di cui si ha veramente bisogno, ma anche senza alcuna possibilità di definire modalità organizzative per esercitare, in forma associata, anche l’attività di controllo. Tutto ciò denota che istituzioni deboli, nel senso di scarsa fiducia negli organi di governo locale e loro modesta affidabilità, facciano crescere, nel giudizio dell’opinione pubblica, analisi negative ove “l’irregolarità” diventa un fenomeno troppo diffuso.

giovedì, 08 gennaio 2009

IL LINGUAGGIO, LA CRITICA

                                                 

La socialità, si dice, è innata nell' essere umano, fa parte della sua natura. Come istinto insopprimibile dell’uomo, quello di vivere con gli altri, aggregandosi, di sentire che il suo rapporto con gli altri è, in qualche modo, necessario, conferma una tendenza spontanea. Ma questa tendenza non andrebbe anche promossa, aiutata e guidata per evitare una possibile atrofia e soprattutto per potenziare al massimo una crescita ordinata all’interno di un processo sociale che è anche bisogno di educazione con gesti, parole e azioni che fanno la stessa socialità? In questo contesto, mi sembra che la funzione del linguaggio e della critica, sia sotto l’aspetto descrittivo sia argomentativo, può quadrare con i fatti oppure no, può concentrarsi, ponendo attenzione, sull’espressione e sulla comunicazione. Ma è proprio qui che la nostra opera, come tutte le opere umane diventa fallibile. Commettiamo costantemente errori con standard oggettivi ai quali possiamo venir meno nella verità, nel contenuto, nella validità delle diverse tesi. Ma è pure così che il linguaggio si può arricchire, facendo divenire possibile l’argomentazione critica e la conoscenza in senso oggettivo. Ora il dialogo o il confronto, mi auguro costruttivo, l’immensa varietà di costumi nelle diverse culture che cambiano e si differenziano, le forme diverse in cui si esprimono, nei partiti e fuori da essi, dovrebbero comporre la vita degli associati oppure, scomponendosi, ridursi a cosa degna di poco interesse?  E se, considerate tutte queste cose ma pure altre ancora potrebbero essere enumerate, non  cominciamo a guardare con molta modestia a questioni politiche e partitiche, non iniziamo soprattutto a sentirci tutti coinvolti nella liberazione e nella promozione di mete per l’analisi di situazioni reali concernenti la vita difficile da condurre, diventeremmo oppure no, aggregando ruoli umili con grandi o piccole virtù, più disponibili e pazienti nel sacrificio che ne deriva dal vivere con gli altri? A noi la scelta. L’attenzione, perciò, è da centrare sulle persone e non sulla struttura in quanto tale che, per la sua conservazione ad ogni costo, può diventare inevitabilmente oppressiva nei confronti dei suoi membri pure quando si “elegge”, a maggior ragione quando "si nomina", qualcuno che con un certo uso della libertà potrebbe diventare, a sua volta, gravemente lesivo della libertà e dei diritti altrui, specie nei confronti degli associati o “degli iscritti”, delusi e non, più deboli e meno capaci.

 Auspichiamo quindi più sensibilità nel rispettare le persone, maggiore disponibilità a praticare nelle piccole cose, che spesso si dimenticano, con coloro che ci stanno più vicino, che hanno comuni intenzioni, insieme con una serietà nell’azione tutta tesa nei progetti più vasti di riforma e rinnovamento sociale.

giovedì, 04 dicembre 2008

PUG E SVILUPPO

                                                  

 La sesta puntata di “Immitis quia toleravi” su PUG e ASSOIMPRESE  ha analizzato diverse problematiche ai fini di informare sempre più i cittadini, e  ha messo in risalto come negli ultimi mesi si è notata una vivace ripresa dell’interesse per l’esame dei rapporti fra l’uomo e il territorio, stante pure il pericolo che rinomati politici e amministratori galatei, confrontandosi superficialmente, senza osservare e rilevare l’effettivo stato di fatto della situazione concreta dei luoghi, potrebbero, con la scusa di reali crescenti bisogni di produttività, assaltare la risorsa terra e mare e non preoccuparsi quindi dell’uomo nel più allargato campo sociale ed ambientale. Fa piacere, perciò, che le esigenze dell’ambiente imposte all’uomo, si stiano analizzando da molti attori che, responsabilmente, stanno organizzandosi per proporre, correttamente ed in conformità di legge, fissazione in termini quantitativi e qualitativi di caratteristiche dell’ambiente ritenute indispensabili per ora e nel prossimo futuro. Si vuole, agendo con anticipazione, evitare errori, sulla base di apprendimento pregresso, miscelando risorse e comportamenti con valutazioni di opportunità tra attori che mediano sul campo tra esigenze diverse, evitando che il ruolo sociale venga escluso da disattenti ed invadenti amministratori. Così che la tutela dei valori ambientali, storici e culturali che il territorio esprime, possa arricchirsi e affinarsi progressivamente grazie al contributo dei cittadini mediante il metodo della copianificazione per aprire ad obiettivi e strategie della comunità locale, oltre ad altri enti ed organismi, a vario livello, coinvolti pure nel governo del territorio. Questi risultati si vogliono raggiungere senza altra richiesta di relazione di ostilità, di mero incontro occasionale, né di scambio o di sfruttamento, per trovare, infine, un accordo produttivo su questioni di interesse comune.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro aspetto riguardante l’Organismo SISRI (Consorzio per lo sviluppo industriale e di servizi reali alle imprese) da cui Galatone è uscito con la necessità attuale di rivisitare le precedenti decisioni per ritornare a farne parte ancora, sulla base di elementi nuovi e qualificanti che emergono da un recente regolamento del Consorzio. Un tavolo di confronto per discutere con le autorità interessate per prevenire o far cessare situazioni incresciose e soprattutto dannose per una reale crescita produttiva della nostra Comunità è stato richiesto da ASSOIMPRESE Galatone-Nardò per il giorno 10 dicembre c.a. per analizzare la situazione attuale ed evitare il conseguente contenzioso che, se dovesse persistere, pur in presenza di intenzioni programmate di scelte dirette alla creazione di una “zona industriale bis” in alternativa al consorzio, potrebbe causare l’emarginazione delle categorie interessate da un contesto già avviato con danno enorme in termini di tempo perso e di dispendio di energie.

sabato, 22 novembre 2008

" ZOOM " SU GALATONE

                                               

 

Cinque articoli di un solo foglio di “ZOOM”, uscito oggi per la prima volta, costituiscono l’inizio di informazioni da dare al cittadino di Galatone che da tempo, in forma scritta, ne è digiuno. Anche se il rapido sviluppo della tecnologia elettronica ha prodotto radicali trasformazioni nelle strutture e nei processi di comunicazione, ciononostante lo stimolo di un prodotto giornalistico, qualunque esso sia, che non ha peraltro interesse in settori economici, può rispettare gusti, trasformazioni di un pubblico anche vasto. Il nuovo foglio potrebbe rappresentare anche uno strumento di pressione, rispetto alla attuale situazione, per spronare a riflettere su alcuni fatti taciuti e frutto spesso di scelte inopinate ed interessate. Leggendo gli articoli di “ZOOM”, senza per questo voler creare aderenze alla linea politica redazionale, ai fini e ai valori del gruppo promotore, è da segnalare un’interazione tra diverse opinioni e gli eventi di atti amministrativi che riguardano ed interessano la cittadinanza la quale, conoscendo di più, non potrà essere manipolata, con minore possibilità  di alterare, deformare, occultare le notizie da chi potrebbe aspirare a quest’ultima finalità. Bello però sarebbe se tra le comunicazioni che si danno vi fosse pure l’opportunità di una guida delle opinioni, per rafforzare la comunicazione persuasoria per atteggiamenti e decisioni da modificare, rispetto ad un agire precedente, con relative e proprie conversioni. Il messaggio comunque c’è e, pur senza espediente grafico, di immagini,  denota una connotazione legata ad un ambito culturale e di conoscenza valido per evidenziare non rumore ma elementi delicati di alcuni momenti del processo comunicativo. Auguro che la sola pagina, quale primo numero, i titoli, le soluzioni grafiche, lo spazio occupato, siano tutti elementi che concorrano a suscitare l’attenzione del lettore e a definire i singoli contenuti offerti, evidenziandone il senso generale e le informazioni essenziali, suggerendo un significato, suscitando emozioni, aggiungendo commenti espliciti o impliciti.