Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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venerdì, 02 maggio 2008

ADATTAMENTO ALL' OPPORTUNISMO

camaleonte 

Per adattarsi al gruppo di cui diverrà membro, l’individuo, deve affrontare un processo di socializzazione in modo circolare e senza fine. E questa impostazione assolve una funzione tanto nel soddisfare i bisogni psicologici, in conformità  ad un tipo di cultura, quanto nel rispondere alle esigenze fondate sulla sua costituzione fisica. Le conseguenze possono essere, a volte, drammatiche, sia in quei settori del campo culturale, come i media e la pubblicità, nei quali la ragione economica finisce per dettare legge, sia per il tipo di politica culturale pubblica, in cui la ragione burocratica o quella di assistenza clientelare finisce, pure, per dettare legge. Scompare la netta divisione tra mansioni intellettuali e manuali o tecniche, molti ruoli subalterni di tipo tecnico o manuale tendono alla sparizione, le organizzazioni che vogliono stare sul mercato ed essere competitive applicano la deregolazione, l’amministrazione diventa sempre più gestione, il rapporto con il mercato diventa sempre più una variabile strategica per la sopravvivenza di molte organizzazioni. L’organizzazione degli studi, l’organizzazione del sapere, le tendenze in atto nella società rendono sempre più problematico il lavoro di lettura e comprensione del sociale, con una opacità, tanto più intrigante quanto più è negata, a tutti i livelli, dall’apparenza ingannevole di trasparenza prodotta dalla società attraverso la straordinaria articolazione, diffusione, specializzazione di ogni possibile istanza di produzione del sapere e dell’informazione. Tutti noi, non solo il comune uomo o donna della strada, ma anche membri della classe dirigente, le persone colte, gli appartenenti alle professioni alte e di punta , per quanto la cultura sia lo strumento mediante il quale gli esseri umani si adattano al loro contesto complessivo,  possiamo correre il rischio di ridurci ad una condizione di passività e di inerzia in questo processo?

La volontà dell’uomo, che non cessa mai di volere, costituisce una forza essenziale per l’attività umana ma anche ci presenta una versione distorta e incompleta nel mondo sociale, ove, il corredo della cultura non è di per se stesso una forza. Nella produzione di beni o di altri prodotti si rende necessaria la conoscenza connessa con discipline intellettuali e morali di cui la religione, le leggi e le regole etiche costituiscono, in ultima istanza, la fonte, la cui riflessione, richiede un completamento, non semplice, da catalogare nel corpo della conoscenza intellettuale, nel sistema di valori morali, spirituali ed anche economici. Se si favorisce la disarticolazione del sapere, incrementando la frammentazione dell’apprendimento e riducendo a poche e inutilizzabili nozioni empiriche il sapere di carattere generale, si incrementa il tornaconto, quindi, l’idea di un opportunismo che è dare, togliere, aspettare le circostanze più favorevoli per il proprio personale interesse. Agire, muoversi, comportarsi di volta in volta, per sfruttare le situazione ai propri fini soggettivi. Questi percorsi sono sbagliati, ma nella pratica è accaduto e continua ad accadere che stiamo assimilando una miscela di saperi che progettano ed innovano una nuova architettura e ingegneria sociale diretta  a cogliere gli aspetti più concreti dei modi di vita, soltanto utilitaristici.

postato da: giusedoria alle ore 13:17 | link | commenti (4)
categorie: adattamento opportunismo