Da parte delle imprese si stanno elevando grida di allarme e di dolore per le pratiche applicate dal sistema bancario, anche perché si lamenta il problema delle insolvenze. La gente ha paura di rischiare nella proprietà di azioni, nel ricordo, oggi nuovamente avvertito, del panico del 1929 e del crollo in Wall Street che portò la lunga e difficile grande depressione degli anni trenta. Ora il rapporto impresa-banca è centrale per lo sviluppo dell’economia imprenditoriale e questo rapporto, però, deve basarsi sulla trasparenza reciproca. Sarebbe auspicabile quindi che banca ed impresa si avvicinassero per aprire al dialogo in modo nuovo con un cambiamento radicale culturale negli operatori bancari - che guardano ormai poco alle relazioni personali ma molto ai documenti cartacei - e gli imprenditori, per riconsiderare questo rapporto con lo scopo di ragionare su una finanza d’impresa in chiave innovativa. Riconoscere, cioè, meglio gli strumenti esistenti sul mercato, usarli tutti e nel modo migliore per l’esigenze in quel momento di quell’impresa. Molto spesso l’innovazione non è altro che un’intelligente interazione tra banca ed impresa-cliente, da cui nasce o potrebbe nascere una sorta di soluzione innovativa per risolvere i problemi finanziari concreti che ha un’impresa. E’ un processo che non è imposto per legge, ma che scaturisce, spontaneo, dal basso. Le imprese, però, molto spesso, piccole o grandi, che si danno da fare in modo egregio, non richiedono tanto un’innovazione negli strumenti finanziari, quanto un rapporto innovativo di supporto al loro sviluppo, con un contenuto di servizio molto forte, per il quale, diverse banche si devono attrezzare ancor più e meglio. Erogare credito non è un dovere assoluto in quanto un’impresa bancaria deve agire liberamente sul mercato del credito, deve scontrarsi con la concorrenza di altri istituti, deve erogare finanziamenti in modo responsabile, assumendosi i rischi del mestiere. Se l’offerta della banca, però, si caratterizza dalla presenza di soggetti, che hanno fatto e fanno un buon lavoro, ma anche da numerosi soggetti in posizione oligopolistica e con finalità istituzionali confuse, derivanti da un assetto azionario gravato da pesanti eredità del passato, da soggetti che hanno abusato di posizioni di connivenza, che hanno attuato pratiche scorrette e da altri ancora bistrattati dal sistema in un contesto generale di scarsa professionalità e trasparenza, allora c’è da sperare poco in un momento in cui è accesa la bagarre sul costo del denaro, nel mentre si celebrano intese e matrimoni fra alcune banche ed alcune grosse imprese; così il sistema diventa fragile quanto un castello di carte, scoppiano le bolle di sapone soffiate dalla speculazione e, i propri sogni, purtroppo, saranno sostituiti dai propri incubi.