Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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venerdì, 04 dicembre 2009

QUANDO NON C’E’, NON C’E’

 

Annotando il commento di Giuseppe Resta dal titolo “Ecomuseo e Mappa di Comunità” e l’idea dell’Amministrazione di aderire al progetto dell’Associazione“Play your Place”, nata col bando della Regione Puglia, “Vox Loci, la parola agli abitanti”, sommessamente osservo:

non c’è e non c’è stata la valorizzazione e la promozione della partecipazione (non una tantum) del Capo III –Forme di partecipazione popolare- art.9 del nostro Statuto comunale. Non c’è e non c’è stata l’applicazione dell’art. 10 dello stesso Statuto. (Valorizzazione delle Associazioni). Non c’è e non c’è stata nemmeno la cura dell’art.15 dello Statuto (Partecipazione di libere forme associative).

In breve, allora, è capire quanto sia diventata o è consapevole la connessione (costitutiva per i programmi comunitari) tra coesione sociale, sostenibilità dei processi e pari opportunità e come questi messaggi culturali provenienti dal centro vengano rielaborati nella cultura locale, come incontrino le pratiche effettive e in che misura restino opzioni ideali o ideologiche. Problematica diventa la relazione tra la domanda e l’offerta: interpretare la domanda sociale, apprendere da errori, omissioni o critiche, dare radici sociali ai servizi che hanno rilievo diretto per la vita quotidiana, aprendosi a forme di politica sociale e non soltanto di economia politica. La domanda deve diventare perciò più sentita e deve essere energica, mentre l’offerta non deve avere forma caritatevole ma promozionale. Solo così possono essere investite le poche risorse a disposizione, l’apprendimento di preferenze migliori, forme di partecipazione che evitino l’isolamento nello stato di bisogno. Richiamando l’attenzione su un dato istituzionale e normativo importante, il principio di sussidiarietà, per quanto ancora controverso nella sua concreta applicazione, è indubbiamente diventato uno dei principi costitutivi dell’Unione Europea ed è stato accolto anche nel nostro ordinamento. Qui è importante la portata dell’ambito territoriale competente insieme con il tipo di Istituzioni che in sintonia sono responsabili e legittimate ad agire a e per quel livello. Quale sia tale livello dipende dalla materia, dal tipo di decisione; ma nella ricerca del livello appropriato un elemento decisivo è la “prossimità” relativa alla popolazione interessata in quanto elettorato che legittima i poteri pubblici e in quanto portatrice di interessi relativi a quella materia e a quella data decisione.

C’è? – Non c’è!

venerdì, 20 novembre 2009

HA DA PASSA' 'A "NUTTATA" O HA DA VENI' BAFFONE?

Fare un commento sull' articolo recente e realistico Ha da passa’ "a nuttata"! di Giuseppe Resta, a proposito di una ( ma di una sola!!??)riunione sui GAL, (Gruppi di azione locale), (ma quale azione??) sarebbe stato troppo lungo. Preferisco fare perciò alcune considerazioni più estese in linea con quelle dell'acuto osservatore Resta.
Sulla base di ciò che avviene è forse possibile iniziare a delineare i contorni di un piano di ricerca territoriale che quantifichi i potenziali di risorse a disposizione per lo sviluppo locale. Gli indizi che segnalano la presenza e l’assenza di risorse potrebbero essere:
- Antagonismi: lotte interne, spaccature di ogni tipo, rivalità tra egoismi,  affiliazioni politico- sociali in aperto contrasto, presenza di forti squilibri nelle condizioni di vita.
- Regolazione complessiva del contesto: rispetto delle norme, rapporti fiduciari con le istituzioni, rispetto delle regole di convivenza, culture dei diritti (e non dei favori).
- Conoscenza sociale (intelligenza sociale): diffusione dei saperi, informazione, saper fare, capacità di apprendimento individuale e collettiva (amministrazioni che apprendono) dibattito e confronto sociale, contraddittorio secondo regole condivise.
- Reputazione: presenza di persone e giudizi autorevoli, modelli di riferimento condivisi.
- Progettualità ed equilibrata dialettica tra egoismo o altruismo: capacità di perseguire i propri fini rispettando regole di condotta adeguate, dando fiducia e richiedendo fiducia, essere responsabili dei propri atti rispondendo in pubblico e fornendo motivazioni e giustificazioni ragionevoli, capacità d'impresa fondata su competenze effettive (e non solo sull'accesso agli incentivi pubblici).
- Partecipazione: di interesse o disinteresse per le questioni collettive, informazioni sui fatti che riguardano la comunità, partecipazione a forme di associazionismo. Ci sono state forme di coinvolgimento generale? Ci sono stati tentativi dell'amministrazione di coinvolgere i cittadini in un qualsivoglia programma di intervento?

- Interventi di promozione del capitale sociale di origine istituzionale: ci sono state iniziative, programmi, attività istituzionali, che in modo diretto o indiretto mirano alla produzione di incremento di socialità?
Importante allora qui diventa l'analisi delle “pratiche correnti” da esaminare nei loro fondamenti e presupposti, negli esiti, nel modo di inserirsi nella vita collettiva ed istituzionale. Fossimo al "Vespero", almeno vedremmo il pianeta Venere subito dopo il tramonto; qui, mi sembra, si sia ancora a notte fonda. Ha da passa' "a nuttata"! ?  Sì, ma con un agire comune innovativo, con un suo bricolage permanente tra problemi e soluzioni; o innovativo di tipo radicale che rompe il senso comune e prospetta in modo diverso di intendere ordine e coesione sociale e sfida su questo terreno le soluzioni più tradizionali (spesso sostenute da corposi interessi particolari). Il tutto da valutare e da condurre con la necessaria diplomazia e senso della misura. Oppure: ha da veni' Baffone?

 

martedì, 08 settembre 2009

LE FUNZIONI SOCIALI DI UN ENTE LOCALE

 

I servizi sociali comprendono molte attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che i cittadini possono incontrare nel corso della vita, escluse quelle assicurate dal sistema previdenziale e sanitario o disposte in sede di amministrazione della giustizia.

La progettazione di una rete di servizi che interviene sul tessuto sociale in tutto il territorio è quindi di grande rilevanza. Ma se mancano la sensibilità umana, la professionalità, la promozione ed il coordinamento necessari per individuare i bisogni ed effettuare tempestivamente gli interventi idonei per fronteggiarli, si può affermare che servizi relativi a giovani, anziani, famiglia, portatori di handicap, tossicodipendenti e alcol dipendenti, sono e restano privi di coordinamento operativo con il relativo fallimento dei soggetti e delle strutture che operano nell’ambito di un territorio. Se a questo si aggiunge che può mancare anche una propensione a promuovere nella comunità lo spirito di solidarietà con un nuovo ed antico rapporto umano che è la chiave del successo dell’azione dell’ente locale, ancor più diventa carente l’organico sistema di presidi e servizi sui quali i cittadini, in situazioni di disagio, dovrebbero avere la certezza di poter fare affidamento ed attribuire al Comune compiti importanti e qualificati. Occorrerebbe soprattutto che l’ente comunale, e per esso in primo piano l' amministratore eletto, esercitasse, diffondendola, molta avvedutezza nel dotarsi di semplicità organizzativa, di capacità immediata d’intervento, limitando i costi che non vanno frantumati a pioggia, e di adempimenti amministrativi per poter assolvere alle sue funzioni con lo spirito di sacrificio e di solidarietà necessari per conquistare la piena fiducia dei cittadini e per assicurare la tutela dei diritti fondamentali di coloro che versano in stato di bisogno al fine di realizzare condizioni di pari dignità e sostegno.

 Nel settore culturale, educativo, sportivo inoltre, capita che non si recuperano nemmeno patrimoni artistici, librari, archivistici, esperienze varie di proposte agonistiche per poterli offrire alla comunità, coordinando l’attività e gli interessi di associazioni che si sono costituite, ricostituite o realizzate ex novo. L’inserimento di giovani studenti e di docenti che hanno concluso la loro attività scolastica, di persone di buona volontà e di provata esperienza, potrebbe consentire di unire all’entusiasmo dei primi la preparazione e l’esperienza dei secondi con energie e capacità da recuperare, organizzare per valorizzare ogni attività fisica e mentale, tradizioni e beni culturali, che costituiscono la storia, spesso sconosciuta, della nostra Comunità.

lunedì, 29 giugno 2009

I FALLIMENTI DEL SUD

Ai nuovi amministratori del Sud che di recente eletti si accingono a governare sicuramente con buona volontà ed entusiasmo, va posta una riflessione profonda sugli insuccessi delle politiche implementate negli ultimi quindici anni il cui paradigma di riferimento è stato esattamente quel laisser faire sottoposto oggi a forti critiche da parte non solo dei suoi oppositori ma anche della grande stampa finanziaria anglosassone che l’aveva promosso grandemente nel mondo, per indurre ad una retrospettiva critica sulle azioni del Governo centrale e locale alla luce dei terremoti finanziari, economici e politici in atto a livello interplanetario.

Ci troviamo al cospetto di una sequenza di previsioni e proposte tutte centrate su un impianto concettuale liberista e tutte più o meno disattese e deludenti. Si pensi alla continua esaltazione degli effetti benefici per il Mezzogiorno della tanto declamata unificazione monetaria e dell’apertura dei mercati.  E’ ormai evidente che non si è stati capaci di mettere in atto politiche di “vantaggi comparati” e, anziché aiutare il rilancio del Mezzogiorno, si registra, al contrario, un inasprimento degli squilibri regionali sull’intera scala europea. Le politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro che avrebbero dovuto favorire i lavoratori meridionali hanno avuto, invece, effetti analiticamente indeterminati sull’occupazione, che non hanno minimamente arrestato le emigrazioni verso il Nord e hanno generato una grave depressione salariale. Ed esaminando le politiche di privatizzazione e liberalizzazione nel settore bancario ci si accorge che hanno fatto del Mezzogiorno l’unica grande regione d’Europa priva di un proprio sistema bancario, senza che il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base, tra i tassi praticati agli imprenditori meridionali, si riducesse.

Ed ancora, pensiamo più in generale alle privatizzazioni, sulle quali oggi – con i paesi propugnatori del liberismo che rispondono alle crisi a furia di nazionalizzazioni –  bisognerà mettere in atto qualche seria considerazione. Politiche sostenute dalla retorica del “piccolo è bello” e delle “vocazioni locali” ( vocazioni a “morir di fame”) che in realtà hanno fatto del Mezzogiorno un’area sussidiata ed assistita come da sempre è stata. E per finire una attenta analisi sulle questioni in atto riguardanti il federalismo fiscale che potrebbe provocare conseguenze per il Mezzogiorno degne di gravissime preoccupazioni.

In definitiva, una visione strategica di nuove proposte di politica economica, dopo i tanti fallimenti di scelte per il Mezzogiorno, s’impone per un ripensamento delle decisioni delle amministrazioni locali nel rapporto con gli esecutivi centrali ed europei. I comportamenti, gli atteggiamenti, i metodi di lavoro, le relazioni personali e tutto il sistema sociale inoltre dipendono dall’applicazione o meno della moralità. Per salvaguardare i diritti è necessario rispettare i doveri e quindi le “regole”con una formazione che deve basarsi sull’educazione a comportamenti responsabili e sulla corretta informazione. Una presa di coscienza collettiva della seria necessità di inventare e sperimentare nuovi modelli progettuali e di utilizzare nuovi strumenti volti a favorire una crescita evolutiva delle giovani generazioni, si impone, in quanto esse dovranno affrontare problemi sempre più pressanti che colpiscono l’intero pianeta.

 

martedì, 23 giugno 2009

TUTTI E SEMPRE SCOLARI

La scuola e gli studi per ciascuno di noi non sono stati che una fase, episodi di quel processo educativo a cui si è impresso un moto accelerato. Nei primi giochi infantili – non ozioso passatempo, ma palestra di energie fisiche ed intellettuali – nella consuetudine con familiari ed amici, nella suggestione irresistibile dell’esempio, nello spettacolo triste e lieto della vita quotidiana, nella contemplazione delle bellezze naturali, abbiamo ricevuto stimoli che hanno promosso, o a volte ritardato, la nostra educazione. Quando da alunni siamo rientrati in classe per la prima lezione del mattino non eravamo gli stessi che il maestro aveva salutato il giorno avanti e tanto meno quelli che si riprendono all’inizio del nuovo anno essendo intanto cambiate le cognizioni, gli stessi desideri con cui fummo lasciati pochi mesi prima, al termine dell’anno precedente: perché su di noi agiva nel frattempo la scuola della vita, talora più efficace della vita di scuola. Né l’educazione si estende solo alla fanciullezza e alla giovinezza, quantunque in queste età più pronto sia l’apprendere, più tenace il ricordare, come più rapido ed intenso è il processo di assimilazione in ogni organismo giovane e sano.

Lo spirito, per mantenere eterna giovinezza, deve continuare il ritmo intenso del processo di diffusione e assimilazione, né mai deve sentirsi sazio, per stimolare e rendere insaziabile l’appetito ideale.

Noi, oggi, ormai maturi nell’ordine intellettuale delle cose nuove, non siamo più scolari e ci riveliamo solo capaci di imporre modelli culturali precostituiti e indifferenziati.  Nella trasmissione di un certo tipo di cultura, abbiamo indipendenza nella sfera cognitiva e volitiva sentendoci, però, sempre di più attratti da un autoritarismo che si serve dell’ascolto ed ottiene come risultato il condizionamento sociale e l’asservimento. Siamo diventati una classe che si serve dell’obbedienza passiva e si esercita con motivazioni esterne che portano come risultato al conformismo.

Nell’ordine psicologico siffatta situazione comporta un’atmosfera di insicurezza che ci pone in uno stato d’ansia. Quest’ultimo, invece di maturare, si blocca o regredisce; ci fa vedere gli altri come esseri prevalentemente frustranti, di fronte ai quali ci poniamo in posizione di superiorità ma, nel contempo, di dipendenza e di passività. Le nostre competenze non si stanno ristrutturando progressivamente e reciprocamente nel campo culturale e non stiamo nemmeno lavorando con partecipazione per realizzare un compito comune. Sembra che ciascuno, non più attento come scolaro, sia destinato a restare senza prospettive nuove orientative ed anche, privo di appropriazione della personale cospicua eredità, destinato ad affossare sempre più la propria statura spirituale ed intellettuale che non riassume certamente gli sforzi ed i successi accumulati.

mercoledì, 27 maggio 2009

IRRITAZIONE POLITICA

 

Il nuovo clima politico e culturale rende possibile il dispiegarsi di fenomeni nuovi nella società civile e il profilarsi di nuovi orientamenti nel sistema della politica. Questo sistema politico è soggetto a continue pressioni in quanto è possibile realizzare intese costituite di volta in volta, o di momento in momento, non sui programmi stabiliti ma su accordi occasionali e quindi sulla possibilità continua di recedere dagli stessi con decisioni che hanno carattere distributivo e compensativo. Sono insieme conservatrici e progressiste. Entro un siffatto quadro politico è possibile comprendere perché l’orizzonte evolutivo del sistema è così frastagliato, e, in particolare perchè, accanto ad elementi arretrati, coesistono elementi che presentano una evoluzione strutturale così proiettata verso il futuro che, in particolari contingenze, può diventare rischiosa. Infatti mentre per alcuni ambiti di proposte  programmatiche relative a determinate innovazioni tecnologiche, capaci di produrre particolari effetti, è dato di rilevare una difficoltà evolutiva del sistema politico, per altri ambiti, invece esiste una estesa disponibilità, fornita da interventi economici europei, statuali, i quali però vengono furbescamente confusi e totalmente immunizzati dall’incontrollabile frastagliamento di competenze tra poteri centrali e poteri periferici. Sembra particolarmente difficile delineare costellazioni di interessi che non sono toccate da forma di tutela compensativa, così come sembra particolarmente difficile individuare, se non in relazione a determinate contingenze, costellazioni di interessi oggetto di disinteresse legislativo, e quindi di pericolosa trasgressione. Ora, c’è possibilità, liberandosi da atteggiamenti intellettuali o comunque etici - in quanto potrebbero essere riduttivi, o per converso potrebbero produrre l’illusione che si possono descrivere, al di fuori della politica, come fatti ed eventi sociali – di riuscire a risolvere il dilemma fra coscienza e ordine sociale oppure di pretendere di farlo senza ripetere formule astratte  e vuote, che mancano di qualsiasi concretezza?

Spentesi le ideologie, il potere di collaborazione sociale è diventato puramente residuale e solo scarsamente agisce come riferimento congruente dell’azione. I valori, come le ideologie, sono risorse sempre più scarse ma la protesta, nelle società complesse, deve diventare una funzione stabile per mirare alla continua rottura e riformulazioni delle regole del gioco; un rituale, però, che pur non essendo privo di obiettivi politici, non si traduca in interessi personali che degradando, prima o poi, troverebbero riconoscimento ma anche assorbimento. Il sistema politico continui pure a reagire con impazienza, irritazione e, non riuscendo a capire, sia impotente ad assorbire e canalizzare un agire ad esso non conforme che deve avere l’orgoglio di non lasciarsi afferrare e quindi nemmeno definire. Come cioè per l’azione sociale è diventato problematico orientare la propria carica di protesta contro il potere “sordo”, in quanto il problema resta quello di trovare e definire il “potere”, così per il potere resti il problema di captare e definire gli obiettivi della protesta e della opposizione. I risultati? Chi vivrà, vedrà.

lunedì, 25 maggio 2009

TAGLIO AI PARLAMENTARI

 

I parlamentari italiani sono “inutili e pletorici”. Così qualcuno ha definito gli onorevoli deputati e senatori della Repubblica che, se fossero ridotti nel numero, insieme con l’abolizione delle province, la riduzione di consiglieri comunali, regionali e dei membri dei consigli di amministrazione di società pubbliche o a partecipazione statale, potrebbero ridurre i costi della politica e tagliare gli sprechi. Si sta preparando quindi un premierato forte che accompagnato da devolution, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, riscriverebbe la seconda parte della carta costituzionale.
Con l'istituzione del Senato federale della Repubblica, quale Camera rappresentativa degli interessi del territorio e delle comunità locali, si supererebbe  anche l’attuale bicameralismo perfetto che rappresenta una inutile perdita di tempo.
Ci si può domandare peraltro se siano sufficienti soltanto strumenti tecnici e particolare procedure per ottenere dalle forze politiche in Parlamento un comportamento razionale, e non per questo meno incisivo e qualificato sotto il profilo politico, quando si tratta di delineare soprattutto l’uso delle pubbliche risorse e di esprimere le relative opzioni. Stabilire se questo sia o no un fatto positivo dipende dalle valutazioni che si fanno riguardo alla priorità degli interventi dello Stato nella società, ove il complessivo impatto delle scelte sull’economia accrescono le difficoltà nel promuovere maggiori o nuove iniziative contro le ingiustizie sociali del paese - non coinvolgendo i ricchi ai problemi dei quali si provvede con espedienti fiscali - procedendo con vecchie consuetudini di gonfiare gli stanziamenti su alcuni programmi popolari e magari demagogici, senza considerare se un uso alternativo degli stessi fondi aggiuntivi possa essere vantaggioso o se qualche altro programma debba subire un corrispondente taglio. Una necessaria azione per fare una seria politica economica, sulla scorta anche di alcune positive esperienze straniere, e non una mera e poco veritiera registrazione di contrastanti spinte settoriali, passa certamente per una programmazione coordinata ed armonica dell’erogazione della spesa tra i tanti e vari centri autonomi di gestione dei servizi pubblici in cui si articola il nostro ordinamento con una riforma che consenta alle Camere di avere un quadro globale e pluriennale delle previsioni di entrata e di spesa del settore pubblico integrato. La strada per conseguire questi obiettivi non è facile né breve; bisogna però decidersi ad imboccarla, magari attraverso provvedimenti graduali e parziali ma coerenti. La rappresentanza politica, di qualunque natura ed appartenenza, pur con il rischio di favorire le classi abbienti, tanto già avviene, potrebbe pure aumentare, ma senza stipendi, indennità, parcelle di vario tipo, laute pensioni che potrebbero, al contrario, essere sostituite con un semplice rimborso spese o indennità di missione, se… di missione si tratta !

 

 

sabato, 16 maggio 2009

L'ECONOMIA E' MALATA

  

Da quando l’Istat effettua le rilevazioni trimestrali, il PIL (Prodotto Interno Lordo) non ha mai subito, variazione su base annua, pari a -5,9% ; è il dato peggiore dal 1980 che ha smentito ogni previsione fatta in precedenza. In questo periodo, tutte le variabili economiche hanno un andamento depresso e le aspettative degli operatori economici, inoltre, sono negative per cui si assiste a un ristagno degli investimenti, al fallimento di molte imprese deboli e all’aumento della disoccupazione. Il sistema economico sembra crescere in continuazione ma si ammala periodicamente in quanto è legato a milioni di decisioni prese da individui, coordinati dal mercato, con il suo corpo che funziona meno di quanto potrebbe a causa di leggi e istituzioni che ne ostacolano l’assestamento. Lo squilibrio tra risparmi ed investimenti, l’instabilità monetaria e la disoccupazione, concentrata soprattutto nel Mezzogiorno, sono le principali malattie che stanno logorando il tessuto sociale. Inoltre le vecchie e nuove povertà, la diseguaglianza sociale hanno a che fare con il funzionamento dell’economia che, in questi ultimi tempi, vorrebbe premiare l’efficienza più che l’equità producendo una società diseguale che crea sempre più divisioni e situazioni insostenibili le quali, oltre a essere moralmente inaccettabili, finiscono per ostacolare il funzionamento dell’economia e riducono il benessere collettivo. La spesa per gli investimenti, pur essendo per sua natura variabile, dipenda anche dalle condizioni creditizie, e se il PIL subisce contrazione è facile prevedere che esso inciderà negativamente sugli investimenti facendo coincidere insieme disoccupazione ed inflazione con ostacoli enormi al mercato del lavoro che non è in grado di utilizzare appieno le persone disponibili a lavorare, con maggiori difficoltà a prevenire quegli scompensi che sono connaturati al modo di essere dell’economia. E’ necessario quindi un “mettersi d’accordo” per distribuire equamente i prodotti senza scatenare quell’amara contesa sociale che corre il rischio di innescare altri guai. Si tratta di sedersi attorno al tavolo, rappresentanti dei lavoratori, degli imprenditori e dello Stato per elaborare regole idonee a distribuire la “torta” che, divisa male, può intaccare la stabilità economica, sia causando inflazione, sia agendo in maniera più diretta con scioperi o addirittura chiusura di fabbriche. A livello di intero sistema o di singolo attore, sia Stato, sia impresa, sia famiglia, i virus economici stanno colpendo ciascuno di noi con malattie serie che non essendo stati in grado di prevenire con terapie semplici e con un idoneo vaccino ora diventano curabili con medicine da cavallo, sperando che i rimedi non siano peggiori dei mali e che  la perdita di benessere non riguardi solo i già cagionevoli ma tutti, in ragione delle proprie sostanze, per una nuova stagione di crescita.

 

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì, 18 febbraio 2009

BISOGNI COLLETTIVI

                               

Una consapevole ed approfondita analisi dei bisogni collettivi e quindi della domanda dei servizi che non seguono schemi generali ma specifici riferimenti del contesto socio-territoriale, nonché la prefigurazione programmata dell’offerta, dove vengono indicate le priorità degli indirizzi e degli obiettivi, dovrebbe consentire all’amministrazione locale di ricercare la più conveniente forma di gestione. In realtà l’opportunità di scelta è priva di orientamenti e di criteri applicativi pratici e, molto spesso, il comune esercita la sua libertà con una autonomia che interpreta, con molta flessibilità e malamente, le possibili applicazioni delle norme. Nel momento in cui l’ente locale, titolare della funzione relativa al servizio, determina una modalità di corrispettivo economico o, comunque, una modalità per procedere all’affidamento ad un gestore del servizio stesso con il capitolato d’appalto, o attraverso un contratto di servizio, di fatto si muove con un’organizzazione “imprenditoriale”, con criteri di equilibrio tra costi e ricavi, perdendo di vista la funzione, pure essenziale, di garantire molti interessi diffusi al cospetto degli interessi concentrati, di quelli deboli al cospetto di quelli forti. La rilevanza imprenditoriale, dove vengono combinati organicamente i diversi elementi della produzione che riguardano l’impiego di risorse umane, i capitali di investimento, siamo certi che mettano in atto un migliore conseguimento dei risultati connessi ai servizi, oppure l’insieme delle attività, che formano l’attività imprenditoriale, prevarica le ragioni dell’imparzialità, neutralità ed equità a danno di una garanzia di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa con deviazioni, molto spesso, che si traducono in truffe, tangenti e derivati? Un altro dato di fatto difficilmente negabile è che, l’amministrazione,  per poter essere veramente equilibrata e contenere le effusioni delittuose, dovrebbe dare ascolto a tutti gli interessi e a tutte le posizioni in ballo, essendo fin troppo facile intuire che non tutti gli interessi e non tutte le prospettive sono in grado di far sentire e di articolare, al livello politico-amministrativo, la loro voce. Quanto cresceremmo di più e meglio se, una “amministrazione della società”, anche in virtù di un guadagno informativo che dovrebbe produrre, si preoccupasse di considerare i veri depositari del sapere tacito e contestuale che anima i processi sui quali si vuole agire: cioè di saper ascoltare, essendone capace e propensa, i cittadini e la comunità che non possono certo essere considerati né oggetto, né prodotto dei tanti diversi moduli di rilevanza solo imprenditoriale.

postato da: giusedoria alle ore 12:50 | link | commenti (1)
categorie: bisogni collettivi