
Vagando per Galatone e dintorni, bighellonando qua e là insieme con Fernando Maglio, acuto osservatore e cultore di cose antiche interessanti, con veste di pubblici interlocutori, ritroviamo, soffermandoci a guardare, la cappella rurale - sulla via comunale vecchia per il mare, (subito dopo lo stabilimento AQP, non più in uso, detto “La Vasca”) - di Maria S.S. dell’Abbondanza. La comunanza culturale si tira appresso la comunanza delle evidenze ed il ruolo di ex amministratori ci spinge ad analizzare il significato possibile di questa cappella. Visionandola, però, ci si accorge che la mancanza di manutenzione può farla crollare. Esprimendo un comune sentimento e rimembrando il vincolo esistente sul bene, criticando la carenza di sensibilità estetica, lasciata peraltro allo spontaneismo di volenterosi privati che, per come potevano, ma in modo superficiale, hanno curato la cappella, ci si accorge pure in modo bizantino, che qualcuno nell’applicare, sulla parte destra, la dedica alla Madonna, ha riprodotto in latino, ma non come dovrebbe essere, “Salus infermorum” invece che “Salus Infirmorum” (Salute degli infermi). Ora si può capire come in una società e in un’epoca telematica si possa assegnare all’arte il ruolo di “sovrastruttura”; ciò non toglie, però, che si debba conservare e ricordare cosa ha spinto una determinata società alla costruzione di una cappella, per riflettere su una precisa tradizione e per interrogarsi, in questo periodo, in questa o quest’altra società, cosa ha significato la genesi di una costruzione, piccola ma bella. Ora si potrà affermare che altri recuperi di diversi edifici interessanti andrebbero effettuati e rivisti, ma qui, ci vorrebbe una lunga serie di sermoni per percorrere la via della persuasione e fornire al pubblico vasti obiettivi di giudizio sui beni artistici- culturali con i loro effetti e conseguenze che hanno, o che potrebbero avere, sulla vita del singolo e della comunità umana. Per il momento, ed iniziando gradualmente, anche per non restare chiusi in un orribile silenzio, basterebbe un minimo intervento di restauro pubblico e, con una piccola, doverosa correzione di “ infermorum” a “infirmorum”, dare un segnale di fioritura dell’inizio di uno sviluppo generale della società. In ultima analisi, offrire un orientamento e dare spazio, senza peraltro pretendere di offrire un panorama esauriente sul problema immenso della conservazione di alcuni beni, al peso della tradizione, al gusto, al giudizio di valore.