Non mi sembra inutile soffermarsi un po’ a lungo nel sottolineare il carattere delle tante iniziative culturali di questa città, soprattutto oggi, di fronte ad un soggettivismo e relativismo, qualche volta addirittura anarchismo, che vogliono affermare la buona e complessa situazione ambientale che, sia pure con episodi particolari, affermano la crescita della nostra Comunità.
La prudenza ci consiglia di non illuderci che il nuovo corso possa trovare facili strade per giungere a modificare, non solo le strutture, ma, soprattutto, la mentalità degli operatori ed in gran parte anche quella di una opinione pubblica, che, nonostante tutto, è rimasta ancora legata al passato. Ciononostante è innegabile che un discorso di “richiamo” utile, se non altro per tentare di costruire una piattaforma alle considerazioni sulla organizzazione ed aggregazione culturale che si va compiendo, stia diventando produttiva ed efficacemente coinvolgente. Gli eventi positivi ed originali di cui Giuseppe Resta parla nel suo recente articolo sul blog “Galatown” dal titolo “Nella Città del Galateo non è affatto vero che “non si fa mai niente”, mettono in risalto attività recenti che non vogliono restare né essere aristocraticamente chiuse o rispettose di schemi che si ripetono stancamente, fisse in se stesse che poi trovano scarso riscontro nella realtà quotidiana, ma di iniziative che denotano creatività originale da contrapporre a verità sostenute da nostalgici che esistono tuttora e sono molti di più di quanto non si voglia credere. E’ per questo che, forse, volendo scegliere la via del rinnovamento, occorre metter da parte i comodi trionfalismi e studiare invece in che cosa consiste questo moto di rinnovamento, talora convulso, talaltro pigro, sempre faticoso, ma che comunque investe la nostra Comunità da alcuni anni a questa parte. Una Comunità che sia, dunque, comunità educante e si avvalga di spinte autenticamente democratiche e cioè non informate a tentativi mistificatori di pseudo -democrazia che purtroppo spesso affascinano e trascinano alcuni meno preparati, spesso attuati da chi con la democrazia non ha nulla da spartire. E’ evidente che ognuno è libero di attuare i mezzi che la propria sensibilità e la propria scienza consentono ma è anche vero che è giunto il momento di partire da un fondamento unico che sia interpretato in chiave di razionalità, con misura e con saggia scelta dei tempi. Se si vuole solo carpire il concreto avremo uditori passivi con tutti i fenomeni di rigetto che ciò comporta in quanto tutto quello che ne viene fuori sarebbe troppo lontano e diverso da quello in cui si vive, perché ci si possa sentire partecipi.

La riunione preparata per "Tribuna Galatea" con la valida presenza di personaggi responsabili della gestione della cosa pubblica e non, si è svolta per interessare non tanto sulla
percezione della inadeguatezza riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese, quanto intorno al bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze e competenze con onestà e modestia per promuovere ed organizzare la Città in termini di maggiore efficienza e qualità di servizi offerti ai cittadini.
Avere rapporti periodici, in questi ultimi tempi manchevoli, predisposti per comunicare rilevazioni, informazioni e valutazioni non sporadicamente ma con analisi il cui contenuto contempli le informazioni necessarie alla verifica sintetica del grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati, senza comunque tralasciare aspetti di efficienza e di efficacia in grado di influenzare l’attendibilità delle conclusioni evidenziate con dati effettivi e con riguardo sia alla gestione complessiva, che alla gestione dei singoli servizi , diventa sempre più necessario. Bisognerebbe pure porre mano per studiare il modo di far aumentare la qualità dell’ assemblea elettiva e della giunta, al fine di un corretto rapporto di dialogo e relazione tra organi.
Come? Con un successivo sforzo comune per adeguare Statuti e regolamenti, ormai superati, per evitare o attutire costrizioni e imposizioni di autorità operante secondo scopi non sempre corrispondenti al pubblico interesse.
Di fronte a questa ampia gamma di problemi, quale può essere la risposta giusta? Cercare prima di accettare, ciascuno con le proprie difficoltà, i problemi sul tappeto per mettere poi le diverse iniziative in condizione di normalità non potendo pretendere che tutto cambi immediatamente; costruire pure strutture che rilevino, a livello di scelte, il problema della cooperazione tra attori di tipo diverso; a livello progettuale e cognitivo poter considerare il concorso di saperi diversi, spesso molto distanti e non abituati a sviluppare insieme gli argomenti migliori, per una più riconoscibile gradazione delle progettazioni idonee a raggiungere l’effetto d’integrazione tra politiche diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio.
Le persone intervenute non hanno respinto le esigenze ed i segni dei tempi, ma hanno avvertito l’urgenza di rendere effettivo ogni messaggio che dalla discussione è nato per impostare i relativi problemi con coscienza e responsabilità e non certo con semplicismo; del resto se si crede che le infinite esigenze si possono risolvere con l’elusione o con il rinvio si dissipa tutto e, rimandando, alla fine, ogni cosa risulterebbe compromessa.

E’ stato diramato un invito di partecipazione, diretto ad ogni Associazione e Circolo di Galatone, per il giorno 10/11/2009, alle ore 19,00, presso la sala del Circolo Cittadino della nostra Città.
Poche parole per dire cosa è, o vuole essere, almeno nelle intenzioni di chi l’ha promosso, questo incontro, da dove viene e perché.
E’ vero che la risposta a queste domande non può che venire dalle cose che saranno dette, che ascolteremo dagli interventi dei singoli rappresentanti delle varie Associazioni e Circoli invitati ai quali va tutta la riconoscenza per la loro disponibilità, per la rilevanza dei contributi che si apprestano a rendere.
La idea della riunione nasce non tanto dalla percezione della inadeguatezza di una rappresentanza pubblica - inadeguatezza intendo riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese – quanto dal bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze in un mondo culturale che muta; come queste conoscenze vanno perseguite e, prima ancora, se e come vanno eventualmente ridefinite le diverse specificità; infine come si raccordano, si integrano con altre agenzie del sapere per avere la possibilità di produrre un quadro di riferimento unitario.
Il bisogno, come ho già avuto modo di sostenere, è quello di una più riconoscibile gradazione delle progettazioni per raggiungere l’effetto d’integrazione tra iniziative diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio. Si spera, infine, che non prevalga la frammentazione o, tra diversi attori, la collusione o la defezione ma un elevato livello di cooperazione tra gli attori orientato ai risultati efficaci necessari anche per orientare azioni istituzionali per l'indispensabile accesso ad alcune fonti di finanziamento che superino blocchi decisionali e rallentamenti burocratici.
Una elaborazione di regole del gioco cooperative per assumere una prospettiva abbastanza ampia, proporzionata alla natura dei problemi da trattare, con la predisposizione di risorse per le correzioni in corso d’opera, con il controllo degli impatti della propria azione, mediante valutazioni accurate, dividendone insieme le responsabilità.
Un modo, dunque, che può avere la parvenza di una sfida. Ma la sfida è a noi stessi, una reazione al nostro bisogno di capire, di integrare le conoscenze che possediamo, di liberarci di incertezze che, anziché diminuire, crescono nel tempo.

La trasmissione “Tribuna Galatea”, grazie soprattutto al servizio che presta MYBOXTV anche attraverso le svariate iniziative intraprese, è andata avanti, si è conclusa pure con l'assenza di qualcuno e, ciononostante, ha offerto, spero, lo spunto per riflettere su alcuni avvenimenti locali, grandi e piccoli, vicini e lontani, previsti e non prevedibili.
Si è voluto dare, come credo anche si potrà farà in seguito, un contributo per raccogliere informazioni, selezionarle, eventualmente controllarle, completarle, diffonderle anche attraverso altre agenzie di opinioni locali che puntano a valutazioni e commenti, per non limitare l’ analisi di alcuni avvenimenti a ristretti settori interessati che potrebbero dipendere da chi fornisce notizie e documentazioni non in modo e forma lineare e, spesso, solo sulle attività loro proprie.
Il minuscolo contributo marginale infine, ma sempre necessario, offerto da “Tribuna Galatea”, ha voluto mettere a disposizione dei cittadini che ascoltano un dibattito tra persone di buona volontà che ringrazio della partecipazione pronta e operosa, al contrario di chi ritiene o ha ritenuto di non dover partecipare alla trasmissione, neppure a farsi rappresentare, a non rispondere ad inviti scritti e sottoscritti che denotano comportamenti senza cortesia ed etichetta e che creano, per ciò stesso, effetti opposti alla buona pubblica immagine, che si pretenderebbe di avere o ancora di conservare, assieme alla incapacità di calarsi nei reciproci punti di vista, di vedere l'altro e di riconoscerne la possibili ragioni e di guardarsi per riconoscere il proprio possibile errore, istituendo così un meccanismo di reciprocità che è il prerequisito essenziale della convivenza. Peccato! Forse ci sarà una prossima volta.
Prende corpo sociale e schema procedurale la fase della promozione e costituzione di una “Fondazione di partecipazione” denominata “LA CITTA’ DEL GALATEO” che mediante l’elaborazione di strategie partecipate e condivise di sviluppo locale potrebbe sostenere
e promuovere la crescita della città di Galatone. In tale contesto rivestono particolare importanza la tutela, la conservazione e il miglioramento dell’ambiente e del paesaggio, nonché la valorizzazione della cultura, delle tradizioni e del saper fare locali.
Tra gli scopi anche quello di promuovere ed organizzare manifestazioni, convegni, incontri, procedendo alla pubblicazione dei relativi atti o documenti, ed ogni altra iniziativa idonea a favorire la realizzazione degli obiettivi individuati e favorendo i contatti tra la Fondazione stessa e gli operatori del settore e/o di altri soggetti ad altri settori direttamente o indirettamente connessi all’attività della Fondazione medesima.
Di fronte a questa ampia gamma di problemi, quale può essere la risposta giusta? Cercare prima di accettare ciascuno con le proprie difficoltà, i propri problemi per mettere le iniziative in condizione di normalità “provvisoria” in quanto non si può pretendere che tutto il mondo si adatti a noi; costruire pure strutture che mettano in condizione la Fondazione di reagire positivamente alle diverse svariate situazioni che si presenteranno e che potrebbero non essere favorevoli alle esigenze statutarie. Passare poi da una fase di rapporto con gli altri ad una fase di adattamento attivo alle realtà che sono davanti agli occhi di tutti. E’ evidente che la prima fase, difficile come ogni inizio, da protettiva deve poi diventare, con un impegno sempre più attivo, reattiva, con un agire strategico che implichi un quadro di riferimento unitario con altre associazioni; con una elaborazione di regole del gioco cooperative per assumere una prospettiva abbastanza ampia, proporzionata alla natura dei problemi da trattare, con la predisposizione di risorse per le correzioni in corso d’opera, con il controllo degli impatti della propria azione, mediante valutazioni accurate, dividendone insieme le responsabilità.
A livello di scelte c’è il problema della cooperazione tra attori di tipo diverso; a livello progettuale e cognitivo c’è il concorso di saperi diversi, spesso molto distanti e non abituati a sviluppare insieme gli argomenti migliori. Allora bisogna cercare di assumere questa problematica dicendo che l’integrazione tra realtà diverse deve essere cognitivamente esigente e che nel costruire i tanto desiderati quadri di riferimenti occorre muoversi sullo stretto sentiero tra miglioria del senso di orientamento delle strategie e rischi di caduta in nuovi equivoci pianificatori ex ante e dall’alto di cui non abbiamo certo bisogno: ma il bisogno è quello di una più riconoscibile gradazione delle progettazioni per raggiungere l’effetto d’integrazione tra politiche diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio. Si spera, infine, che non prevalga la frammentazione o, tra diversi attori, la collusione o la defezione ma un elevato livello di cooperazione tra gli attori orientato ai risultati efficaci necessari anche per orientare azioni istituzionali per l'indispensabile accesso ad alcune fonti di finanziamento che superino blocchi decisionali e rallentamenti burocratici.
Il conseguimento di questi diversi risultati ci attende, ben consci, che i contenuti culturali non siano da ordinare secondo uno schema sistematico e manualistico, ma siano finalizzati al rafforzamento di una comunità di fronte all'insorgere impetuoso dei problemi umani che caratterizzano questa fase del nostro vivere.

La prima idea del costituito Comitato è nata quale proposito de “Il Portavoce”n.45.
Nella successiva apposita riunione è apparso ben evidente, fin dal primo momento, l’opportunità di produrre un lavoro non individuale bensì a più voci, tale che possa offrire una sintesi generale delle vicende artistiche e culturali dell’area galatea, dall’età più antica ai tempi moderni. Esigenza quest’ultima, si presume, largamente sentita sia fra gli studiosi, sia negli ambienti in generale più vasti. Ben definito anche lo scopo principale; insieme con l’esigenza di superare i singoli personalismi, interni ed esterni, e al ruolo svolto di volta in volta da questo o quel centro maggiore o minore in relazione alle alterne vicende di questo paese, mettere insieme, con la stesura di un programma, dedicato alla storia, agli attori attuali artistici e non e al territorio, le singole espressioni e movimenti culturali per dare contributi di collaborazione a chiunque voglia accettarli.
L’aspetto e il fatto più appariscenti e più reali della nostra società, in ogni sua componente, è quello dell’abbandono- ormai quasi universalmente accaduto- di una cultura fondata su un’adesione anche fisica a schemi territoriali locali e l’insorgere di un nuovo tipo di cultura che va tentando di manifestarsi in forme, in modalità e contenuti del tutto nuovi, e, quel che più conta, va cercando i propri modelli nell’ambito di una “modernità” di carattere mondiale, modernità della quale appaiono, per ora come visibili, solo alcuni aspetti estremamente esteriori; ma proprio perché questi passaggi non assumano un carattere di drammaticità, ove l’analisi di essi debbono tener conto di un certo tipo di cultura locale, la funzione del Comitato o dei gruppi diventa quella di essere uno stimolo e formazione per cercare di rispondere a questa trasformazione con una adeguata promozione culturale, professionale, economica.
Queste esigenze creano una spirale di bisogni che moltiplicandosi possono provocare un senso di ingiustizia e un complesso di frustrazioni con tensioni, da quelle ideali a quelle concretamente pratiche, a quelle puramente utilitarie, che mantengono in essere una situazione di tendenziale nevrosi sociale e di continua contestazione a livello di ogni situazione e con qualunque mezzo utilizzabile. Di fronte a tutto ciò che potrebbe diventare fenomeno sociale insieme grandioso e fragile, stimolante e pericoloso, si tenterà di porre in atto suggerimenti di intervento di ogni genere: in particolare, per quanto ci riguarda, interventi culturali di ogni natura. Saranno queste premesse sufficienti per fornire poi strumenti di base per qualsiasi ulteriore ampliamento del quadro culturale finora noto e solo globalmente delineato? Hoc est in votis.

Se si eccettua il grande interesse per i lavori, la scoperta e gli studi iniziati nel luglio del 1981 sino al 1985 ed oltre per la “Grotta Cappuccini di Galatone”, scarse sono stati poi le iniziative per contribuire a diffondere la conoscenza della cultura preistorica e divulgare l’importanza dei reperti archeologici in essa ritrovati. L’idea di un libro ad opera del Club Cine Amatori “L’Occhio” e una conferenza dello scomparso Prof. Cremonesi sulla grotta suddetta, con relativa mostra fotografica nella sala della Pro loco, suscitò grande entusiasmo insieme con la speranza di sensibilizzare i concittadini sull’importanza della scoperta e con l’orgoglio di diffondere il nome di Galatone in campo nazionale ed internazionale.
Così non è stato ed oggi non restano che poche notizie e scarsi reperti archeologici che pongono la questione che è pur sempre quella di unire passato e presente e di conciliare il micro con il macro, mentre si trascurano, con eccessiva leggerezza, considerazioni di carattere sociale per rispondere, poi, ad istanze culturali nuove e alle sfide del nostro tempo.
Ora un progetto, “la Città del Galateo”, sta costituendosi per dar vita a proposte riguardanti una moderna biblioteca, un centro studi, un museo della storia e della civiltà galatea, con la speranza che gli interventi si possano basare su proposte organiche, coordinate e coerenti con gli scopi
da raggiungere, o dei diritti da tutelare, e per mettere in azione le nostre stesse intime forze, guidate ed orientate dall'esperienza di ciascuno di noi.
Non si dovrebbe escludere nemmeno un’azione per l’analisi e la elaborazione di dati e, per così dire, di “monitoraggio” tesa alla raccolta di conoscenze psicologiche, ambientali, socio culturali, prima di proporre e decidere;
conoscenze che entrino a strutturare e a formalizzare determinazioni che consentano anche di assumere forza rappresentativa per combattere ogni forma di autoritarismo o sordità di chi è al potere.
Una partecipazione reale, attiva e naturale all’esistenza di una collettività che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro; partecipazione naturale, cioè imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalle professioni, dall’ambiente per proporre uno studio di apprendimento, creare un confronto di idee, permettere ai tecnici di esprimere le proprie problematiche, illustrare i limiti e le possibilità della ricerca, promuovere, soprattutto, l’interesse per una formazione culturale, scientifica e, nel quadro di quanto è stato già fatto, tracciare le prospettive di sviluppo a livello territoriale nell’ottica che interessa di più queste attività che possono sembrare apparentemente lontane ma che, in realtà, sono più prossime di quanto si possa pensare.
Ho ricevuto, da circa trenta minuti, una nota di Fernando Maglio che con celerità pubblico, anche per anticipare, se lo si vorrà, un altro elemento di discussione sulla “Città del Galateo”, argomento di questa sera, proposto, opportunamente, dal PORTAVOCE Enrico Longo presso la sede della Pro Loco galatea.
Accorgersi, in questa stagione della cultura, come la funzione della conoscenza, in un mondo culturale che muta, va perseguita e come va eventualmente ridefinita la sua specificità, fa sempre piacere. Accorgersi, cioè, come ho avuto modo di scrivere da tempo, che noi siamo ambiente a noi stessi, che il nostro vissuto è ambiente rispetto al nostro modo attuale di percepire, di essere e di comunicare con gli altri.
Giuseppe D’Oria
Galatone, Città del Galateo?
Nulla quaestio, senza dimenticare il lavoro iniziato quaranta anni fa da un gruppo di grandi maestri delle scienze umanistiche e filosofiche:
Antonio Corsano, Mario Dal Prà, Francesco Tateo, Aldo Vallone, Nicola Vacca, Antonio Antonaci, Michele Paone, Donato Moro. Catecumeno era l’allora giovane Vittorio Zacchino, oggi ultimo figlio del Galateo.
Nelle Giornate Galateane del 18 e 19 novembre 1969 si inaugurò il monumento al Galateo e si avviò un lungo, fervido, eccellente studio delle opere del e sul Galateo, che, oggi, scientificamente, è più conosciuto nel mondo che nella sua città.
Si tratta di partire, al di là del logo, dal rispettoso, riconoscente, galateano comportamento per gli Autori del rilancio culturale del nostro insigne concittadino, che amava la sua città, ma si qualificava “Greco”.
Allora, una biblioteca, ben venga!
Un centro studi che sia di monitoraggio delle opere di e sul Galateo, ma, soprattutto, di riconoscimento e di valorizzazione del grande lavoro compiuto e da compiere, in Italia, dalle Università di Bari e di Foggia, da singoli, grandi Studiosi della Provincia di Lecce, dai Ricercatori di tutto il mondo, perché il Galateo è nato a Galatone, ma è universale.
Un’altra notazione.
Galateo è poligrafo.
Galateo per noi “galatei” è, altresì, decantatore di sette prodotti enogastronomici dal colore dello zafferano (saranno reperibili al forestiero?), ma. anche, sull’insegnamento di Antonio Costantini, è l’espressione di un civico periodo aureo dalla cultura, alla urbanistica, all’edilizia, all’architettura, alla agricoltura.
Io non sono immitis quia tolleravi, ma estimatore e seguace della fedeltà e dell’accoglienza, insegnate dal nostro.De Ferrariis.
Fernando Maglio