Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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lunedì, 02 novembre 2009

INCONTRO DEL 10/11/2009

CITTA

 

E’ stato diramato un invito di partecipazione, diretto ad ogni Associazione e Circolo di Galatone, per il giorno 10/11/2009, alle ore 19,00, presso la sala del Circolo Cittadino della nostra Città.

Poche parole per dire cosa è, o vuole essere, almeno nelle intenzioni di chi l’ha promosso, questo incontro, da dove viene e perché.

 E’ vero che la risposta a queste domande non può che venire dalle cose che saranno dette, che ascolteremo dagli interventi dei singoli rappresentanti delle varie Associazioni e Circoli invitati ai quali va tutta la riconoscenza per la loro disponibilità, per la rilevanza dei contributi che si apprestano a rendere.

La idea della riunione nasce non tanto dalla percezione della inadeguatezza di una rappresentanza pubblica - inadeguatezza intendo riferita alle istanze di orientamento poste da alcune vive esigenze a livello di esperienze generalizzate e purtroppo disattese – quanto dal bisogno di capire, soprattutto da parte di persone che già ampiamente si sono prodigate non senza difficoltà operative nelle iniziative validamente prodotte, la funzione delle varie conoscenze in un mondo culturale che muta; come queste conoscenze vanno perseguite e, prima ancora, se e come vanno eventualmente ridefinite le diverse specificità; infine come si raccordano, si integrano con altre agenzie del sapere per avere la possibilità di produrre un quadro di riferimento unitario.

 Il bisogno, come ho già avuto modo di sostenere, è quello di una più riconoscibile gradazione delle progettazioni per raggiungere l’effetto d’integrazione tra iniziative diverse ma tutte rilevanti per la qualità dello sviluppo del territorio. Si spera, infine, che non prevalga la frammentazione o, tra diversi attori, la collusione o la defezione ma un elevato livello di cooperazione tra gli attori orientato ai risultati efficaci necessari anche per orientare azioni istituzionali per l'indispensabile accesso ad alcune fonti di finanziamento che superino blocchi decisionali e rallentamenti burocratici.

Una elaborazione di regole del gioco cooperative per assumere una prospettiva abbastanza ampia, proporzionata alla natura dei problemi da trattare, con la predisposizione di risorse per le correzioni in corso d’opera, con il controllo degli impatti della propria azione, mediante valutazioni accurate, dividendone insieme le responsabilità.

Un modo, dunque, che può avere la parvenza di una sfida. Ma la sfida è a noi stessi, una reazione al nostro bisogno di capire, di integrare le conoscenze che possediamo, di liberarci di incertezze che, anziché diminuire, crescono nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì, 24 febbraio 2009

VOLONTA’ DI “RIFORME” ?

                                                                           

E’ opinione di molti costituzionalisti e uomini politici che vadano intraprese iniziative per rendere più coerente l’ordinamento dello Stato alla vita e all’azione delle persone nella comunità nazionale. Si dibatte sulle proposte di una “grande riforma” dalla quale dovrebbe nascere un nuovo Stato con nuove leggi elettorali, con nuove strutture di potere locale, con un diverso assetto del vertice. Ciò che, a spizzichi e bocconi, sta avvenendo in modo estemporaneo e non attraverso, invece, una qualche forma di seria organicità. E mentre un tempo si insisteva sul fatto che bisognava ridurre lo strapotere dei partiti che, tra l’altro, la Costituzione prende solo marginalmente in considerazione, oggi si discute, al contrario, su partiti che non hanno più un ruolo o che è assolutamente insignificante fino a considerarli un peso e un esiguo canale attraverso cui si esprime la volontà dei cittadini. In realtà, la voce dei cittadini potrebbe farsi sentire anche attraverso molte altre strutture associative come i sindacati, gli istituti culturali, le associazioni religiose, le formazioni spontanee per l’esercizio della democrazia diretta, per proporre leggi, per sollecitare referendum, ma anche tutto ciò è poco sentito e funziona sempre meno in modo incisivo. In una società resa complessa dal continuo succedersi di innovazioni, sta avvenendo, invece, che i gruppi si frantumano, si modificano, si ridispongono come un caleidoscopio, mentre si modificano antiche tradizioni. Sono coraggiose le iniziative di costituzione di nuovi "Movimenti”, o può sembrare che ancora i problemi della "politica", come organizzazione di una società complessa, stiano divenendo sempre più complicati da non essere più idonei ad accontentarci solamente con formule ad effetto? I risultati desiderabili potrebbero essere quelli di favorire una linea politica che tenda ad educare i "governanti" a non considerare lo Stato come loro proprio ma appartenente ai "governati" e che ribadisca che non c'è un solo modo per migliorare le cose, quello cioè di conquistare potere, ma soprattutto una nuova sensibilità umana ed uno spirito di sacrificio e di solidarietà necessari per conquistare la piena fiducia dei cittadini. Una nuova politica, perciò, che regoli gli antagonismi e che possa elevare al massimo le disponibilità di vita dell'individuo che deve avvenire in condizioni differenti da quelle che abbiamo visto nel passato e che persistono ove, senza discussioni, con poche idee, nella ignoranza di alcuni principi, intaccando anche la moralità, si continua a meditare poco senza approfondire le problematiche esistenti con la dovuta serietà.

Sta nuovamente tornando a galla una gerarchia con il disporsi scomposto di gruppi, che vede al posto più alto i titolari dei maggiori redditi, da profitto o da rendita, e al più basso i salariati senza beni di proprietà con una sempre viva stratificazione sociale. Dentro la propria comunità finiscono per sovrapporsi talvolta aggregazioni ancora più ristrette e magari “segrete” che sono vere e proprie strutture occulte di pressione per realizzare interessi di gruppi di “elite” a danno di parecchie “società spirituali”, che pure esistono, ove l’Istituzione, non potendosi identificare con le une senza rompere con le altre, trasforma la lotta delle credenze o opinioni in guerra politica. La società non è da concepirsi, dunque, come un universo statico, meccanicamente costituito, ma piuttosto come un tessuto fatto di infinite cellule, l’una legata all’altra, che va dall’aspetto più esteriore e banale fino ai valori più alti. Niente ci impedisce, allora, di prefigurare un nuovo modello di società, se non proprio perfetta, certo migliore della società di oggi, non solo auspicando un cambiamento delle persone che fanno la società, ma sicuramente cambiando le cosiddette “strutture” della stessa per poter sperare in forme migliori di condizioni fisiche, economiche, sociologiche, ambientali, politiche ma, soprattutto culturali e spirituali.

martedì, 13 gennaio 2009

NUOVA CULTURA

 

                                                

Ormai da tempo, a giudizio dei sociologi e di molti economisti, è avvenuto che si è abbandonata una cultura fondata su un’adesione  anche fisica a schemi territoriali regionali per l’insorgere di un nuovo modo di pensare che si manifesta in forme, modalità e contenuti del tutto diversi, e, ciò che più conta, va cercando i propri modelli nell’ambito di una “modernità” di carattere mondiale che, per ora, appare solo in alcuni aspetti estremamente esteriori. Questo tentativo di passaggio assume, però, un carattere di agitazione ove l’analisi di esso tenga conto del suo rapporto con la convivenza nel grandioso fenomeno di mobilità sociale che determina da una parte progressiva liberazione dalle rigidità legate ad antiche incrostazioni culturali e, dall’altra, pur nella persistenza di profonde differenze tra gruppi, una diffusa consapevolezza dell’inconsistenza dei miti, di mutamenti nei processi di promozione professionale e sociale a livello di singoli. Spesso ci si muove ignorando le difficoltà quotidiane per la ricerca della occupazione, per il superamento della crisi economica, per la conquista della sicurezza dalla paura quotidiana di non poter provvedere ai bisogni elementari della vita per sé e per i propri cari. Queste difficoltà che sono state conosciute, sperimentate e duramente sofferte dalla generazione che è oggi avanzata negli anni, ma che sono sostanzialmente ignote alle nuove generazioni, fa credere che la situazione di benessere sia, per così dire, “naturale” e che ciò che loro hanno sia dovuto, sia acquisito per sempre e che perciò sia loro diritto protestare e contestare per avere di più, per avere ciò che l’impazienza fa ritenere sia un bisogno elementare ma che, al contrario, diventa frutto di inquietudine del momento di sazietà che pure sta per scemare. Impazienza che diventa una delle cause nella esplosione della violenza e dell’illegalità senza accettare i “tempi tecnici” per superare le difficoltà, senza voler meditare sui mezzi e sulle vie per raggiungere ciò che sembra giusto ed indispensabile. Tale stato di cose, credo, accada per stimolo derivante da concetti di origine economico-sociale, con pochi modelli di cultura ufficiale ed una formazione, spesso negativa, che può venire da partiti, sindacati, da mezzi di comunicazione sociale, da vita associativa, da sollecitazione costante immessa dal mondo della produzione. E’ giunta l’ora di capire che la vitalità attuale si può liberare dal dolore, non nel senso individualistico di aggressione, del tutto personale, al contesto sociale, ma con una difesa degli interessi culturali, professionali e poi anche economici? E’ ormai impellente cominciare a pensare a forme di solidarietà, vera e non ipocrita, per sopperire anche a strutture dello Stato, che nate e costruite per mediare tra tensioni contrastanti, restano pure esse escluse dal processo di vita quotidiana; per dare ragione, in altri termini, ad una maggiore ma diversa carica di sviluppo individuale e collettivo.

sabato, 22 novembre 2008

" ZOOM " SU GALATONE

                                               

 

Cinque articoli di un solo foglio di “ZOOM”, uscito oggi per la prima volta, costituiscono l’inizio di informazioni da dare al cittadino di Galatone che da tempo, in forma scritta, ne è digiuno. Anche se il rapido sviluppo della tecnologia elettronica ha prodotto radicali trasformazioni nelle strutture e nei processi di comunicazione, ciononostante lo stimolo di un prodotto giornalistico, qualunque esso sia, che non ha peraltro interesse in settori economici, può rispettare gusti, trasformazioni di un pubblico anche vasto. Il nuovo foglio potrebbe rappresentare anche uno strumento di pressione, rispetto alla attuale situazione, per spronare a riflettere su alcuni fatti taciuti e frutto spesso di scelte inopinate ed interessate. Leggendo gli articoli di “ZOOM”, senza per questo voler creare aderenze alla linea politica redazionale, ai fini e ai valori del gruppo promotore, è da segnalare un’interazione tra diverse opinioni e gli eventi di atti amministrativi che riguardano ed interessano la cittadinanza la quale, conoscendo di più, non potrà essere manipolata, con minore possibilità  di alterare, deformare, occultare le notizie da chi potrebbe aspirare a quest’ultima finalità. Bello però sarebbe se tra le comunicazioni che si danno vi fosse pure l’opportunità di una guida delle opinioni, per rafforzare la comunicazione persuasoria per atteggiamenti e decisioni da modificare, rispetto ad un agire precedente, con relative e proprie conversioni. Il messaggio comunque c’è e, pur senza espediente grafico, di immagini,  denota una connotazione legata ad un ambito culturale e di conoscenza valido per evidenziare non rumore ma elementi delicati di alcuni momenti del processo comunicativo. Auguro che la sola pagina, quale primo numero, i titoli, le soluzioni grafiche, lo spazio occupato, siano tutti elementi che concorrano a suscitare l’attenzione del lettore e a definire i singoli contenuti offerti, evidenziandone il senso generale e le informazioni essenziali, suggerendo un significato, suscitando emozioni, aggiungendo commenti espliciti o impliciti.

giovedì, 30 ottobre 2008

PROSPETTIVE POLITICO-AMMINISTRATIVE

La prima trasmissione di “ Immitis quia toleravi ”, ad opera di myboxtv, nata per lanciare discussione su un nuovo ordine di problemi, ha posto l’interrogativo di come è mutata la gestione amministrativa, le esperienze, le professionalità, quell’insieme, cioè, di conoscenze, di qualità operative necessarie per una determinata attività in un sistema complesso, per rilevare quanto attualmente l’azione amministrativa, con la quale si assumono decisioni e scelte, sia frutto di un processo nel quale intervengono numerosi attori con una evoluzione non priva di incertezze e che ha molte luci ma anche tante ombre.

Di fronte a variegate e complicate situazioni politico-amministrative, non volendo accettare di abbandonare le situazioni nelle mani dei potenti di turno, con rassegnazione fatalistica, si è fatto riferimento alla necessità di mantenere vivo, perché attuale, il dibattito sulla democrazia e partecipazione, ritenendo che questi concetti non siano scontati quanto, al contrario, mortificati e sottomessi. Si è fatto riferimento anche alla necessità di requisire ogni spazio in cui sia possibile educare alla partecipazione democratica e fare esperienza di impegno soggettivo e di gruppo. Dalle domande pervenute in maniera interattiva, almeno sino a questo momento, si è avuta la sensazione che vi può essere una positiva prospettiva in grado di far sentire e di articolare la propria voce con una eventuale, auspicabile capacità della società civile di entrare nel discorso politico- amministrativo, sia pure in maniera differenziata,  per dare rappresentanza visibile alle proprie motivazioni. Ciò richiede, allora, che le Pubbliche Amministrazioni, oltre ai compiti tradizionali, sotto molti aspetti ormai superati, svolgano funzioni di mediazione e articolazione dei conflitti, di suggerimento di decisioni e facilitazioni dei processi negoziali, sappiano giocare l’importante ruolo di mettere in campo strategie di crescita della partecipazione, in modo particolare presso quei gruppi che, per posizione sociale, tendono a rimanere esclusi dalla gestione politico-amministrativa della comunità. Lo scopo, con la valida assistenza di tutti coloro che hanno buona volontà, dovrebbe essere quello di moltiplicare una educazione alla democrazia attraverso la democrazia, con un percorso che attraversi i problemi della società con la reale partecipazione e consapevolezza di tutti specialmente quando si può cogliere una degenerazione del potere che per la sua incontrollabilità si accompagna alla fatalistica convinzione della sua irrefrenabilità e invincibilità. Non si fa troppa fatica a rilevare proprio nelle maglie del potere, con la loro impenetrabilità, il terreno di coltura fertile per tutti quei poteri e sotto poteri occulti che determinano spesso la vita e il destino dei cittadini e riducono all’impotenza anche il potere politico. La vera degenerazione del potere politico non è mai nella politica in quanto tale, ma nella graduale spoliticizzazione del potere, con la conseguente spoliticizzazione dei cittadini. A chi esercita potere spetta quindi, oggi, un compito in più, ed è quello di imparare a comprendere la complessità del sistema senza avere la pretesa di ridurla, attrezzandosi al contrario, al fine di evitare che essa diventi l’alibi imbattibile della degenerazione del potere. Questo significa pure farsi “vigili” e responsabili di fronte agli interessi che ruotano intorno a un dato problema, cercando non solo una composizione ottimale del conflitto degli interessi, ma il riferimento essenziale ad una griglia di valori, attraverso cui far sempre filtrare le scelte e le decisioni.

martedì, 07 ottobre 2008

PILE SCARICHE

                                

Il sondaggio, captato qualche anno fa dalle antenne del Censis che disegnò un paesaggio sociale desolante, non conferma un mutamento in atto nella società italiana.  L'Italia, nelle parole del presidente Giuseppe De Rita era un Paese "con le pile scariche", deluso, depresso, che soffre di una generale mancanza di aspettative, piegato su se stesso e sfiduciato rispetto al miglioramento di prospettiva.

La caduta della speranza che si conferma anche con il collasso demografico, lo sradicamento della tradizione, la mancanza di una società umana ed aperta, potrebbero farci spiegare, in parte, la meteorologia del nuovo clima ancora incerto dove sono in atto i redditi che scendono, i prezzi che salgono, le minacce di guerra e di carestia, criminalità e disordine, banche che falliscono e una declinante fiducia nella capacità di chi governa, e persino nelle istituzioni degli Stati. In questo scenario uno tra i pericoli più grandi che incombe oggi su di noi è quello di smarrire il senso complessivo del vivere non riuscendo più a mantenere una visione chiara della differenza tra ciò che è possibile fare e ciò che è lecito fare. E’ ovvio che, se questo stato di cose risponde a verità, occorre cambiare strada soprattutto per i giovani i cui problemi riguardanti il loro avvenire e il loro inserimento nella società stanno per diventare drammatici. I cittadini maturi chiedono intanto una partecipazione diretta a tutto ciò che concerne loro, sentendo il bisogno di stimolare l’iniziativa, riconoscendo, però l’ordine di alcuni grandi problemi che ci stanno davanti. I governi rappresentativi si stanno trasformando in un gigantesco e confuso processo di contrattazione tra gruppi organizzati che lascia il cittadino nella condizione di sudditanza e non certo fiero della propria partecipazione, incapace ed impotente di difendere e sviluppare i principi in base ai quali si prendono le decisioni. Il linguaggio della politica deve cessare di guardare al vantaggio della vaghezza e dell’oscurità nella lotta per la conquista della popolarità, mentre fa mostra di stare dalla parte di tutti, sbarazzandosi di ogni impegno che diventa compromettente. Come l’Unione europea insiste a dire, occorre rifarsi alle buone pratiche soddisfacenti da più punti di vista. I conflitti sociali devono tradursi in negoziati e questo non deve rappresentare solo un compromesso di spartizione, ma apprendimento di preferenze migliori e abbandono delle cattive abitudini. Con risorse finanziarie sempre più incerte, in un quadro normativo di riferimenti confuso, a causa pure di un federalismo incompiuto, sicuramente non mancano i punti di riferimento culturali e istituzionali. Ma si tratta di calare il nuovo nel contesto specifico con un’azione solidale, che ritrova e rivela le sue radici, con una capacità nuova di dare e ricevere fiducia.

Pubblicato su Quotidiano di Puglia il 28/09/'08

venerdì, 03 ottobre 2008

PAURE PLANETARIE

                                                  

Un dato ineludibile che sta emergendo e che rappresenta un vero e proprio “pretium doloris”,  riguarda la costante crescita non del benessere ma delle paure planetarie che bisogna combattere. Per questo si è aperto un confronto, a Roma, tra premi Nobel, ricercatori e studiosi per il "World Social Summit". Tema  da studiare ed approfondire che nasce dalla sempre maggiore considerazione intorno alle paure nelle società contemporanee. Uno stato d’animo provocato "non solo dall'aumento dei rischi percepiti come minacce per gli individui" dal terrorismo alla sicurezza personale passando per le minacce ambientali, "ma soprattutto dalla crescita dell'incertezza con cui sempre più ampi strati di popolazione mondiale sono costrette a confrontarsi".

 Gli italiani che fanno sempre maggiore fatica a "sbarcare il lunario" vivono in un’ Italia che compie sempre più enormi sforzi per essere competitiva nel mondo, ove la ridotta produttività annaspa a  conquistare parte di mercato e riduce il prodotto che stenta a distribuire. E gli elementi che frenano la produttività, come i poteri occulti o meno di cui sono titolari tante categorie che bloccano l' evoluzione sociale,  i privilegi, le rendite, fanno sì che a subirne le conseguenze della mancata crescita e della crescente inflazione siano soprattutto le poche categorie che non hanno voce in capitolo e non sono protette. Le previsioni della Commissione europea e il nuovo indice dei prezzi dell’ Istat confermano queste situazioni preoccupanti.
Sia a destra che a sinistra la forza del capitale prevale suonando la stessa musica: “sicurezza”.  Ma tale sicurezza non riguarda il lavoro che, mancando, si trasforma in insicurezza sociale, ma altro non è che la sicurezza per il capitale. Il processo di accumulazione capitalistico che durante le sue fasi di sviluppo esclude strati di meno abbienti , ne rende precari altri e produce migliaia di diseredati che da un continente all’altro forniscono manodopera a basso prezzo e per tutti i tipi di lavoro, anche quello nero.

In questo processo non è difficile individuare anche la tendenza all’ aumento irrefrenabile della tecnica con la conseguente inevitabile riduzione progressiva della mano d’opera; la macchina elettronica offre alla società, ai gruppi, all’industria una occasione irripetibile di rivedere sistemi sbagliati e irrazionali, ma può anche portare allo sconvolgimento di tutti i valori acquisiti  con la tendenza a regredire verso epoche che ci illudevamo fossero del tutto scomparse.

La deregulation in atto del movimento dei capitali, rimuovendo gli ultimi, deboli, ostacoli agli investimenti esteri diretti a livello globale, potrà rendere tutti meno sovrani, svuotando progressivamente, di ogni controllo, l’economia mondiale. Ancora una volta, in soltanto apparente monotonia, tornano le parole formazione e cultura per scegliere se diventare forza motrice del prossimo futuro o coda di un mezzo che marcia veloce guidato dalle nuove forze e potenze economiche orientali con uno scenario che aprirebbe la strada a nuovi rapporti negli equilibri mondiali, e , nel contempo, con un Europa che non si sa ancora quale voce forte possa avere nelle decisioni di politica internazionale. Nel 2009 la presidenza a rotazione del Gruppo degli Otto, o G8, spetterà all’Italia. Sarà un impegno per interessi economici, politici ma, si spera, possa curarsi anche di aspetti sociali per suggerire una via che comprenda l' attenuazione della cappa di insicurezza.

 

 

martedì, 30 settembre 2008

FIRMATO PROTOCOLLO INTESA TRA VIMINALE E PICCOLI COMUNI

                                             

I sindaci possono prevenire e contrastare atti e comportamenti che non configurano, magari, ipotesi di reato, ma che comunque siano tali da creare disagio, problemi alla gente e favoriscano lo sfruttamento di esseri umani.

Incuria, degrado e decoro urbano –Comprende l’abbandono per terra di carte, di mozziconi, lattine, bottiglie e altri oggetti. Proprio per questo è necessario un incremento di cestini in giro per la città tra cui quelli spegni mozziconi. Sono sanzionate le deiezioni in luoghi pubblici e privati, come ad esempio portoni e strade; è vietato mantenere in stato di abbandono o degrado gli immobili e casolari che, occupati illegalmente, possono favorire fenomeni criminali quali lo spaccio di stupefacenti. .

Atti vandalici e deturpamento di edifici pubblici e privati – Graffiti o scritte sui muri e sugli edifici, danneggiamenti e atti vandalici su beni privati e pubblici, come ad esempio cabine, aree verdi, panchine, segnaletica, arredo urbano, veicoli, monumenti, impianti sportivi.

Tutti gli atti che deturpano la bellezza della città, poiché ne limitano il diritto al godimento di ogni altra persona, sono censurate e multate, aggiungendosi alle conseguenze penali già previste per questi comportamenti.

Atteggiamenti di violenza e comportamenti degenerativi – Colpisce il fenomeno del “bullismo” giovanile e che, inoltre, vieta tutti quei casi dove il comportamento di altri impedisca ad una o più persone di godere il diritto di serena convivenza civile. Fermo restando le eventuali conseguenze dal punto di vista penale, vengono vietati tutti gli atti e i comportamenti, anche dovuti all’abuso di alcool o stupefacenti, come alterchi, violenza, intimidazione e persecuzione nei confronti di altri e che manifestano un’aggressività di gruppo mediante azioni di vandalismo, di molestia o intralcio.

Accattonaggio molesto –Se è possibile chiedere l’elemosina, non sarà consentito farlo in modo molesto, in un modo cioè minaccioso e insistente, che impedisca l’accesso o l’utilizzo di aree e spazi pubblici. E’ vietato anche farlo utilizzando e strumentalizzando minori.

Bivacco – Chi improvvisa un bivacco fuori dalle aree attrezzate, oltre a generare condizioni di precarietà sotto il profilo igienico sanitario, può creare problemi all’utilizzo del territorio. Sono diverse le segnalazioni dei cittadini in alcune zone della città cui ora si può dare risposta. Dunque bivacchi nelle strade, nelle piazze e nei parcheggi possono essere vietati, anche se sono conseguenza di sosta di camper, roulotte e tende fuori dagli appositi spazi.

Schiamazzi e comportamenti degenerativi in pubblico – Anche in questo caso sono molte le richieste di intervento e le lamentele da parte dei cittadini dovuti a schiamazzi, assembramenti chiassosi, rumori molesti, dovuti anche a auto e moto, e a occupazioni improprie di sedi stradali. Questo sia che le situazioni nascano in via spontanea o in conseguenza di attività ludiche, economiche, commerciali e di circoli privati. Dunque sarà possibile aggregarsi ma non infastidire con urla e rumori ripetuti. Sono escluse le manifestazioni e gli eventi programmati che rappresentano forme di aggregazione sociale.

Prostituzione sulle strade – Clienti e prostitute vengono puniti in egual misura al fine di scoraggiare il più possibile la pratica della prostituzione e ridurre così la strumentalizzazione e lo sfruttamento di tante donne. In particolare nelle strade e nei punti di passaggio pubblico è vietato arrestarsi e contrattare con chi offre prestazioni sessuali. Lo stesso vale per le auto: non possono fermarsi nei pressi di una prostituta e nemmeno ospitarla a bordo.

 In una comunità che tende al miglioramento anche queste argomentazioni diventano utili per tentare di risolvere problemi che potrebbero rappresentare un messaggio per capire, consapevolmente, che il trattare gli altri come oggetti, destinati al nostro consumo e al nostro soddisfacimento, comporta libertà “assoluta” che taglia tutti i legami e che non rispetta le regole della civile convivenza.
E se l’Amministrazione comunale, il sindaco, cominciasse a realizzare, programmandoli, interventi idonei per prevenire, sanzionare ma, soprattutto, aprire un dialogo, sollecitandolo, sull’educazione sociale?

sabato, 20 settembre 2008

LA CITTA’ E' IN CRISI ?

                                              

La società  degli uomini, in un sistema di sistemi, in ogni periodo storico e in qualsiasi parte della superficie terrestre, è caratterizzata sempre in base alla struttura sociale che possiede, in relazione ai gruppi che la compongono, e alle istituzioni che dovrebbero regolarle e che i diversi gruppi accettano per la loro convivenza. Ma di continuo accadono cose che non corrispondono ai desideri o alle aspettative di alcuno. La democrazia, però, offre la possibilità di porre in essere qualsiasi riforma o cambiamento ragionevole a condizione che vi sia comprensione di principi non ancora sufficientemente sviluppati che, pertanto, bisogna promuovere. Diventa necessaria quindi far crescere l’idea di socializzazione per far entrare, ovunque senza veti, tutti coloro che sono nuovi, integrandosi con chi c’è già e non disdegna di offrire tutta la sua esperienza intellettuale, politica, economica, spirituale per il dovuto scambio fra culture. Occorre anche un sistema di comunicazione che permetta ai fatti di interesse collettivo di raggiungere l’intera comunità con mezzi che possano soddisfare questa funzione. Se allora gli strumenti locali dell’informazione non funzionano o non si vuole che funzionino, bisogna sopperirvi con una qualche forma di volontariato che renda questo servizio alla collettività, immaginando che un’ultima, disperata, assurda forma di comunicazione potrebbe, malauguratamente, essere rappresentata dalla violenza, l’aggressione fisica, come, peraltro, qualche volta è accaduto. Come ho già avuto modo di esprimere giovedì, 27 marzo 2008 in “La politica di questi giorni”,  tutto questo sta comportando il sorgere di apparati sempre

più distanti dall’uomo, che per realizzare in modo efficiente le proprie finalità di potere, tendono gradualmente e senza pudore, a ridurre le relazioni umane in rapporti tra oggetti, e a ridurre, fino a farli scomparire del tutto, gli spazi riservati alle comunità dialoganti. L’aspetto più pietoso di questo fatale processo è che ciò che è umano si sta traducendo in atti di ufficio le cui vittime diventano proprio i cittadini. Quali iniziative, in questo ingranaggio? Si potrebbe continuare a pensare e a ragionare, come peraltro si è iniziato a fare con “Lazarus”, a organizzare volontariato, ove diffondendo opinioni, senza tenere gli altri nell’ignoranza dei principi di queste opinioni, informazione per l’approfondimento di tematiche socio-politiche al di là delle superficiali o inesistenti valutazioni proposte dagli strumenti di comunicazione sociale, si possa raggiungere l’obiettivo di porre attenzione sugli aspetti più concreti dei modi di vita del nostro paese, mischiando le diverse conoscenze. Se ci riusciremo, al di fuori ed al di sopra di ogni altro interesse, sia pur legittimo, partitico, renderemo effettivo l’esercizio del potere pubblico e della sovranità in ciascun cittadino.