
La prima idea del costituito Comitato è nata quale proposito de “Il Portavoce”n.45.
Nella successiva apposita riunione è apparso ben evidente, fin dal primo momento, l’opportunità di produrre un lavoro non individuale bensì a più voci, tale che possa offrire una sintesi generale delle vicende artistiche e culturali dell’area galatea, dall’età più antica ai tempi moderni. Esigenza quest’ultima, si presume, largamente sentita sia fra gli studiosi, sia negli ambienti in generale più vasti. Ben definito anche lo scopo principale; insieme con l’esigenza di superare i singoli personalismi, interni ed esterni, e al ruolo svolto di volta in volta da questo o quel centro maggiore o minore in relazione alle alterne vicende di questo paese, mettere insieme, con la stesura di un programma, dedicato alla storia, agli attori attuali artistici e non e al territorio, le singole espressioni e movimenti culturali per dare contributi di collaborazione a chiunque voglia accettarli.
L’aspetto e il fatto più appariscenti e più reali della nostra società, in ogni sua componente, è quello dell’abbandono- ormai quasi universalmente accaduto- di una cultura fondata su un’adesione anche fisica a schemi territoriali locali e l’insorgere di un nuovo tipo di cultura che va tentando di manifestarsi in forme, in modalità e contenuti del tutto nuovi, e, quel che più conta, va cercando i propri modelli nell’ambito di una “modernità” di carattere mondiale, modernità della quale appaiono, per ora come visibili, solo alcuni aspetti estremamente esteriori; ma proprio perché questi passaggi non assumano un carattere di drammaticità, ove l’analisi di essi debbono tener conto di un certo tipo di cultura locale, la funzione del Comitato o dei gruppi diventa quella di essere uno stimolo e formazione per cercare di rispondere a questa trasformazione con una adeguata promozione culturale, professionale, economica.
Queste esigenze creano una spirale di bisogni che moltiplicandosi possono provocare un senso di ingiustizia e un complesso di frustrazioni con tensioni, da quelle ideali a quelle concretamente pratiche, a quelle puramente utilitarie, che mantengono in essere una situazione di tendenziale nevrosi sociale e di continua contestazione a livello di ogni situazione e con qualunque mezzo utilizzabile. Di fronte a tutto ciò che potrebbe diventare fenomeno sociale insieme grandioso e fragile, stimolante e pericoloso, si tenterà di porre in atto suggerimenti di intervento di ogni genere: in particolare, per quanto ci riguarda, interventi culturali di ogni natura. Saranno queste premesse sufficienti per fornire poi strumenti di base per qualsiasi ulteriore ampliamento del quadro culturale finora noto e solo globalmente delineato? Hoc est in votis.