La comunicazione di un ente locale è come un puzzle o, se si preferisce, come un mosaico: per essere apprezzata e per funzionare ha bisogno che tutte le tessere si incastrino alla perfezione.
La comunicazione, dunque, in uno scenario in continuo movimento dal punto di vista normativo e tecnologico, assume oggi varie forme che, nel futuro, saranno probabilmente destinate a scomporsi ulteriormente e a richiedere attenzioni e professionalità sempre più raffinate. E’ sufficiente allora un nuovo servizio pubblico che permette al cittadino di osservare le discussioni e seguire le decisioni che l’organo rappresentativo delibera? E’ sicuramente un segnale della necessità dell’ente locale di informare e di avere un’immagine riconoscibile, forte e credibile all’esterno, ma questa necessità potrebbe fare affidamento su una gamma più ampia di strumenti; dalla pubblicità alle relazioni pubbliche, alla rete di rapporti sociali sul territorio. La comunicazione istituzionale vede spesso protagonisti tutti coloro i quali hanno compiti di governo nell’ente locale: in primo luogo il sindaco (o il presidente della Provincia, della Regione e così via), per proseguire con gli assessori, i consiglieri e, per analogia, tutta la macchina amministrativa e, al suo interno, in particolar modo i dirigenti. In altre parole la comunicazione istituzionale coinvolge, in maniera crescente, i livelli di governo e di gestione di un ente, in una escalation che, all’esterno, deve essere vissuta come un’identificazione tra chi “comunica” e l’istituzione che rappresenta. Ancora – e solo per limitarsi all’esempio più vicino alla gente – il sindaco che parla deve essere identificato da chi lo ascolta con il Comune che governa. Nel suo ruolo istituzionale quindi – essere cioè il primo cittadino di tutta la collettività amministrata e non della sola parte che lo ha votato – il sindaco deve rappresentare l’istituzione. Quando parla il sindaco deve parlare il Comune e la sua comunicazione istituzionale non può e non deve, quindi, confondersi mai con la comunicazione politica. Per dare voce alle istituzioni, si può fare ricorso alle forme più classiche e tradizionali dell’informazione. L’immagine di un ente locale deve molto del suo successo all’incisività e all’efficacia con la quale riesce a raggiungere i mezzi di informazione. Un compito tanto più semplice e agevole, quanto più è organizzata la struttura impegnata nella diffusione dei messaggi istituzionali dell’amministrazione: dall’addetto stampa all’ufficio stampa, dalla rete civica all’URP, per finire con le nuove frontiere della telematica, internet in testa. Ma non basta. La comunicazione e “ l’operazione trasparenza” passano anche attraverso mille altre forme. Elencarle tutte sarebbe esercizio complesso e rischierebbe di non essere esaustivo. Tanto vale, dunque, richiamare alcune immagine classiche. Comunicazione istituzionale, ad esempio, è quella che si intrattiene nei rapporti con altri enti pubblici, soggetti economici e altre “forze” presenti nel territorio, attraverso una rete capillare di relazioni esterne, spesso “gestite” da professionisti in questo settore. Comunicazione istituzionale è anche l’allestimento di mostre o la presenza negli stand fieristici in cui viene promossa l’immagine dell’ente locale, l’organizzazione di momenti pubblici di incontro, dai convegni ai seminari, dagli incontri nelle scuole alle visite guidate all’interno dell’amministrazione, dalle tavole rotonde con i mass media alle celebrazioni ufficiali, l’attività editoriale in proprio e la produzione di audiovisivi, le borse di studio bandite dall’ente e i percorsi formativi rivolti ai più giovani. Si potrebbe dire, insomma, che per raggiungere l’obiettivo della comunicazione e, quindi, della partecipazione della collettività alla vita amministrativa, tutti gli strumenti sono buoni. Siamo arrivati a garantire tutto questo?