
Con progetti, fondi e obiettivi
Per approfondimenti su Ecvet consultare il sito dell’Unione Europea:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2008:111:0001:0007:IT:PDF
Da questa impostazione sembra possano derivare le due concezioni estreme del mondo moderno: quella che trasforma la tecnica nel più grande strumento di liberazione dell’uomo dalle sue necessità elementari e quella che vede, nella tecnica, nella specializzazione, lo strumento della perdita della propria interiorità. Il mondo si trasforma e si rinnova se l’uomo si inserisce in esso come forza intelligente e creativa, compenetrando del pensiero l’azione, impegnandosi nella collaborazione. E l’impegno umano, per essere razionale, quindi produttivo, richiede di essere illuminato e guidato dalla scienza, disciplinato dalla tecnica, reso creativo dall’arte. Ma sappiamo anche che un sistema di relazioni è entrato in crisi ed obbliga a ripensare il nostro modo di collocarci nel mondo della vita. Pertanto il modo di progettare per attivare le condizioni idonee a garantire equilibri plausibili e durevoli, pure va cambiato con un trattamento a più mani, in un gioco di rimandi e di verifiche, in un incrociarsi e combinarsi di ottiche molteplici attraverso cui la conoscenza diviene cultura per trarre vantaggio in termini di chiarezza, di arricchimento, di identità che debbono entrare nella dialettica dei confronti. Pure perché i termini nei quali la politica viene pensata, in tutti i Paesi occidentali, provengono da tradizioni particolari, ma vi si ritrovano le medesime dottrine e i medesimi complessi ideologici, anche se i casi e i fondamenti filosofici non sono gli stessi; ma adesso sembra che nella gerarchia del prestigio, molto meno che in quella del denaro, non siamo più rivoluzionari per poter correggere, se necessario, un apparato che potremmo definire “ neo-sistema tecnico”. Viviamo in un certo tipo di società e niente ci impedisce di prefigurare un nuovo modello migliore rispetto all’attuale, ma ciò dice pure che non si cambia solo con nuove strutture, quanto piuttosto cambiando le relazioni interpersonali con il criterio ultimo del “bene comune” da intendersi, tuttavia, non in modo statico ed empirico ma in forma dinamica, e cioè come l’insieme di tutte quelle condizioni che assicurano il massimo sviluppo possibile della personalità di tutti i cittadini.