Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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giovedì, 23 ottobre 2008

SCUOLE OCCUPATE

                                                  

“Sono una mamma indignata, nonchè insegnante preoccupata, che vorrebbe dire la sua in merito all’”autogestione” (come amano definirla i ragazzi) che si sta svolgendo al Liceo Classico Europeo nell’assoluta indifferenza del corpo docente e del dirigente scolastico.
Da più di dieci giorni i ragazzi dell’Istituto hanno occupato le aule impedendo il normale svolgimento delle lezioni e nessun provvedimento disciplinare è stato preso nei loro confronti.
Ma la cosa ancora più sconvolgente e che questi ragazzi, assenti per le attività didattiche curriculari, si presentino tranquillamente a mensa per consumare i pasti che l’istituto mette loro a disposizione.
Non solo, quella sparutissima minoranza che non ha voluto aderire a questa forma estrema di protesta nel migliore dei casi viene derisa e ricattata.
Non voglio entrare nel merito delle motivazioni, sicuramente valide, perchè la modalità con la quale queste motivazioni sono portate avanti, escludendo il dialogo ‘con” e il rispetto “verso” gli altri, le vanifica completamente.
Mi trovo davvero in difficoltà, come mamma, a spiegare a mia figlia, che per sua volontà si è voluta dissociare da questa assurda protesta, cosa è bene e cosa no.
E come insegnante rimango davvero impressionata da questo ribaltamento di valori del quale la stessa istituzione scolastica, rimanendo a guardare, avvalora generando solo un clima di confusione, altro che dialogo educativo”.

Fin qui una lettera di una madre di studentessa del Liceo del Convitto "Cutelli" di Catania.

Ignorare o fingere di ignorare l’esistenza di realtà socialmente fluide può condurre a tentare di spiegare alcune tensioni interne di una parte di società solo in termini di indocilità, negligenza, maleducazione oppure in termini che per sé descrivono solo una parte di fenomeni di una realtà assai complessa, nella comprensione della quale risiede il vero problema, oggi della scuola?

Qui si può vedere un riferimento alla necessità di organizzare uno scambio umano che è anche fine di ogni aggregato sociale, e far beneficiare ogni membro dello scambio stesso, in termini di solidarietà, inclusione nel gruppo, azione collettiva, proposta di fini contro una parte dello Stato che forse capirà, ma lo sta già capendo, che la risposta al mondo della scuola non si può dare sbrigativamente né con decreti che, al momento della discussione in aula parlamentare, si traducono in voti di fiducia al Governo senza altri confronti, né tanto meno con la polizia che dovrebbe soffocare le manifestazioni con intimidazioni che inasprirebbero lo stato delle cose. La protesta di questi giorni è anche protesta politica contro il Governo che comincia a tagliare fondi  consistenti a cominciare dalla scuola senza una preventiva, accurata analisi di programmazione di attuazione di una più equa distribuzione del reddito nazionale.

mercoledì, 08 ottobre 2008

DECRETO GELMINI

                                             

Dopo le rituali proteste, la camera ha approvato il decreto Gelmini che ha connotato l’inizio del nuovo anno scolastico generando inevitabilmente reazioni anche accalorateed attende ora l’approvazione da parte del senato. Come accadde per la sinistra tra il 2002 e il 2006, purtroppo per la scuola, comincia un’altra battaglia politica contro il governo, e come sempre accade si bocciano le iniziative del ministro di turno e della maggioranza, tempestando le famiglie con ogni notizia strumentalizzando tutto e tutti per comunicare ai cittadini il proprio punto di vista. La scuola, si dice è come l’Alitalia, un carrozzone che va verso il fallimento se non si interviene subito e radicalmente. Ma un buon presupposto, tra le tante raffiche di mitra sparati sulla scuola, è stata la Legge 15 marzo 1997 n. 59, pubblicata nella G.U. n.63 del 17 marzo 1997 che, con la esigenza della riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa, venne conferita delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, con all’art. 21 della stessa legge, una  nuova disciplina per la scuola; si rinviava ad una successiva delega al governo perchè emanasse un decreto legislativo di riforma degli organi collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e periferico che tenesse conto della specificità del settore scolastico, valorizzando l'autonomo apporto delle diverse componenti e delle minoranze linguistiche riconosciute, nonchè delle specifiche professionalità e competenze, nel rispetto dei seguenti criteri:

a) armonizzazione della composizione, dell'organizzazione e delle funzioni dei nuovi organi con le competenze dell'amministrazione centrale e periferica come ridefinita a norma degli articoli 12 e 13 nonchè con quelle delle istituzioni scolastiche autonome;

b) razionalizzazione degli organi a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera p);

c) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali, secondo quanto previsto dall'articolo 12, comma 1, lettera g);

d) valorizzazione del collegamento con le comunità locali a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera i);

e) attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 59 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nella salvaguardia del principio della libertà di insegnamento.

La scuola veniva riconsiderata alla pari di ogni attività amministrativa- burocratica e, come spesso avviene, ognuno restò sconcertato e nessuno pensò seriamente e concretamente a supporti più significativi nel processo di insegnamento e di apprendimento. Le programmazioni di ogni consiglio di classe, sulle linee generali della più ampia programmazione concordata dal collegio dei docenti e dal comitato scuola-famiglia per la comunità scolastica, continuò ad osservare molto superficialmente la realtà socio-economica dell’ambiente, i criteri metodologici da seguire e gli aspetti pedagogici dell’azione educativa,  affiancata, ma molto in superficie, dalla psicologia. Ora i conti non tornano, la coperta è corta, pur avendo dichiarato il ministro che “ la scuola non è assimilabile ad un qualunque capitolo di bilancio”, purtroppo, la politica del buon senso e delle soluzioni condivise non sono più attivabili.” Alea iacta est”. Il dado è tratto. La via utilizzata: pessima, con decreto legge prima, e voto di fiducia poi. Ascolto, condivisione, collaborazione. Parole vuote di significato ormai !