I due problemi esistenti potrebbero, apparentemente, non sembrare connessi ma se si guarda, al contrario, ai compiti ed agli obblighi dell’ente locale, si rileva che alla base delle due questioni vi è un dato comune: la mancanza della tutela del territorio, dei beni demaniali e patrimoniali e la relativa gestione a cui si provvede mediante gli strumenti di programmazione urbanistica, la disciplina relativa alla loro attuazione, la realizzazione delle infrastrutture utilizzabili dalla popolazione, gli interventi e l’attività per la tutela dell’ambiente, la dotazione dei servizi. Non accorgersi che da tempo vi è stata la realizzazione, in alcune zone artigiane, di allestimento di discarica, ricorda molto da vicino il reato di costruzione abusiva, che è permanente fino all’ultimazione dell’opera, e non importa se l’apprestamento dell’area consista in una organizzazione articolata o rudimentale. Ancor peggio se si pensa alle funzioni dei comuni relative alle attività sportive i cui riferimenti, tantissimi, si possono trovare nelle leggi, ma anche negli statuti, nei regolamenti per l’uso degli impianti e nelle convenzioni per la fruibilità delle strutture. Ora un convinto carattere programmatico di attività politico – amministrativa sensato, una coordinazione e cooperazione tra uffici comunali, preposti al controllo e alla vigilanza del proprio territorio e dei relativi beni, sarebbero da ritenere indispensabili per rispondere efficacemente alle esigenze di una gestione quanto meno di sufficiente qualità dei servizi pubblici e per correggere gli squilibri esistenti nella qualità della vita che dovrebbero essere superati rendendo omogenee le condizioni in tutte le parti del territorio; ma sembra che qui, dalle parti nostre, l’attuazione di alcuni importanti compiti istituzionali comporti difficoltà insuperabili, o inerzie colpevoli, nel rendere possibili procedure di ordine e di riordino territoriale secondo le leggi generali della Repubblica che fissano i principi nell’ambito dei quali Comuni e Province esercitano, o dovrebbero esercitare, le proprie funzioni. La consapevolezza delle responsabilità dovrebbe dare vita ad un nuovo esercizio di democrazia che pure nel passato, attraverso il privilegio di costruire Statuti e i regolamenti, si è concretato in una prima testimonianza della funzione positiva che la partecipazione popolare ha potuto esercitare, attuando con convinzione gli istituti previsti nel rapporto nuovo con i cittadini. Acqua passata? Purtroppo sì con organi e azioni amministrative che, “mala tempora currunt”, hanno assunto sempre più disegni diversi da quelli tracciati dallo Statuto eludendo, così, impegni e responsabilità.