Giuseppe D'Oria

NON HA MOLTA IMPORTANZA CHI PARLA O CHI SCRIVE, SE TUTTI LO POSSIAMO SMASCHERARE."I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO AL LORO ATTIVO UN GRAN BENE, MA IL VOLUME DEL MALE CHE HANNO ROVESCIATO SULLE VARIE COMUNITA' UMANE DEVE ANCORA ESSERE PESATO".

Chi sono

Utente: giusedoria
Nome: GIUSEPPE D'ORIA
Ho insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti superiori e sono andato in pensione nel 2003 con più di trentacinque anni di servizio, compresi i quattro universitari. Non ho voluto rimanere sino al quarantesimo anno, sia per non trovarmi nella condizione di essere sbattuto fuori, sia per portare dentro di me il conforto di aver avuto la forza di lasciare la scena quando essa era ancora illuminata. Ora non guardo più il mondo con occhi vergini. Lo vedo inquadrato in una immensa varietà di costumi, istituzioni, modi pensare che mi spingono a rivisitare la storia del mio adattamento ai modelli e agli esempi offerti dalla tradizione della comunità in cui vivo. Anche per questo, ragionando e scrivendo, mi sforzo di analizzare fatti importanti che complicano la nostra vita. Se trovate nelle note qualche ostentazione di erudizione, lapidatemi. Oppure ditemi, ciò che potrebbe farmi anche più dispiacere, che sono diventato vecchio. Faccio il possibile perchè non me lo diciate e perchè facciate buon viso a quanto esprimo.

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giovedì, 26 marzo 2009

ECONOMISTA MONCO

                                     

Il presidente americano Harry Truman usava dire che il sogno della sua vita era quello di avere come consigliere un “economista monco”. Voleva dire che gli economisti che conosceva non gli davano mai una risposta chiara. Se si chiedeva, ad esempio, come il Governo doveva controllare i prezzi degli affitti delle case, questi rispondevano: “ da una parte (in inglese on the one hand, “da una mano”) i controlli sugli affitti sono utili per le ragioni A, B, C; dall’altra parte (on the other hand, “dall’altra mano”) sono dannosi per le ragioni D, E, F.  Allora, ragionava bonariamente Truman, se io domandassi qualche cosa a un economista senza un braccio, questo non potrebbe più dire: “ da una mano” e “dall’altra mano”.

Oggi Obama, moderno presidente, sostiene: “ So benissimo che l’America ha le sue responsabilità per il caos in cui ci dibattiamo: Ma so anche che la scelta non è tra un capitalismo caotico e spietato, da un lato, e un’economia statale oppressiva, dall’altro. Questa è una falsa alternativa che non produrrà alcun beneficio per il nostro Paese, né per gli altri”.

La moderna moneta cartacea, supplisce ai limiti della moneta merce ma richiede o no un quadro istituzionale, un sistema monetario, entro cui si dettano le regole del gioco? Dovrebbe essere l’Ordinamento che stabilisce i tipi di moneta ammessi a circolare in un paese in base a precise normative e a opportuni controlli, normalmente uniformati al criterio di interesse generale di funzionamento del sistema economico, oppure no? Lo Stato si pone o no quindi il problema di far osservare tali regole correlate a sistemi monetari che dovrebbero corrispondere al grado di sviluppo dei sistemi politici e del sistema bancario?

Dal 1° al 22 luglio 1944, a Bretton Woods, cittadina del New Hampshire a nord di New York e Boston, le teste economiche di 44 paesi alleati programmarono il software che avrebbe condotto i Paesi occidentali all’attuale stato di benessere. Dall’accordo su semplici principi economici e finanziari, ma importanti, vennero gettati i semi da cui nacquero due istituzioni il Fondo monetario internazionale e un sistema monetario mondiale defunto ormai da tempo. Ed oggi? Il nostro moderno sistema è, purtroppo, poggiato su espedienti, diventati ormai generali, che consiste nell’ipotecare il futuro e “di sperare che le generazioni prossime pagheranno i fardelli cui li hanno obbligati i loro antenati” con un debito pubblico, passato e presente, che come un debito privato, aumenta senza soste, diventando una ricetta pericolosa  che sta oltrepassando i limiti della sopportabilità sociale.